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Le dodici fatiche di Eracle PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
domenica 16 marzo 2008

Le sue fatiche, imprese e avventure alimentano le cronache mitologiche e ne fanno il più popolare degli eroi. Il suo nome - "a gloria di Era" - gli fu dato dalla Pizia e designa quella che si potrebbe dire la sua vocazione: "glorificare la dea suprema, la sposa di Zeus".
Se gli ostacoli superati si considerano con una trasposizione di ordine psichico e morale, Eracle sarebbe il "rappresentante idealizzato della forma combattiva; il
simbolo della vittoria ( e della difficoltà della vittoria) dell'anima umana sulle proprie debolezze. (DIEL P., <u>Le symbolisme dans la mythologie grecque</u> Paris 1952 e 1966
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Un inno omerico lo celebra, sintetizzando tutta la sua leggenda:
"Eracle, figlio di Giove, ....il più grande,
e di molto, fra gli uomini della terra......
dapprima errò sulla terra e sul mare immenso,
e soffrì; ma trionfò grazie al suo coraggio
e dovette molto soffrire.
Ora invece egli vive felice nella bella dimora
nevosa dell'Olimpo e ha per sposa Ebe,
la Giovinezza dalle belle caviglie."
(Inni Omerici - Milano 1975)
Sull'importantissimo significato simbolico (universale e molteplice) del numero Dodici si rimanda ai capitoli n.1, 2, 3, 4, 5, pag.392 e 393, vol .
I° del <u>Dizionario dei Simboli</u>, a cura di J. Chevalier & A. Gheerbrant, Rizzoli, Milano 1966.
LA LOTTA CON IL LEONE DI NEMEA
"Il fulminante leone Nemeo, compresso nella tua stretta provò la tua forza"
(SENECA, Agamennone, 822 e seg.)
Al margine settentrionale della pianura di Argo, poco lontano da Micene, si elevano i monti attraverso i quali passa la strada che conduce a Corinto. Il più alto è l'Apesas, sotto cui si estende l' ampia vallate di Nemea, presso la quale ci sono molte caverne: in questa regione viveva un leone che rendeva mal sicura tutta la zona montuosa. Questa fiera invulnerabile, nata da Echidna e Tifone, sarà strozzata da Eracle su
ordine di Euristeo. (1) Significativo sarà il gesto di scuoiare il leone, compresi la testa e gli artigli e di indossare il manto invulnerabile: "ciò che prima minacciava di morte gli uomini, si trasformò in una promessa di salvezza." (Kerényi K., Gli Dei e gli Eroi della Grecia, Garzanti, Milano 1982, vol.2, pag.157) Zeus, per onorare suo figlio, assume l'animale prodigioso in cielo come ricordo: esso diviene il Leone dello Zodiaco.
 



Il leone è simbolo di potenza, di sovranità, ma anche del Sole, dell'oro, della Forza penetrante della luce e del verbo.  [ Il leone, quale aspetto interpretativo secondario, rappresenta anche la giustizia, da cui i leoni del trono di Salomone, del trono dei re di Francia, di quello dei vescovi medioevale ].
Ed il leone di Nemea, che poteva essere vinto solo da un Eracle, aveva certamente in se qualche cosa di speciale. Egli deve aver simboleggiato la morte e gli Inferi in particolare. I leoni, che antichi artisti collocavano sulla tombe, ci ricordano questa capacità rappresentativa, anche se non volevano rappresentare il leone di Nemea; tale motivo si ritrova su tombe cristiane: " in se stesso il leone è simbolo di risurrezione". (da CHAMPEAUX G. & STERCKX S., Introduction an monde des symboles,  Paris 1966, p.278

(1) - Euristeo è re di Micene. Eracle rimane al suo servizio fino a quando completerà le dodici fatiche assegnategli dal re; dopo, il figlio di Zeus otterrà l'immortalità che gli spetterà per le sue gesta.

(2) L'UCCISIONE DELL'IDRA DI LERNA:  "L'Idra, ad ogni amputazione subita non crebbe più forte contro Ercole, dolente di essere vinto. (ORAZIO, <u>Carmi</u>, IV, IV, 61-2) L'Idra di Lerna è un mostruoso serpente con otto teste mortali ed una immortale; nasce da Tifone ed Echidna. Infesta i dintorni di Lerna, nell'Argolide, dove vive in una palude; non solo divora chiunque gli capiti a tiro, ma col suo fiato esiziale appesta l'aria e rende sterile la campagna.
Il mostro è ucciso da Eracle, che l'affronta insieme a Iolao (figlio del fratellastro Ificlo), tagliandogli le teste con la spada. Ma al posto di ogni
testa mozzata ne spuntano due allora Iolao incendia un bosco vicino per avere dei tizzoni ardenti utilizzati da Eracle al fine di bruciare i colli mozzati. L'eroe finisce la belva prima schiacciandole la testa immortale con un grande masso e poi intingendo nel sangue velenoso le proprie frecce, così da rendere incurabili le ferite da esse prodotte.



