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Premessa Durante gli anni del Liceo scientifico, fra una derivata ed un integrale, iniziai per altri aspetti, con il Professore di Storia e Filosofia ed alcuni compagni di classe, una discussione sul Medio Evo. Augusto Sainati, Professore di medievalistica all’Università di Pisa, dopo averci spiegato che tutto il Mondo odierno è figlio di questo particolare e fondamentale periodo storico, oltre a farmelo rivalutare, m’ispirò complessivamente la passione per la storia, anzi per la Storia. Curiosamente condividevo con lui anche il gusto delle sigarette Nazionali e la strategia di gioco del Pisa F.C. in quegli anni in un’onesta serie C e basta. Il Caro Professore siede ora all’Oriente Eterno, io non fumo più, il Pisa FC è fallito e sostituito da un’altra società; il mio amore per la storia rimane. In questi ultimi mesi, mi è ritornato in mente uno degli argomenti trattati al tempo del Liceo con questo mio Professore, molto temuto ma molto apprezzato ed oggi più che mai rimpianto: I Templari ed il loro mitico abbigliamento, distinto da una Croce. Devo premettere che qui il terreno è molto scivoloso, in quanto i documenti storici disponibili sono assai pochi, talora contraddittori ed una gran confusione è sorta specie in secoli recenti quando varie riletture del mito dei Cavalieri del Tempio è stato strumentalizzato in vari modi per spiegare tesi anche spesso contrastanti o contraddittorie. Fonti La mia esposizione si basa innanzi tutto su tre fonti, più un vecchio articolo di un F.: quanto ho potuto raccoglier durante un corso semestrale di Medievalistica dell’Università di Pisa su “Ordini Monastico Cavallereschi”. Tale corso è svolto su base delle dispense universitarie dei docenti e sulla Raccomandazione alla consultazione di due libri di storici dell’argomento: - Peter Partner: I Templari - Alain Demurger: Vita e morte dell’Ordine dei Templari Queste due testi poi ne rimandano ad una serie ancor più ampia, ma per il livello al quale ambisco e per la sorprendente conclusione cui di solito si perviene su quest’argomento, non ho ritenuto di andare oltre, anche se credo molto che la Storia Templare deve essere ancora scritta e ciò sarà forse possibile a due condizioni: A) Che il Vaticano apra tutti ma proprio tutti i suoi archivi agli storici. B) Che Google, il noto motore di ricerca americano, come ha programmato, possa copiare su formato informatico tutto lo scibile scritto. Questo fra l’altro consentirebbe forse di (ri)ottenere la lettura di documenti che nel corso della storia si presume siano andati perduti o dispersi, magari mal riposti in raccolte errate, dopo precedenti consultazioni. O celati…. Cito uno dei casi più clamorosi: il ritrovamento della famosa Pergamena di Quinon che la Dott.ssa Frale ritrovò in una raccolta incongrua, nel 1998, durante una sua ricerca storica nella Biblioteca Vaticana. Si tratta sostanzialmente del documento che redige la storia di un processo ai Templari, parallelo a quello del Re di Francia Filippo IV il Bello, voluto dal Papa Clemente V (l’ex Cardinale Bretrand de Got, francese, colui che instaurò il “papato avignonese, - 1304-1377). In esso si trova la cronaca di tre Cardinali Plenipotenziari, nominati dal Papa, che processano ed assolvono i Templari da tutti i delitti loro imputati dal Re Filippo il Bello; si ridisegna così un pezzo di storia. Un vecchio articolo ripreso da una rivista Massonica. Una lunga ricognizione sul web in Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Inghilterra, Olanda. Mancano purtroppo altri paesi quali, Germania, Brasile e Messico. Non conosco il tedesco, quanto a Messico e Brasile, non ho trovato molto, ma sono sicuro che in quei paesi ci sono informazioni interessanti.
Vittorio: Vittorio Vanni di Firenze non credo sia necessario questo Fratello, stimato, apprezzato, unico
Comunque per onestà culturale e scarso senso del mistero, (il mio non è un racconto giallo), espongo la mia tesi e contemporaneamente salto alle conclusioni. Tesi e Conclusione Non esiste univocità nella foggia della croce templare. Quei Cavalieri ne usarono diverse, nel tempo. Forse una è quella più usata e con un poco di campanilismo, la cito: quella che ho potuto vedere con commozione, anni fa, a 50 metri da casa mia.  Croci che si trovano nella chiesa di San Sepolcro a Pisa ed in molte altre chiese pisane (confr. www.stilepisano.it) Questa croce è detta anche “croce armena”per le sue antichissime origini che risalgono a molto prima del mille dalle regioni armene, fu presa come simbolo dalle forze templari che lasciarono il segno del loro passaggio in tante chiese e edifici pisani. Questa è la mia convinzione, scritta sull’acqua; ultima arrivata, altrettanto come classifica di valore. La mia esposizione, quella di un semplice ingegnere e metalmeccanico é stata fatta con un profondo sentimento d’apprezzamento e di gratitudine verso quegli Uomini che rappresentavano in sé tutte le Categorie sociali del Medio Evo e che con una regola veramente feroce verso se stessi si dedicarono al benessere e progresso dell’umanità con una chiara e consapevole rinuncia della loro persona. In questo senso la vera foggia della croce, passa in secondo piano. Inciso socio storico Prima di proseguire, rammento che la Regola monastica seguita dai Templari: quella di San Bernardo che si richiamava alla regola base di San Benedetto: “Ora et Labora”, prega e lavora. A questo punto occorre ricordare quale era la struttura sociale del Medio Evo elaborata da Adalberone vescovo di Laon (947 ca. - Laon 1030 ca.) nel “Carmen ad Robertum regem”.Era qui teorizzato che tutti gli individui erano divisi in tre Categorie: - Quella di coloro che Pregano e quindi tutta la Gerarchia Ecclesiale e Clericale.
