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Tommaso Campanella PDF Stampa E-mail
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domenica 16 marzo 2008

Tommaso Campanella eretico e mago alla corte di Urbano VIII e Luigi XIII.

Durante il soggiorno cosentino del 1588, Campanella conobbe un astrologo e negromante ebreo dal misterioso nome, Abraham, il quale gli predice particolari congiunture, dedotte sia dall’oroscopo, sia anche in virtù dei caratteristici tratti fisiognomici: le sette protuberanze sul capo (che avrebbero fatto scaturire lo pseudonimo di ” Settimontano ” per la pubblicazione, in Germania nel 1622, della “Scelta di alcune poesie filosofiche” curata da Tobia Adami).
Fra Pietro Presterà, anch’egli del convento di Stilo, avrà occasione di ricordare la consapevolezza di Tommaso di quanto a suo tempo gli era stato predetto: “me disse che tutti gli altri homini che di niente erano venuti a qualche dignità o imperio avevano avuti solamente tre pianeti ascendenti favorevoli, ma che esso n’avea sette e che per questo aspettava la monarchia del mondo, come anco li fu detto da un valentuomo astrologo dalle parti di Germania che si trovava nell’inquisizione”.Abraham avrebbe seguito il filosofo calabrese anche ad Altomonte ed a Napoli “quasi a voler consegnare gli ultimi segreti di quella passione per le scienze occulte che non è solo suggestione d’epoca, ma volontà di conoscenza per uno spirito irrequieto quale si avvia ad essere il frate stilese.-scrive Gianfranco Formichetti in “Tommaso Campanella-Eretico e mago alla corte dei Papi”, (Piemme, Casale Monferrato, 1999), aggiungendo quest’altra considerazione: “Abraham consegnerebbe insomma al discepolo la sua recondita filosofia, prima di sparire giustiziato come eretico, non si sa se a Napoli o a Roma
Il soggiorno napoletano lo vede ospite dei marchesi Del Tufo, amici dei Della Porta
Di questi ultimi Campanella frequenta maggiormente il famoso cultore di scienze esoteriche Giovan Battista, col quale intrattiene rapporti di stretta collaborazione, soprattutto nel campo dell’astrologia pratica e della compilazione dei temi di natalità.
Lo stilese comunque tende addirittura a superare il già celebre interlocutore volendo a tutti i costi dare una spiegazione del principio di “simpatia e antipatia”, attrazione e repulsione reciproca tra le cose, per come va scrivendo nel ‘90 sotto il titolo “De sensitiva rerum facultate”, successivamente modificato in “De sensu rerum.
Quando, quattordici anni dopo, riscriverà, in lingua italiana il testo andato perduto nell’originale latino, cercherà di chiarire il suo atteggiamento nei confronti e dell’esoterismo in genere e della magia in particolare, indicando perfino un vero e proprio itinerario di conoscenza secondo una triplice modalità.Difatti, sin dal principio del IV libro de “Il Senso delle Cose e la Magia“, afferma ch’essa “constava di tre scienze…cioè della Religione, Medicina e Astrologia… La prima serve per purgare l’animo per farsi atto alle conoscenze e amico della prima causa e per imporre fiducia, onore e riverenza negli animi di quelli ai quali s’applica.La seconda per conoscere la virtù delle erbe, pietre e metalli e la simpatia e antipatia tra loro e con noi, e la complessione e attitudine a patire e operare dell’uomo che ha bisogno di quelli.La terza per conoscere il tempo di operare ed il simbolo che con ogni cosa han le stelle fisse, erranti e li luminari che manifestamente sono cause delle virtù e mutazioni di tutte cose”Altri amici partenopei furono il matematico Giovanni Paolo Vernalione, cultore di “arti divinatorie”, il teologo Giulio Cortese, il cui pseudonimo in seno all’”Accademia degli Svegliati ” era Attonito, esperto in astrolgia, nonchè Colantonio Stigliola, “professore di scienze recondite”, astrologo, astronomo, matematico e chimico, o meglio studioso di filosofia vulcanica, come allora si definiva la chimica a Napoli.