Note sulla simbologia della seconda fatica:
"Abitando le palude l'idra si caratterizza come simbolo dei vizi più ottusi. Finché il mostro vive , finché la vanità non è dominata, le teste - simbolo dei vizi - ricrescono, anche se con una apparente
vittoria si arrivasse a tagliarne l'una o l'altra."(Diel P.,<u>Le symbolisme dans la mythologie grecque,</u>Paris 1952-1966) Il sangue dell'idra è un veleno: Eracle vi attingeva le frecce; se si mescolava
con l'acqua dei fiumi i pesci non erano più commestibili. Questo confermerebbe l'interpretazione simbolica: tutto ciò che è collegato con i vizi, o ne deriva, si corrompe e corrompe.
* La purificazione (scena dei tizzoni ardenti, con il fuoco fa parte del processo d'iniziazione (attraverso "le prove"negli inferi).
3)LA CACCIA AL CINGHIALE DI ERIMANTO  "Provò la tua forza il devastatore dei campi d'Arcadia" (SENECA, op. cit.) Eracle cattura, nella terza delle sue dodici fatiche, questa mostruosa fiera che devastava il territorio presso il monte Erimànto, in Arcadia. L'eroe prese vivo il feroce cinghiale e lo portò sulle spalle Euristeo che, spaventato, corse a nascondersi in una botte.
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Note sulla simbologia della terza fatica:
Il suo significato simbolico, come quello della maggior parte degli animali, è ambivalente.
Da un lato, appare come simbolo di audacia e del valore irrazionale sino al suicidio; dall'altro è simbolo di sfrenatezza. Per quanto ci riguarda, il cinghiale rappresenta la cupidigia. Per purificarsi bisogna affrontare l'animale e se è necessario ucciderlo, come d'altra parte fece anche Meleagro uccidendo quello di Calidone con l'aiuto di Teseo e da Atalanta.Nella tradizione cristiana il cinghiale rappresenta il demonio, sia che lo si avvicini al maiale, avido e lubrico, sia che se ne consideri l'impetuosità - assimilabile alla foga delle passioni - sia che si ricordi il suo passaggio devastatore nei campi coltivati. "La rimozione di Set, del cinghiale e del maiale fanno parte della rimozione della Grande Madre, dei suoi riti e dei suoi simboli. Mentre nel matriarcato il maiale è l'animale preferito e sacro alle grandi divinità materne Iside, Demetra, Persefone, Bona Dea e Fraia, con la rivoluzione patriarcale esso diventa l'epitone del male. Il "grande dio" Set era associato come cinghiale alla bianca scrofa Iside. Però, mentre inizialmente il cinghiale rappresenta la forza ctonia selvaggia e distruttiva della grande madre uroborica, successivamente esso diventa Set, lo zio materno omocida, e infine l'emblema stesso del male". (NEUMANN E., <u>Storia delle origini della coscienza.</u> Astrolabio Roma, pag.201, nota) 
LA CATTURA DELLA CERVA DI CERINEA
"Ha trafitto la cerva dai piedi di bronzo"(Virgilio, <u>Eneide,</u> libro VI, 802) Questa cerva dalle corna d'oro viveva sui monti dell'Arcadia. Qui vi regnava Artemide, dea della castità ed alla quale erano sacri animali come, appunto, i cervi. Eracle doveva recarsi ora colà, poiché Euristeo gli aveva dato come incarico di portare viva a Micenela cerva dalle corna dorate, che cercava di nascondersi anche da Artemide.
L'eroe la insegue, al fine di catturarla viva, attraverso tutta l'Arcadia, fino al fiume Ladone, che segnava il confine con l'aldilà. La raggiunse prima che passasse il fiume. Una volta presa e poi legatele le zampe, se la carica sulla spalle per attraversare di nuovo l'Arcadia e consegnarla ad Euristeo a Micene.
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Note
sulla simbologia della quarta fatica: Se consideriamo il suo carattere selvatico, la sua lunga fuga fin presso gli Iperborei, la cerva dai piedi di bronzo, che Eracle vuole  catturare viva al termine di un lungo inseguimento verso il Nord, sarà il simbolo della saggezza, così difficile da raggiungere. Secondo il simbolismo del bronzo, questo metallo poichè era sacro isolava la cerva dal mondo profano e poichè era pesante l'assoggettava alla terra. La caccia alla cerva nella tradizione mistica celtica è anche il simbolo della saggezza che Eracle, persegue instancabilmente e senza posa perchè vuole e sa come catturarla.
5) LA CACCIA AGLI UCCELLI STINFALI "Lo stuolo Stinfalio percorso dalle sue frecce precipitò dall'alto cielo".(SENECA, id.)  Questi favolosi uccellacci del lago Stinfalo (in Arcadia) avevano ali, rostri ed artigli in bronzo. Si servivano delle loro penne (anch'esse di bronzo), che lanciavano come frecce, per uccidere gli uomini.Eracle li avrebbe uccisi tutti a completamento della sua quinta fatica.
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Note sulla simbologia della quinta fatica:

