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Pellegrinaggio a Rosslyn Più forte del vino è il Re, più forte del Re una donna, ma tra tutti più forte è la verità. Iscrizione su pietra nella Cappella di Rosslyn tratta dal Libro di Esdra Prima del viaggio in terra di Scozia, da Padova mi è pervenuta una pubblicazione riservata ai soli membri della famiglia di Piazza del Gesù, l’invio era motivato da un articolo inerente al mondo templare in terra padovana, il suggerimento recondito che dovevo recepire era contenuto in un altro articolo della rivista dedicato alla Cappella di Rosslyn. Senza la lettura del periodico mai sarei venuto a conoscenza della sua esistenza. Tempo fa qualcuno mi ha suggerito che le cose vengono a me e non il contrario, forse ha ragione. Giunto a Glasgow ho chiesto alla guida se era possibile, a livello individuale e a pagamento, organizzare una visita alla cappella. Mi ha risposto che quella meta era molto particolare e scomoda per i gruppi, normalmente erano singoli personaggi che si recavano a visitarla, come anticamente facevano i pellegrini che si recavano in terra santa, in ogni modo, quando arriveremo ad Edimburgo, mi avrebbe fornito indicazioni per come arrivarci. Siamo arrivati ad Edimburgo la mattina del sabato 26 luglio 2003, le notizie che la linea extraurbana n°115, Edimburgo- Rosslyn, i giorni di sabato e di domenica è soppressa e che i taxi sono molto costosi mi hanno stimolato, pur sapendo soltanto pochissime parole d’inglese, ad intraprendere un pellegrinaggio a Rosslyn. Incoraggiato da mia moglie, che conoscendo i miei limiti, legava solo ad un miracolo la riuscita dell’impresa ed il mio rientro nella serata nel gruppo di gitanti. La sua sola speranza era rivolta al mio telefonino arma che mi avrebbe consentito di chiamare oppure di farmi rintracciare. M’incammino la mattina presto, osservo la periferia della grande città, la campagna che la circonda e sento una gran pace e sicurezza, con in mano un foglietto indicante la località che intendo raggiungere, man mano che procedo chiedo indicazioni. Ad un certo punto incontro una signora anziana, molto distinta, mostro anche a lei il foglietto e sorridendomi m’indica di seguirla. Arriviamo ad una fermata d’autobus, linea 39, guarda combinazione è anche l’anno in cui sono nato. Arriva l’autobus e saliamo, mi aiuta per il biglietto d’andata e ritorno, mi spiega che è valido per tutta la giornata e che devo mostrarlo al ritorno al conducente. Dopo un certo numero di fermate scendiamo e Lei mi accenna alla posizione, dalla parte opposta della strada, dove aspettare l’autobus per il ritorno. M’indica la direzione da prendere per Rosslyn, e mi spiega il significato del nome della località che nell’antico idioma gaelico: ros = sapere e llyn = generazione, significa “antico sapere tramandato di generazione in generazione”, quest’ultima aggiunta, legata al nome della località, è riportata nel libro di Chrisopher Kinght che gentilmente mi ha prestato, al mio rientro a casa, il caro amico Alessando molto incuriosito del mio racconto sul pellegrinaggio. La succinta spiegazione, da parte della signora, mi stimola a proseguire, la ringrazio e cammino forse per un’ora sotto la pioggia a passo svelto, fino a quando un cartello stradale indica di prendere a sinistra per Rosslyn. Seguo l’indicazione inoltrandomi nella campagna, da poco è cessata la pioggia, la strada è deserta e il profumo della terra bagnata mi mette di buon umore. Finalmente, in lontananza, un piccolo centro abitato: si tratta di Rosslyn. Attraversato il centro del piccolo paese prendo a destra seguendo un’indicazione con il simbolo della Cappella, al termine di questa stradina si rivela alla mia vista un piccolo edificio, al suo esterno qualche cartolina del luogo. Entro in questa specie di baita osservo due donne dietro il banco, mi fanno subito comprendere di non fare fotografie o riprese filmate e di rispettare il tempo di venti minuti per la visita della Cappella, terminate le spiegazioni di comportamento m’indicano l’ingresso posto in fondo alla baita. Mi avvio, appena uscito appare alla mia vista, in tutta la sua bellezza, la parte esterna della Cappella. 
