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Mozart W. A. PDF Stampa E-mail
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domenica 16 marzo 2008

Il testamento spirituale di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)

Molti asseriscono che la musica di Beethoven si sarebbe sviluppata dalla sonata K457 e da quella forma di inno classico che Mozart introduce nel coro dei Sacerdoti di Zauberflote. Il raggio d’azione espressivo sarebbe stato amplificato dal grande salisburghese su di un binario intellettuale, per farsi veicolo di concetti morali e di verità essenziali, le cui tematiche centrali e più importanti sono poste sulla più piena fiducia in quei sereni sentimenti che la vita è disposta ad offrire, e sull’amore universale inteso nella sua integrità, pure umana, perfino sensuale, come di una forza naturale, unica nel suo genere, perché la sola in grado di farci partecipi della più alta consapevolezza dell’esistenza.

Carlo Gozzi

Tra le fonti più spesso citate de Il Flauto Magico si segnalano la fiaba “ Lulu, oder Die Zauberflote” di August Jakob Liebeskind, il romanzo orientaleggiante dell’abate Jean Terrasson, “Sethos”, ed il dramma “Thamos, Konig in Aegypten” di Tobias Philipp von Gebler. Eppure il successo di respiro europeo dell’italiano Carlo Gozzi (1720-1806) influenzò parecchio lo stile delle commedie viennesi di quel periodo, costituendo una valida alternativa alle opere borghesi, razionali e realiste, forse più contrassegnate da un qualche gusto francese.
Tra i fondatori dell’Accademia dei Granelleschi, tesa al recupero della tradizione, in contrasto con la cultura progressista e dei lumi, Gozzi ne rappresentò l’ala più intransigente e conservatrice, dedicandosi ad una scrittura teatrale in aperta polemica con Pietro Chiari e Carlo Goldoni. Tra il 1761 ed il 1765 produsse dieci fiabe, da mettere in scena nei modi della Commedia dell’Arte: dalla Zobeide all’Augellin Belvedere, dalla Turandot a L’Amore delle tre melarance, in seguito musicate rispettivamente da Puccini e da Prokofiev. L’abbandono alla più pura e libera invenzione fantastica si avvaleva della possibilità di attingere a fonti esotiche orientali, quali Mille e una notte, o squisitamente mediterranee come Lo Cunto de li Cunti di Giambattista Basile (1575-1632). Anzi è proprio da una novella di questi (Le tre cidre) che è tratto L’Amore delle tre melarance.
Gli elementi basilari della drammaticità fiabesca di Gozzi furono, oltre il senso del mistero, la maestosità, la sorpresa, l’eloquenza, la morale, il sentimento, a cui vanno affiancati una capacità critica non comune, una filosofia di fondo ed un fascino ammaliatore in grado di sostenere le convinzioni di una impossibile conciliazione tra l’inaspettato e la verità.
La spettacolarizzazione e l’illusionismo dei rituali religiosi di Zauberflote sembrano il risultato degli influssi combinati delle fiabe veneziane, così come la farsa popolaresca di Papageno, interpretato da Schikaneder, appare una schietta e diretta derivazione dalla tradizione della Commedia dell’Arte, sia pur ispirata alla maschera del Kasperl viennese, ed all’uccellatore truffaldino del Re Cervo di Gozzi. Ed è sempre in una tragicommedia di Gozzi “Le due notti affannose o sia gli inganni dell’immaginazione” (tratta da Pedro Calderon de la Barca “Gustos y disgustos son no mas que imaginacion”), che andrebbe individuato un riconoscibile antecedente de Le Nozze di Figaro.

Singspiel

La vicenda de Il Flauto magico si sviluppa in una vivida mescolanza di tragicomico, trivialità burlesca, ed improvvise aperture verso il meraviglioso, in quella forma comprensiva di dialoghi parlati definita Singspiel. Del resto, Mozart stesso, in una lettera al padre del 12 novembre 1778, scrive: ”Lei sa bene, non si canta, ma si declama e la musica è come un recitativo obbligato; a volte si parla anche sulla musica, e allora l’effetto è magnifico”. Mozart andava componendo contemporaneamente la Clemenza di Tito ed il Requiem, assieme a Zauberflote, perciò quest’ultima opera andrebbe considerata alla stregua di un vero e proprio testamento spirituale, visto che l’autore venne a mancare poco più di due mesi dopo la prima messa in scena del 30 settembre 1791, al Theater auf der Wieden.