- Quella di coloro che Combattono e quindi che Comandano/Amministrano
- Quella di coloro che Lavorano e quindi le grandi masse degli Artigiani e dei Contadini o servi della gleba.
I Templari che erano Cavalieri e Monaci, attraverso la regola benedettina, Ora et Labora riunivano mirabilmente in sé sé tutte e tre le categorie sociali del Periodo Storico, destando fin dall’inizio, gran curiosità, attenzione, interesse. Breve cronistoria, e croci probabili Io credo che la storia dei Poveri Cavalieri di Cristo abbia origine assai prima della Prima Crociata, ipotizzo dopo la strutturazione dell’Ordine Cistercense. La zona d’Origine é quella francese dello Champagne, baricentro, ora e nel Medio Evo dell’Europa e della Proto-Europa. Da quelle parti nell’”arma” dei conti di Champagne campeggiava la croce nera di Lorena dal disegno latino e connotata da un’ulteriore barra trasversale (a ricordo dell’iscrizione con cui si spiegava il motivo della condanna a morte mediante crocifissione di Gesù Nazareno: I.N.R.I ovvero Iesus Nazarenus Rex Iudeorum). Non credo che tale croce sia mai stata adottata dai Cavalieri del tempio; forse la conobbe a titolo personale Hugues de Payns primo Maestro dell’ordine, morto il 24 maggio 1136/1137, imparentato con i conti di Champagne; ma non la usò mai, né quella n’altra. La croce venne in uso, anni dopo la data dai più ricordata, come quella della fondazione dell’ordine e fatta risalire al 1118-1120. Dopo l’approvazione della Regola dell’Ordine, (quella di San Bernardo) nel 1128, concilio di Troyes, il Papa pisano, Eugenio III, nel 1147 concesse l’uso della croce che, però, pare fosse già in uso dal 1139. Taluno afferma che fosse tal quale quella crociata, rossa a pianta latina. Ho qualche dubbio. Cito, perché con lui mi trovo in accordo il F.: Alessandro Mola in un suo articolo di qualche anno fa: 
La CROCE PATENTE Questa “patente ” fu concessa ai Templari dal Papa Eugenio III allorché un forte contingente di Templari, dalle Capitanerie di Spagna e di Francia fu mandato in aiuto a Luigi VII sotto la guida d’Everardo di Barres Maestro di Parigi, con decisione presa nel capitolo del 27 Aprile 1147. Quest’episodio segnerà l’identificazione dei Templari con i Cavalieri crociati. La croce dei Templari é lineare, rappresenta quella della passione di Cristo, nella forma classica le punte si allargano a calice e terminano con bordo superiore dritto, molto più raramente il bordo diritto assume un aspetto concavo lievemente biforcuto. Alcuni frettolosi usano al posto della convessità curvilinea due segmenti che accentuano l’idea della biforcazione e la fanno rassomigliare vagamente alla Croce di Malta, con cui invece non va confusa. Dico questo perché molto spesso persone poco attente, anche studiosi stessi, scambiano la croce di Malta, dei cavalieri di S. Giovanni o degli Ospitalieri, per croce templare. La croce degli Ospitalieri é innanzi tutto “greca”, cioè le braccia hanno la stessa lunghezza, inoltre le sue punte sono forzatamente biforcute, al punto che in alcune stilizzazioni su stemmi e bandiere essa é rappresentata da quattro triangoli uniti per la punta e con le basi esterne biforcute o stellate concave. Le otto punte della croce degli Ospitalieri simboleggiano le otto beatitudini, si tratta cioè di una croce di meditazione. La semplice linearità della croce templare simboleggia, come detto la passione di Cristo, é una croce di spalla d’origine celtica la ritroviamo nella pianta di tutte le chiese gotiche. Dio sulla croce rappresenta la divinità, il sapere, inchiodata alla materia all’ignoranza! Questa croce rossa, era portata dai Templari, non sul petto ma a sinistra un po’ sotto il cuore sulla tunica o sulla spalla sinistra del mantello ( bianco i cavalieri, nero i sergenti). A sinistra perché fungesse da scudo che si portava a sinistra per consentire, alla destra, ( si ricordi anche i termini destriero o cavallo da giostra il brando o la mazza. Qui ci si potrebbe sbizzarrire e tra mano manca e mano franca arrivare alla scrittura prevalentemente organizzata con la destra. La croce cosi portata significava, oltre allo scudo, anche l’impegno a non volgere le terga ai nemici! La croce posta sulla bandiera o sul Baussant (Gonfalone) era sempre rossa ma in campo bianco e nero, (agli inizi nera ed argento), alcuni storici attribuiscono al bicromatismo la rappresentazione di un ordine religioso e guerriero, io personalmente credo che non vi fosse estraneo, sempre più con il passare del tempo, il profondo significato di dualismo in cui essi sempre cedettero. Chi ignora questo preciso simbolismo, non si avvede dell’errato scambio tra le due croci, anche perché, come abbiamo già detto, con la seconda bolla papale, sempre avente per oggetto lo scioglimento dei Templari, Clemente V affidò tutti loro beni proprio agli Ospitalieri da qui una sovrapposizione gestionale che sicuramente ha influenzato le iconografie, successive al 1314, contribuendo alla confusione… 