Il nome della cappella è Chiesa Collegiata di S. Matteo, è importante sapere che la Collegiata o Capitolo Collegiale, provvede al servizio divino conferendo maggior solennità a chiese non Cattedrali. I capitoli collegiali sono organizzati in modo analogo ai capitoli cattedrali, ma, a differenza di questi, non hanno giurisdizione, in pratica non costituiscono il senato di un Vescovo. La costruzione è stata iniziata, dopo il suo ritorno dal pellegrinaggio a Santiago, nell’anno 1446 da William Sinclair (Sin-Clair = Chiaro-Peccato) principe d’Orkney, nominato dal re Stuart, dieci anni prima, gran Maestro della Massoneria operativa scozzese e riconfermato, in seguito, alla prestigiosa carica dalle stesse gilde dei liberi muratori. Il principe non riuscì a vedere completata la Cappella, ma visse abbastanza per vederne ultimate l’area del coro e l’inizio dei transetti. La navata si estende per più di 30 metri e le ampie volte abbracciano le due file di colonne che percorrono tutto l’edificio; fra queste volte giacciono i corpi dei primi Cavalieri templari della famiglia con le loro armature. William, morto nel 1484, aveva fatto trasportare nella sua “amabile” Cappella qualcuno dei suoi illustri antenati come Sir Henry Sinclair, che era stato gran Priore dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio; egli aveva partecipato alla prima crociata ed era entrato in Gerusalemme a fianco d’Ugo de Payns. Dopo la conquista di Gerusalemme Sir Henry scelse per il suo casato il titolo nobiliare di Rosslyn (antico sapere) e subito dopo Ugo de Payns sposò sua nipote, come dote ebbe molte terre in Scozia. Secondo le cronache anche Sir Henry fece un pellegrinaggio a Santiago de Compostella, ed è forse per questo motivo che è stato raffigurato nella Cappella con una conchiglia di S. Giacomo, (Giacomo era il fratello di Gesù), e posta la sua sepoltura sotto il soffitto scolpito a stelle, appunto, Compostella. Sir Henry, conosciuto come uomo pio, assurgendo alla carica nobiliare di principe nel 1379, con l’aiuto di finanziamenti provenienti dalle casse dei templari, commissionò dodici navi che utilizzò per un viaggio esplorativo nel Nuovo Mondo; in quest’esplorazione fu accompagnato da Antonio Zeno, membro di una delle più illustri famiglie veneziane. Zeno era il navigatore della flotta di Henry, le navi veleggiarono verso la Nuova Scotia nel 1398. Gli esploratori vissero fra gli indiani Micmac e insegnarono a loro come pescare con le reti e a seminare i campi, proseguirono il loro viaggio vicino alla costa oggi conosciuta con il nome di Massachusetts, in quel territorio il loro compagno di viaggio Sir James Gunn morì. Henry fece incidere l’emblema di Sir James su una roccia che guarda la parte occidentale del Massachusetts.  
Incisione ancora oggi visibile a testimonianza dell’impresa templare nel nuovo mondo. Nell’antico Egitto il lato occidentale del Nilo era dedicato ai defunti ed è su quel lato che sono state costruite le piramidi, vero patrimonio dell’umanità. Henry fu ucciso poco dopo il suo rientro in patria durante una battaglia nelle isole Orchadi. Nella cappella di Rosslyn sono incise sulla pietra alcune delle piante che sir Henry portò dal suo viaggio, è possibile, infatti, ammirare il cactus americano e sull’arco della seconda finestra nella parte orientale della navata laterale a sud della cappella una decorazione di pannocchie indiane. 
La pietra tombale di Sir Henry è posta all’angolo nord-ovest della Cappella. L’ordine spagnolo, cavalleresco religioso, di San Giacomo della spada, era fiorito intorno al santuario di San Giacomo di Compostella, verso il 1170 e approvato con la regola di S: Agostino nel 1175 da Alessandro III. Divenuto potentissimo nel 1523 fu unito alla corona e Gran Maestri furono i Re di Spagna. La cappella non sembra proprio cristiana ma un compendio egizio-ebraico-cristiano. La sua pianta svela alcuni importanti simboli legati all’Ordine del Santo Arco Reale: la pianta rappresenta in maniera sicura la triplice chiave, simbolo dell’Ordine, che può anche far intuire le iniziali delle parole Templi Hierosolymitani. 