Maurerfreude

Solo Mozart riesce ad essere giocoso e metafisico allo stesso tempo, in una fusione tra turbamento e gaiezza che, anche grazie alla gradevole illusione di sottofondo ed alla leggerezza dell’ascolto, fa percepire il più profondo mistero cosmico, proponendocelo con soavità. Si tratta allora di un testamento onnicomprensivo perché contiene il mondo intero sotto forma di metafora dell’essenza stessa della musica, intesa quale straordinaria formula alchemica e rito assoluto, nella sua funzione di disegnare il cerchio della creazione come gioco geometrico di coppie e simmetrie, bene e male, passione e ragione, corpo e anima; e, nel comprendere il tutto, spazia fino ai confini dell’universo. Ed infatti è nella ricerca di sapienza superiore, nel senso dell’amore che accomuna, insomma nell’iniziazione, che si trovano le ragioni più valide e vere dell’adesione di Mozart alla Massoneria, quale parte integrante di un denso universo culturale. Ed espressamente per la sua Loggia (Zur neugekronten Hoffnung) avrebbe scritto la Maurerfreude K471, la Maurerische trauermusik K477, Laut verkunde unsre freude K623 o i due Adagi per strumenti a fiato, K410 e 411.
Per Charles Rosen, autore di “The Classical Style: Haydn, Mozart, Beethoven”, Die Zauberflote sarebbe più che un’opera viennese, un’appendice alla trilogia dei libretti di Da Ponte Le nozze di Figaro, Don Giovanni, e Così fan tutte. Perché anche in Zauberflote si sente fortissimo l’influsso italiano, in quella sua equilibrata combinazione di esotico, fantastico, avventuroso, fiabesco, farsesco, comico, e popolaresco. Mozart ne filtra il gusto mediante una visione del mondo condizionata da concezioni politiche ed etiche decisamente antidogmatiche, anticlericali, anticattoliche, in cui invece prevale l’ecumenismo della fratellanza e dell’amore. La prima si concretizza nella frequentazione del sodalizio muratorio, ricolmo di Illuminismo austriaco, il secondo più semplicemente, anche a partire dalla costituzione della coppia unita. Uomo e donna, maschile e femminile: le forze complementari si congiungono alchemicamente in un coagulo, che comprende il circolo virtuoso di donazione, scambio, generazione.

Un percorso iniziatico

Quella di Mozart è una Weltanschauung impregnata dall’ideologia dell’accettazione delle pulsioni orientata verso la fusione con l’armonia della natura.
Lo spirito della solidarietà, rappresentato da Sarastro e dalla casta dei sacerdoti; le prove del fuoco e dell’acqua affrontate da Tamino, secondo l’affermazione di una legge universale trascendente che riguarda l’umanità intera, quale compimento dei più alti ideali nel mondo terreno; la lettura simbolica della natura e dell’uomo in opposizione alla tendenza scissionistica tra materia e spirito, percezione soggettiva e realtà oggettiva, che si realizza attraverso la ricerca della pietra filosofale, sono tutti ingredienti che ci inducono a guardare all’itinerario di Zauberflote come ad un percorso di costruzione strutturata del sé, una procedura psicoanalitica ante litteram.