Poichè “Dio in numero ogni cosa fece.Dunque è indizio di gran mancamento e augumento o variamento in tutte le cose, questo tempo”.Nella “Monarchia di Spagna” Campanella interpreta l’avvicinarsi della fine del secolo secondo l’arcana cabala “del settenario e del novenario, numeri fatali di ogni Monarchia, come scrisse Pitagora e Platone”.
Nella “Repubblica” quest’ultimo aveva asserito che tutti i regni si tramutano nei periodi contrassegnati dal sette e dal nove
Il filosofo calabrese cita poi la predizione di San Vincenzo Ferrer circa l’avvento dell’Anticristo pensa a Jean Bodin quando parla dell’ “autore del metodo storico che faceva riferimento agli Assiri, ai Persiani, ai Greci”, ma non lo nomina perchè messo all’Indice.
Negli “Astrologica”, scritti tra il 1613 ed il 1615, riprende l’idea apocalittica dell’umanista e giurista olandese Huig van Groot, italianizzato in Ugo Grozio, il quale, partendo dalle teorie copernicane, preannuncia l’inesorabile avvicinamento della Terra al Sole, visto che “il mondo non è più sorretto da quelle forze che lo avevano sostenuto prima” e che “il suo tramonto è attestato dalla prova delle cose che vanno declinando”.
Per il frate stilese questo progressivo avvicinarsi al Sole provoca dei cambiamenti in ambito religioso. E’ come se il nucleo principale della religiosità si spostasse seguendo il ciclo dello zodiaco, da sud-est verso nord-ovest.
La religiosità primordiale nacque a livello dell’equatore per spostarsi man mano verso la Persia, Babilonia, l’Egitto, Roma, la Spagna, il nuovo mondo.
Il papato dovrebbe seguire questo andamento per riportarsi in estremo oriente e ritornare, alla fine dei tempi, in Palestina da dove tutto avrebbe avuto inizio per la cristianità.Il calore del Sole sarà tale da far evaporare i mari e rendere la terra un’immensa e sconfinata distesa arida e sterile sulla cui superficie desertica si compirà il Giudizio Universale.

Nella “Dichiarazione”, consegnata al suo inquisitore sulla presunta rivolta calabrese del 1599, ricorda quel passo della Lettera ai Corinzi in cui San Paolo acconsente che tutti siano in grado di profetare (”Potestis omnes prophetare”).”Per questo mi dilettai di quelle cose che donano indizio al futuro, secondo che Dio l’ha poste per segni delle cose del mondo”.
Suo riferimento bibliografico è soprattutto il “Pronostico divino”(1480) del ferrarese Mastro Antonio Arquato, relativo a quanto sarebbe accaduto “fra i Turchi e i Christiani, et della rivolutione delli stati d’Italia, et renovatione della Chiesa.
Nella filosofia campanelliana l’aspetto magico-religioso e quello astrologico-cabalistico assumono dei ruoli fondamentali ed insostituibili.
Nell’elaborazione del progetto della “Città del Sole”, il pensatore del sensus abditus, come conoscenza di sè, si riferisce al II libro delle “Storie” di Diodoro Siculo, nel quale si descrivono le usanze degli abitanti di un’isola dell’Oceano Indiano, forse la stessa Taprobana, dove il nocchiero genovese della nave Colombo incontra “un gran squadrone d’uomini e donne armate.
Un altro collegamento viene proposto con il primo racconto del “Libro di Sindbad”, nel quale si parla dell’educazione del figlio del Re Ciro svolta facendo ricorso alla combinazione di parole e immagini secondo i dettami della mnemotecnica e dell’arte della memoria.

Il controllo della sessualità non è soltanto “razionale”, ma composto sulla base del quadro astrologico da parte di “maestre matrone con li seniori della generazione”.
L’accoppiamento avviene ogni tre sere e le procedure degli abbinamenti consentono una certa compensazione “per far temperie” : “femine grandi e belle…alli grandi e virtuosi”; le macre alli grassi”; quanti “han debole lo spirito animale” vanno ad unirsi a “donne vive, gagliarde e belle”.
Esiste persino un “secreto”, di cui però l’Autore non ci fornisce ulteriori ragguagli, che consentirebbe ogni sette anni di “rinovar la virtù″ e mantenersi giovani e belli.

