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Sul primo numero (1999) della rivista trentina di studi metafisici e tradizionali ”Atrium” sono comparse delle “Considerazioni” di Frater Alexander su di un’opera anomala di Louis Claude de Saint Martin. Si tratta di un poema pseudo-epico/magico, in 102 canti che racchiudono un’epopea parodistica, dal titolo emblematico “Le Crocodile” ovvero “La guerra del Bene e Male” (edito in italiano da Maki). , L’interesse per questa “opera anomala” del teosofo di Amboise, la quale, per qualche verso, rammenta la “Batrachomyomachìa”, attribuita ad Omero, ma presumibilmente tratta da una favola di Esopo, e la sua più recente rielaborazione crowleyana Batrachophrenoboocosmomachìa” ” (su “Sixtrum” - prima serie, III, 2, 1982), viene suggerito sin dal titolo che rievoca la personificazione egizia dell’astrale inferiore (“Typhon”). Il rettile in questione, incarnerebbe Nahash (il serpente mosaico), o forse meglio ancora Leviathan, che in ebraico significa letteralmente “qualcosa avvolto a spirale”. Nel Ps. (LXXIII,14) il termine Leviathan viene usato proprio nel senso di coccodrillo, in quanto simbolo dell’Egitto, o più precisamente del suo Faraone. In Giobbe (III, 8 e XL, 20) il coccodrillo del Nilo, come pure l’altro mostro fantastico, Behemot, riappare quale prova tangibile dell’infinita impotenza dell’uomo di fronte alla maestà di Dio. Avendo inghiottito le contrapposte armate del bene e del male, quest’immenso animale viene esplorato da un novello Giona/Pinocchio, di nome Ourdeck, in assonanza con “Aour Aesch”, la luce ignea. Questo protagonista, fungendo da tramite naturale per la nostra medesima illuminazione, intraprende un percorso iniziatico, atto ad affinare le qualità interiori e finalizzato a sublimarle nella Gloria della reintegrazione, che lo conduce a visitare, nel ventre del mostro, i misteriosi mondi ch’esso racchiude, tra cui la civiltà perduta nel 425 a. C. di Atlanta. Anche questo nome è fortemente rievocativo della mitica isola, ritenuta posta oltre le Colonne d’Ercole, il cui versante meridionale veniva identificato con il titano padre delle Esperidi. Ourdeck penetra nel Tempio dove predica un temibile gerofante, che ha il suo laboratorio magico-teurgico in “Via delle Scimmie”, e che è fermamente intenzionato a divenire il despota dell’umanità. Solamente un altro teurgo, scaturito da “una luce di un biancore eccezionale” (per come J. Bohme descrive “la luce generata dal fuoco”), potrà contrastarne i malefici. Il suo nome di origine ebraica, Eleazar, indicherebbe forse Martinez de Pasqually. In una cantina buia, nel sottosuolo saturnino, si svolgono le cerimonie ipogee dedicate a divinità sotterranee quali Seth e Sathan. Si discendono cinquanta scalini d’ombra, in antitesi alle altrettante porte di luce, per giungere in un anfratto di forma pentagonale, poiché la numerologia del Filosofo Incognito gli attributi “dell’idolatria e della putrefazione” li assegna al cinque. Le tre figure concentriche della cantina, del tavolo e della lanterna racchiudono, come in un triplice bastione, una “pietra nera”, la quale emana una pallida e sinistra luminosità. Si tratta dell’Elagabale di cui parla Eliphas Levi, la “pietra filosofale dell’iniquità”. Seppur di provenienza eliaca, la sua fosforescenza viene riflessa e raffreddata da una luna infernale, riproducendo perciò una luce funerea, e smorta, appena bastevole a proiettare indistintamente, sulla carta semiopaca della lanterna, il fluido negativo (AOB), nel quale si insinuano le Larve della Negromanzia. I quattordici assistenti del malefico Gerofante, con lui, formano il numero della suprema ed assoluta perversione collettiva, la XV Lama del Taroth, il Diavolo, con tutte le correnti fatali dell’Istinto primigenio. Il ferro del tavolo, delle sedie e di tutti gli altri oggetti caratterizza il dominio marziale, reso ancor più maligno, fino alla rovina ultima, dalla atmosfera saturnina. Il palco, elevato di due gradini, e le due scimmie, plasmate dalla siderurgia e incatenate allo stesso metallo, sono simbolo del Binario impuro. Incapace com’è di un’intesa, fosse anche con se stesso, Satana, la scimmia di Dio e suo rovescio, è doppia e banale imitazione servile di un qualcosa di invertito e di stravolto. Il cerchio magico tradizionale è così trasformato in ellisse, i cui due centri ripropongono quell’ambiguità che si oppone continuamente a se stessa. L’autore de “Il coccodrillo” ha applicato il motto alchemico “Solve et Coagula” di Khunrath, dapprima concentrando e successivamente diffondendo la “Magnesia” universale, che traduce all’esterno l’ermetico “Magnes” interiore. In tal modo anche il Male si moltiplica al suo interno; il disordine si sdoppia, le scimmie si riproducono e, divenute pari al numero degli stregoni, li divorano. Pur riconoscendo l’importanza di un Collegio mistico di reintegrati nell’unità celeste, sotto il nome allusivo di “Società degli Indipendenti”, con questo poemetto iniziatico, il Filosofo Incognito prendeva però le distanze da quella rituaria teurgica propria della Scuola degli Eletti Cohen, per approdare alle placide sponde della teosofia trascendente. Giuseppe M.S. Ierace Riferimenti bibliografici: Aceti C.M.:”Louis Claude de Saint Martin e la dottrina della Reintegrazione di Martinez de Pasqually”, su “Atrium”, III, 1, 2001 Aceti C.M. :”Jean Baptiste Willermoz e la Grande Professione”, su “Atrium”, III, 2, 2001 Alexander Frater :”Considerazioni sull’opera anomala Il Coccodrillo di Louis Claude de Saint Martin”, su “Atrium”, I, 1, 1999 Alexander Frater:“Discorso di istruzione per un Eletto Cohen”, su “Atrium”, I, 3, 1999 Anedda G.:”Note sul Trattato della Reintegrazione degli Esseri nelle loro primitive proprietà, virtù e potenze spirituali e divine di Martinez de Pasqually e sull’Ordine degli Eletti Cohen”, su “Atrium”, III, 3, 2001 Ierace G:M.S.:“Il Filosofo Incognito Louis Claude de Saint Martin”, su “Atrium”, I, 3, 1999 Ierace G.M.S. : “I Riti di Memphis e Mizraim”,su “Atrium”, II, 3, 2000
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