Illuminati di Baviera

La massoneria settecentesca rappresentava una sorta di credo eterodosso, stracolmo di influssi provenienti dalle religioni orientali, riemergente dall’antico paganesimo, e rivisitato alla luce dei contemporanei presupposti critici, illuministici e giacobini della rivoluzione americana e francese. Da musicista colto, impegnato e curioso, qual era, Mozart si trovava inserito in quei circuiti di diffusione creativa e nella cerchia dell’intellighenzia più aperta e all’avanguardia del suo tempo. E, da massone, subisce il fascino degli ideali progressisti e comunisti degli Illuminati di Baviera, a cui appartenevano i suoi amici e confratelli, come Joseph von Sonnenfels (Fabius), fondatore del Giornale dei Massoni, o il poeta Aloys Blumauer, autore di una parodia antiecclesiastica dell’Eneide: “Virgils Aeneis travestiert”, oppure lo scienziato Ignaz von Born (Furius Camillus), ispiratore della figura di Sarastro, ovvero Gottfried van Swieten, fondatore della Società dei Cavalieri, organizzatrice di esecuzioni domestiche, o ancora Franz Heinrich Ziegenhagen, il quale si batteva per l’emancipazione femminile e per l’ammissione delle donne nella Massoneria, quando le prime logge di adozione erano ancora in via di formazione. Nel 1751 la Feigenbruderschaft (Fratellanza del fico) aveva dato adito a piccanti pettegolezzi circa la promiscuità sessuale.
Ideatore di una specie di protosocialismo, Ziegenhagen lo illustrò formulando una “dottrina della giusta armonia con le opere del creato e di come soltanto con l’introduzione pubblica di essa si possa attuare l’universale felicità umana”, in cui testualmente profetizzava: “non solo verrà ristabilito il giusto rapporto di lavoro e di riposo fra gli uomini, dei quali alcuni vivono oggi come bestie da soma ed altri come bestie da ingrasso, ma anche gli animali al nostro servizio godranno di una vita più lieta e più consona al creato”.
Su testo di Ziegenhagen, il grande salisburghese compose la cantata K619, in cui la natura diviene riflesso e simbolo della più alta dimensione filosofica. Se il destino degli uomini è contraddistinto da sentimenti in conflitto, il pensiero massonico ne è ben consapevole, basandosi proprio su questa comprensione e sull’accettazione delle umane contraddizioni, come pure sul riconoscimento della capacità dell’amore di riscattare la precarietà dell’essere umano, infondendogli la necessaria dignità.

Fratelli Asiatici

Il principale promotore dell’iniziazione del compositore sarebbe stato Otto Gemmingen, il quale, oltre che agli Illuminati di Baviera, apparteneva all’associazione dei cosiddetti Fratelli Asiatici, sorta dalle aspirazioni cosmopolite ed egualitarie, unite agli interessi per alchimia, numerologia e cosmogonia, tipici dei Rosacroce. La setta era stata fondata da Hans Heinrich von Ecker und Eckhoffen (1750-1790), ideatore anche del sistema dei Cavalieri e Fratelli della Luce (Orden der Ritter und Bruder des Lichts).

Grotta

Mozart stesso, in alternativa al programma degli Illuminati, aveva concepito un progetto di fondazione di una nuova struttura esoterica, paramassonica, attribuendole un nome dalla forte carica simbolica, Grotta, con riferimento all’antro scuro attraverso il quale l’iniziato deve obbligatoriamente passare per giungere alla nuova luce.

haskalah

La massoneria settecentesca riuniva gli ideali più elevati del tempo accogliendo i risvolti etici e politici della mistica rosicruciana e della pratica alchemica, dalla fede in una vera uguaglianza alla certezza del diritto che valga per tutti, dalla necessità della correttezza, della comprensione e della pace al rifiuto netto per il moralismo e l’ipocrisia. Il sistema iniziatico quindi accomunava ed alimentava le correnti dell’illuminismo (Aufklarung) razionalista e dell’utopia (Schwaermerei) più idealista rimescolandole inestricabilmente insieme, pur nelle loro estreme contraddizioni, dal versante politico riformista di razionalismo costruttivo tipico del primo a quell’inclinazione eclettica della seconda di nutrire aspirazioni ai confini dell’esaltazione rivoluzionaria.
Per questo motivo gli esoteristi tedeschi mantenevano strette relazioni con gruppi occultistici di impronta millenarista o messianica, a volte collegati con forme ortodosse della tradizione mistica cabalistica, o con il cosiddetto illuminismo ebraico, haskalah, di cui faceva parte il filosofo Moses Mendelssohn.
Una specie di internazionale esoterica, spesso coincidente con la massoneria, sembra abbia formato una struttura sotterranea e trasversale all’illuminismo europeo, in aperta polemica con l’impostazione cartesiana e razionalista accusata di tenere separate le idee dalla realtà, la quantità e la misurazione degli elementi dal loro valore simbolico. La musica si presenta invece già in possesso delle potenzialità sufficienti a riunificare interno ed esterno, contingente e trascendenza.
Grazie all’unio mystica tra natura e ragione si accede al tempio della saggezza di Sarastro; e nella coincidentia oppositorum si trova l’apoteosi del principio alchemico e rosicruciano. Ed è sempre nella sfera specificatamente musicale che maturano le potenzialità iniziatiche, dalle quali può scaturire la pietra filosofale. Gli “altri”, i non adepti, saranno in grado di “vedere” l’opera ma non di “ascoltarla”, come dichiara lo stesso autore di Zauberflote in una lettera alla moglie dell’8 ottobre 1791.
Se dunque Il Flauto Magico mantiene tratti comuni con l’archetipo della fiaba, è in simbiosi con le credenze massoniche e rosacrociane – scrive Lidia Bramani in “Mozart massone e rivoluzionario” (Bruno Mondatori, Milano, 2005)- La musica è in grado, per i Fratelli, di riscattare l’uomo, perché la materia e il pensiero, l’artigianato e l’astrazione, la concretezza del suono e la sua manipolazione concettuale sono elementi fusi al massimo grado. L’unica possibilità di non perdersi consiste nell’esaltare la dimensione spirituale senza rinnegarne la matrice corporea. Provenire dalla terra e ad essa tornare, passando dal cielo.”