Nella sua biografia magica vanno annoverati rituali rimasti oscuri, di geomanzia, di culto dell’angelo nero Abaddon, di un equivoco spiritello familiare nascosto sotto l’unghia ed altro ancora mai del tutto chiarito completamente.
“Or son tre anni, avendo interrogato il demonio che si facea angelo e dio e compariva ad una persona dame istruita a pigliar l’influsso divino al quale mi parea disposta dalle stelle per la sua natività che mirai, rispose di tutti regni che dimandai, oltre di me e degli amici; e di Roma disse ch’al 1607 il pontefice perderà gran parte di autorità, e che alli 1625 sarà scisma di due pontefici, e si struggeranno l’un l’altro ed abbasseranno il papato assai”.
Nel 1605 si sarebbero succeduti Clemente VIII, Leone XI, Paolo V.
Dopo l’elezione di Urbano VIII (6/8/1623), scriverà il “De Siderali Fato Vitando” per controbbattere le previsioni infauste dell’astrologo ufficiale del Vaticano, don Orazio Morandi, appartenente al gruppo esoterico del Convento di Santa Prassede. Anzi, dal momento del suo trasferimento a Roma, inizierà a svolgere, proprio con il Sommo Pontefice, quei riti magici atti ad allontanare e tramutare gli influssi negativi degli astri, grazie alla costituzione di una sorta di Mandala in cui il mondo è posto sotto “una supremazia degli influssi del Sole, di Giove e di Venere, con l’allontanamento di quelli di Saturno e di Marte”.
Queste operazioni di magia naturale si poggiavano sulla conoscenza delle reciproche relazioni di simpatia tra le cose di modo che “il mago sposa la terra al cielo, le cose inferiori con le proprietà di quelle superiori”.
Il discepolo del Telesio si sarebbe rifatto, per questa operatività occulta, alla teoria ficiniana dello “Spiritus Mundi” da impiegare come tramite nelle operazioni magiche sugli influssi stellari. Questa ipotesi Marsilio Ficino l’aveva derivata dalla misteriosa opera di magia astrale conosciuta come “Picatrix”, dall’autore della “Theologia platonica”(1482) accostata a quel Corpus Hermeticum, che lui stesso aveva intitolato “Pimander”, ed erroneamente attribuito ad Ermete Trimegisto.Il “Picatrix” si era diffuso in forma manoscritta nel corso del Rinascimento venendo assunto a testo fondamentale per porsi in corrispondenza con i mondi ultraterreni, oltre che come trattato pratico per procurare talismani.
L’assioma di base verrebbe determinato dalla possibilità di perseguire un rinnovamento universale in chiave mistica. Questa prospettiva era allora accarezzata dagli ambienti esoterici rosi+cruciani a cui apparteneva quel Tobia Adami, maggior curatore e divulgatore dei testi campanelliani presso l’intellettualità tedesca.
Cosicchè la divulgazione del pensiero dello stilese aveva, in qualche modo, contribuito ad intensificare, nelle regioni germaniche di fede protestante, la produzione ermetico-cabalistica dei vari Valentin Andreae, Michel Maier o Robert Fludd.
L’autore del “De Sensu Rerum et Magia” aveva anche interpretato una profezia di Nostradamus secondo la quale Maffeo Vincenzo Barberini avrebbe avuto un pontificato lungo quanto quello di San Pietro: in realtà ebbe a regnare ventun anni, poco meno del quarto di secolo previsto dal veggente d’oltr’Alpe.
Ormai esule in terra di Francia, sarebbe stato accolto dallo stesso Richelieu, il quale gli avrebbe fatto richiesta di un trattato di chiroscopia, materia cara al Della Porta, ma anche di un vaticinio sulla possibilità di accedere al trono che avrebbe potuto avere il fratello minore del sovrano. Luigi XIII non aveva al momento eredi dopo ben ventidue anni di matrimonio! Fra Tommaso rispose negativamente, preannunciando così la nascita del futuro re Sole, del quale poco dopo ebbe a predire: “Sarà quel fanciullo lussurioso come Enrico IV ed assai superbo.Regnerà a lungo ma con durezza, e pure felicemente; terminerà miseramente, ed alla fine vi sarà confusione grande nella religione e nell’impero”. Aveva azzeccato anche questa volta!
Al primo paragrafo del IV capitolo del “De Siderali Fato Vitando” aveva descritto minuziosamente le modalità del “De vitandis malis ab eclipsi imminentibus”.”Se è nell’aria un’eclissi, solare o lunare, che ti può recar danno, cambia regione: se non puoi farlo, segui scrupolosamente i dettagli di questo antidoto”.
Tre ore prima e tre ore dopo l’evento celeste andranno eseguite alcune operazioni. A cominciare dalla meditazione, dalla preghiera e dalla musica terapeutica per lo spirito.
La casa dovrà essere chiusa e profumata con aromi gradevoli, oltre che con aceto rosaceo. Vi verrà acceso un fuoco con legni di alloro, cipresso, rosmarino. La sala interna delle operazioni sarà addobbata di seta candida e ramoscelli rigogliosi. Occorrerà infine ricostruire il cielo intimo e microcosmico con un allestimento più favorevole dei due luminari principali e dei cinque pianeti classici, sostituti di quelli esteriori negativi, unitamente ai loro simboli sotto forma di colori, odori, piante, pietre.
Eppure le eclissi gli sarebbero comunque state nefaste ed a nulla valsero i rituali approntati per allontanare gli influssi letali dell’eclissi del 1639. Campanella si sarebbe “tanto placidamente” spento dieci giorni prima di quel fatidico evento.

Giuseppe M.S. IERACE

Riferimenti bibliografici:
Gianfranco Formichetti: “Tommaso Campanella, Eretico e mago alla corte dei Papi“, Piemme, Casale Monferrato, 1999.
Giuseppe M.S. Ierace: “Tommaso Campanella e la pratica dell’estasi filosofica“, su “Viator“, pag.53-56
anno II, numero 2, G.E.R. Rovereto, 1998

Ultimo aggiornamento ( domenica 16 marzo 2008 )
 
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