Di fronte alla porta Sud, in alto, in una piccola colonna lavorata sul muro, sopra al capitello osservo la figura della Santa Veronica: un’icona bizantina che espone il viso di Cristo impresso nel proprio velo. La leggenda non spiega perché la Santa Veronica, fin dall’alto Medioevo meta di pellegrinaggi in S. Pietro a Roma dove l’icona è esposta in una delle logge della cupola, ricordata anche da Dante nel XXXI canto del paradiso, possedesse il velo con impresso il volto del Signore. Sono state fatte tante ipotesi una di queste è legata all’ultimo Maestro templare Jacques De Molay: il velo mostrerebbe impresso il suo volto dopo le tremende torture subite prima di essere arso sul rogo il 18 marzo 1314. Al centro della Cappella osservo il soffitto, conto cinque arcate con disegni particolari: la prima a partire dalla porta d’ingresso occidentale rappresenta il cielo stellato e nella quantità di stelle osservo una colomba, il sole, la luna, ed il volto del Cristo con la mano destra alzata all’altezza del viso in posizione di saluto benevolo; la seconda arcata è tempestata di fiori, tutti di un solo tipo, potrebbero essere delle rose che si offrono al sole, la terza arcata di un’uguale quantità di fiori di biancospino, la quarta arcata rappresenta tanti gigli e l’ultima, prima dell’accesso all’interno di una fila di tre colonne che delimitano l’area della cappella dedicata alla “Signora”, rappresenta altri fiori uguali, sembrano di papiro, forse sono il simbolo dell’ unione. I fiori di papiro e di giglio rappresentavano nell’antico Egitto l’unione del palese e del nascosto, delle due nature naturanti: vita- morte, che essotericamente concorrevano, con l’aiuto al Faraone in carica di Horus e Seth, due dei, all’unione dell’alto e del basso Egitto. Nel cerimoniale scozzese dell’Arco Reale, legato alla Santa Veronica, si fanno quattro passaggi, simboleggiati da quattro veli, per pervenire all’Oriente. Il primo è azzurro, simbolo dell’amicizia; il secondo è porpora, a significare unità e concordia, simbolo derivato dall’unione dell’azzurro e dello scarlatto, che ne determina il colore; il terzo è lo scarlatto a significare il fervore e lo zelo del candidato; il quarto è bianco, simbolo della purezza, al di là siedono i tre ufficiali principali del capitolo. Davanti al velo bianco si trova il Capitano dell’Arco Reale e davanti a ciascun velo precedente c’è un Capitano del velo, il cui compito è di non permettere ad alcuno di passare senza la parola di passo. Per ogni velo sono eseguite delle specifiche letture dalle scritture mosaiche. Il soffitto richiama alla mente anche le quattro antiche fasi della Grande Opera alchimica: la melanosi, la leucosi, la xantosi, e la iosi. Entro nella parte posta ad oriente, nella cappella della “signora”, in realtà costituita da quattro piccole cappelle o altari. Il primo è quello dedicato a S.Matteo, segue l’altare di S. Andrea, il successivo è quello dedicato a S. Pietro e infine quello della Vergine Maria, immediatamente sopra l’altare di S. Andrea, pendente dal soffitto, osservo un ciondolo, sembra una grossa goccia d’acqua; vi è rappresentata la nascita di Gesù: si può osservare Maria in attesa, i Re Magi, i pastori e altre figure. In prossimità delle due ultime cappelle ci sono altri due ciondoli pendenti, il primo descrive le fasi del calvario di Cristo, il secondo quelle del calvario dell’ultimo Maestro templare. 
Intagliati nell’arcata che precede la cappella dedicata alla “Signora” una serie di sedici figure, otto per semiarco, quelle del lato destro si dipartono da un volto posto alla base che mostra sulla fronte le due croci templari una accanto all’altra: quella patente e quella patriarcale, il suo sorriso è un sorriso beffardo e le otto figure rappresentano le arti liberali, o quelle dei liberi muratori, quelle del lato opposto si dipartono da due figure che si affrontano, la più comprensibile sembra un leone o un unicorno la seconda una figura degli abissi, le immagini sono complicate la quarta e l’ottava sono rappresentate da due figure femminili con un pargolo in grembo (perché due bambini?), le altre immagini sembrano dei sacerdoti coperti con lunghe vesti. Proseguo l’osservazione dell’arcata verso la parete nord, scorgo altre sedici figure otto che salgono e otto che discendono, orientate da ovest ad est, ognuna di queste immagini è composta da due figure: uno scheletro e una forma vestita, quelle vestite rappresentano tutti i possibili percorsi della vita ordinaria o immanente, dal contadino al vescovo per terminare con il monarca, il significato è piuttosto palese nella vita una cosa sola è certa: la sua compagna o sorella morte. Vita e morte sono la stessa cosa l’una è complementare all’altra. Percorrendo la navata laterale a sud, verso la parte orientale della cappella, in linea con l’altare centrale, nell’architrave posto frontalmente si mostrano alla mia vista le incisioni dei sette peccati capitali, appena sotto l’architrave osservo il rovescio della medaglia: le sette virtù, cosa molto strana l’avarizia è scolpita nelle sette virtù e la carità nei sette peccati capitali. Non si tratta di un errore di locazione ma di una ben chiara denuncia alla chiesa cattolica del tempo, siamo nei secoli oscuri della Santa Inquisizione iniziata con la persecuzione dei templari e terminata soltanto con il processo al Conte di Cagliostro e la sua condanna al carcere a vita nella fortezza di S. Leo. La carità cristiana era una parola dimenticata dalla chiesa (chi è senza peccato scagli la prima pietra), la Santa Inquisizione determinò un lungo periodo di terrore per il libero pensiero in tutta Europa e la nascita di una malapianta: l’ipocrisia. L’avarizia, nel donare conoscenza, diventò una virtù, molti liberi pensatori trovarono rifugio in ambienti particolari, e ben protetti fecero fiorire nuovi metodi di ricerca, operativi sotto il nome di scienze occulte: in altre parole nascoste. 