E così abbiamo anche stabilito dove e come la croce doveva essere posizionata. Credo però, a differenza del F.: Mola, che gli obbiettivi dei Crociati in genere e dei Templari in particolare fossero ben diversi e distinti e quindi partendo da un da un punto di vista di …marketing trovo difficile “che due entità diverse con scopi diversi potessero avere lo stesso marchio”. Lasciando da parte le considerazione moderne è possibile che l’Ordine abbia concepito un proprio disegno della croce che fosse quantomeno diverso ed identificabile immediatamente. Ho il convincimento che il livello, culturale, sociale e morale dei Templari e dei Crociati fosse molto diverso.Di qui è anche possibile pensare ad una loro certa “ contiguità” con una simile cavalleria araba, (meglio Turca seguichida) che a maggior ragione potrebbe avere diversificato i Templari dai Crociati. Nel tempo, le nuove vicende cui andarono incontro i Poveri Cavalieri di Cristo fino al venerdì 13 Ottobre 1307 ( da allora il venerdì13= venerdì nero), possono aver contribuito a modificare la foggia della croce templare. Dopo il 1307 si passa dalla storia al mito e, arrivando al 1800, con il neo-templarismo, si produce ulteriore confusione e commistione. Rimane ancora poco chiara la “storia Scozzese e Portoghese”, dopo il 1307, dei Templari che potrebbe invece, se conosciuta darci le ultime informazioni sulla parte finale della storia di questa croce che comunque, per me nella sua forma più diffusa rimane: 
Qui di seguito, solo per cenno di cronaca e non di storia quanto da me raccolto qua e là sul Web e dopo aver fatto qualche doverosa comparazione.Da Espana: La indumentaria representativa de la orden comenzó a gestarse con la adopción de la Regla del Císter por los templarios, por la cual tomaron el manto blanco característico de dicha orden religiosa. Posteriormente en 1146, el Papa Eugenio III concedió a los Templarios su hábito definitivo, ordenándoles portar, a la altura del corazón, una cruz roja en forma de cruz latina con los cuatro brazos iguales, pero más ancha en los extremos que en el centro de cada brazo, también denominada octogonal o o pattée
La cruz templaria, símbolo de la orden
sta cruz roja es el más típico y conocido emblema de los Caballeros del Temple, repetido hasta la saciedad en las imágenes referentes a las cruzadas e incluso incorporado por Cristóbal Colón a la vela de sus naves durante el descubrimiento de América. Von Deutchland : 
Kreuz des Templerordens 

 Das Tatzenkreuz, auch Templer- und Kanonenkreuz genannt, ist ein Kreuz mit verbreiterten, häufig gebogenen, Balkenenden. Das Tatzenkreuz ist in den verschiedenen abgewandelten Formen heute noch zu finden. Die Form mit den geraden, nur am Ende nach außen gebogenen Armen wird auch als Prankenkreuz
From England Templar cross  Cross_of_the_Knights_Templar.svg
Desde PORTUGAL  Muitos autores consideram a ocorrência de uma cruz pátea prova inequívoca da presença templária. Todavia, essa cruz não prova nada disso, porquanto já estava em uso muitos séculos antes de os templários a terem adoptado, em 1146. Com efeito, a cruz pátea, também chamada orbicular (Garrett), espalmada de braços concâvos (Félix Alves Pereira) e de braços curvilíneos (Abel Viana), tem origem oriental, devendo-se a sua difusão à propagação do cristianismo ao Império bizantino, bem como ao Médio-Oriente e Egipto, onde ganhou expressão o cristianismo dito sírio, caldaico ou copta. Símbolo do reino da Arménia, acabaria por chegar à China e à Mongólia, por intermédio dos missionários nestorianos. Sotto rarissime immagini dal Libro di Alen Demurger: Vita e morte dell’Ordine dei Templari

Con un Cavalleresco saluto Il F.:Giuseppe Ruglioni K.:T.:
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