Orfeo

Tamino risveglia la natura che gli sta dintorno, mediante le note del flauto magico; i tre fanciulli alludono a cherubini e serafini; il numero rosicruciano diciotto, come i sacerdoti, come gli anni di Papagena, come la scena (18°) in cui fa la sua comparsa Sarastro; e poi, la meditazione nella foresta, la stella a cinque punte, l’occhio di Dio, la G, la rosa, il serpente, le piramidi, ecc. sono tutti indicativi. La mistura di simboli pagani e cristiani, alchemici e orientali, e di religiosità e tolleranza, scienza ed arte, contemplazione e azione, istinto e risorse interiori, politica ed etica, impegno nella collettività ed intima coerenza individuale sono altrettanti elementi pregnanti. Ma, in trasparenza, a tutte le vicende di Zauberflote è sottesa la figura di Orfeo, musicalmente tratteggiata da Christoph Willibald Gluck (1714-1787), con la collaborazione di Ranieri de Calzabigi, in un classico ed indimenticabile Orfeo ed Euridice del 1762.
Orfeo è eroe emblematico, figlio della musa Calliope e di Apollo, il dio a cui è stato conferito il ruolo di giudice, per via della sua sapienza nelle arti e nelle scienze, ma anche della sua facoltà di procurare malattie e di guarirle. La supremazia della lira donatagli da Hermes sulla natura più espressiva e melodica, perché più semplice ed immediata, del flauto, rammenta l’opposizione tra tecnica, abilità ed istruzione da un lato, passione, e catarsi estatica dall’altro, insomma tra compostezza apollinea ed orgia dionisiaca. La riforma orfico-dionisiaca, rivisitata dall’illuminismo mozartiano, fonda il suo progetto misterico sulla trasformazione dell’arco, ormai privo di frecce, in lira, della guerra e delle vittime sacrificali in artificio, agonismo, astuzia, ponendosi al servizio dell’umanità, della vita e dell’amore.
Risalgono al VI secolo a. C. i primi documenti sull’orfismo, ma è in età ellenistica che si incontra con il culto egizio di Osiride. Molti greci riconobbero subito in Osiride Dioniso, mentre nei frammenti orfici si alludeva ad un dio primigenio scaturito dall’uovo cosmico, dal nome nuovo, Phanes. Comune denominatore l’iniziazione misterica ed una regola di vita segreta rivolta al raggiungimento di uno stadio mistico di perfezione.
La sostanza dell’insegnamento orfico, per come venne espresso dal mito di Euridice, consiste nella convinzione che, purché l’uno non prenda il sopravvento sull’altra, attraverso l’amore e l’arte, l’uomo potrebbe sconfiggere il lato debole e corruttibile del suo essere. Nel momento stesso in cui cerca di valicarli, l’uomo scopre i propri limiti e riconosce la propria identità mortale. L’amore invece appare nelle sembianze di chi può contrastare la precarietà della condizione umana, per infondere ekstasis e produrre enthusiasmos. Anche l’arte della musica allora non si rassegna alla deperibilità “contrapponendo a un tempo implacabile che si consuma in un’unica direzione, dalla nascita alla morte”, una dimensione fluida, instabile, fluttuante, a cui è consentito un ritorno indietro, una memoria, e , grazie ad una ciclica “ripetizione virtualmente illimitata”, persino un accesso all’infinito.

Giuseppe M. S. IERACE

Bramani L. : “Mozart massone e rivoluzionario”, Bruno Mondatori, Milano, 2005
Gleick J. : “Isaac Newton”, Codice, Torino, 2004
Ierace G. M. S. : “L’Ideale Massonico”, su L’Età dell’Acquario, 8, pag 29-31, genn-febbr 1972

Ultimo aggiornamento ( domenica 16 marzo 2008 )
 
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