Osservo l’architrave verso il lato est e leggo l’iscrizione latina: il vino è forte un re è più forte e le donne lo sono ancora di più ma la verità conquista tutti. Ecco la denuncia forte contro l’azione brutale della chiesa: la verità vince sempre! Accanto a quest’architrave, nell’angolo sud-est della cappella c’è una colonna ricca d’ornamenti e incisioni, allineate a questa altre due colonne: quella al centro molto semplice, lineare, e nell’angolo nord-est della cappella una molto elaborata. 
Si racconta una leggenda in proposito delle due colonne laterali obliando quella centrale. La storiella è riferita alle colonne chiamate Apprentice pilar e Mason’s pilar; durante la costruzione della cappella al Maestro massone che aveva completato di scolpire la colonna posta nell’angolo nord-est, il fondatore William espresse la volontà di realizzare un suo modello nell’angolo sud-est, esaminato il modellino il Maestro decise di recarsi a Roma per studiare come realizzarlo. Durante la sua assenza un’apprendista raccontò a William di aver sognato la colonna scolpita e lo pregò di poter realizzare il suo sogno, William, stanco dell’attesa del Maestro e stufo per l’insistenze dell’Apprendista acconsentì alla sua richiesta. Quando il Maestro ritornò dal suo viaggio grande fu la sorpresa nel vedere la colonna scolpita, preso dalla rabbia e dalla gelosia colpì il giovane alla testa uccidendolo. Il Maestro subì il castigo meritato per la sua brutta azione e fu impiccato. La storia è alquanto particolare e contrapposta alla la leggenda di Hiram, il Maestro costruttore del tempio di Salomone. La dimenticanza della terza colonna probabilmente rientra nella tecnica antica di non rivelare la parte esoterica della cappella. La colonna centrale rappresenta la via di mezzo, la colonna dell’equilibrio della kabalah (la colonna dell’Apprendista è quella della misericordia e la colonna del Maestro quella del rigore, la colonna centrale è quella che porta al Coronamento della conoscenza) de è anche il simbolo del terzo grado massonico. Nella cappella inferiore osservo e fotografo alcune pietre tombali, la prima risalente al XIII secolo è templare, la seconda si dice rappresenti il Re del terrore che guida le anime dal piano orizzontale a quello verticale per affrontare il giudizio; molto più semplicemente ricorda ancora che la dimensione vita-morte è possibile superarla con la conoscenza, inizialmente cercata nelle scritture e in seguito leggendo il Gran Libro della Natura che dobbiamo scoprire nella nostra interiorità. 

Proseguendo l’osservazione verso il muro orientale vedo dei piedistalli vuoti, le statue, ventiquattro in tutto, al tempo della riforma protestante sono state nascoste o eliminate e in ognuno dei capitelli si può scorgere delle incisioni, molte rappresentano vari gradi della massoneria scozzese. 
All’intero della cappella osservo tante teste raffiguranti l’uomo verde o il serpente verde così mirabilmente descritto da Goethe, dalla sua bocca si dipartono tanti rami e tante foglie che rappresentano i prodotti del bene e del male. 
Sir William Sinclair, fondatore della cappella, si divertiva, si dice, a sentire le avventure di Robin Hood e ai passanti che gli chiedevano il nome delle due torri del castello di Rosslyn rispondeva: Robin Hood e Little John. Finisco il mio pellegrinaggio ringraziando di cuore chi ha pensato di inviarmi la rivista, rientro stanco, felice e ricco di notizie strabilianti. 1) La massoneria è legata al primo nucleo templare, non nasce nel 1717 ma è precedente al 1446 lo testimoniano le pagine del libro scritto sulla pietra della cappella di Rosslyn. 2) La scoperta del nuovo mondo è precedente di un secolo a quella storica attribuita a Cristoforo Colombo, le piante rappresentate sono una lampante documentazione. 3) La tradizione iniziatica universale, seguendo la via celtica, porta all’antico Egitto, alla legge mosaica e al cristianesimo. 
Stemma della famiglia Sincair con sopra alla corona la fenice che risorge dalla fiamma. Ho fermato nella carta queste poche osservazioni nella speranza che possano stimolare altri pellegrini verso la porta di Rosslyn che si apre alla scoperta della vera LUCE, meta sospirata da tutti i seri ricercatori. Bruno Marini
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