"Uno dopo l'altro, come uccelli portati da ali leggere, più rapidi ancora del fuoco distruggitore, li vedi volare verso le coste del dio tramonto".
In queste parole di Callimaco di Cirene, la costa occidentale, dove il dio del sole tramonta, significa il regno dei morti. Gli uccelli della palude di Stinfalo ci richiamano questo regno. Ercole continua nella sua purificazione. Avendo acquisito la saggezza, con la cattura della cerva, Eracle cammina più spedito. Egli è consapevole che deve tirar fuori i mostri che ostacolano la sua ascesa. Minerva gli fornisce una specie di timpani di bronzo che servono a spaventare gli uccellacci i quali usciti fuori dal bosco sono stati uccisi dalle frecce avvelenate.
6) LA CONQUISTA DEL CINTO D'IPPOLITA:
"La bellicosa Ippolita vide rapirsi di mezzo il petto la fascia"
(Seneca, Id.) Ippolita era regina della Amazzoni, figlia di Ares e della amazzone Otrere. Ella possedeva un ricco cinto donatogli dal padre e,
poichè Admeta, capricciosa figlia di Euristeo, desiderava a sua volta il prezioso ornamento, fece inviare Eracle a Temiscira per entrarne in possesso. L'eroe dovette sostenere una guerra cruenta con le Amazzoni, ma infine riuscì nell'impresa, aiutato da Teseo, il quale ebbe in premio la stessa Ippolita.  "Ma il più gradito oggetto era Teseo  e su carro eccelso, cui traean superbi quattro destrier vie più che neve bianchi nè Ippolita è minor vaghezza e speme del popolo, già placida in sembiante, e al dolce nodo maritale avvezza." (STAZIO, Tebaide,  XII, 798 e seg.)
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Note sulla simbologia della sesta fatica:
La cintura è un simbolo della protezione del corpo e implica le "virtù" difensive della persona, essendo l'allegoria della verginità. Consegnare la cintura significa "darsi" e non solo rinunciare al potere. Per Ippolita significa abbandonare la condizione di Amazzone e donarsi ad Eracle. Essere Amazzone significa agire da uomo, comportarsi da uomo, ma non essere accettata nè dagliuomini nè dalle donne. Ella esprime il rifiuto della femminilità ed il mito della sostituzione impossibile del suo ideale virile alla sua natura reale.

7) LA RIPULITURA DELLE STALLE DI AUGIA
 "Augia, secondo alcuni figlio di Elios o, secondo altri, di Posidone o di Forba, fu re dell'Elide. Si dice che egli possedesse ricchi armenti(1).
Eracle, senza dirgli che ne aveva ricevuto l'ordine di Euristeo, promise al re di ripulirgli in una sola giornata le stalle(2) se gli avesse dato la decima parte del bestiame. Augia non prestò fede alle parole di Eracle, tuttavia promise quanto gli aveva richiesto. L'eroe ripulì le stalle deviando in esse le acque dei fiumi Alfeo e Peneo: Ma Augia, quando seppe del comando di Euristeo non volle concedere la mercede pattuita." (APOLLODORO, Biblioteca, II)
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Note sulla simbologia della settima fatica:
 
(1) - Circa tremila capi di bestiame.
(2) - Che da trent'anni non erano state curate.

8) -  LA CATTURA DEL TORO DI CRETA 
 "E urlò l'orrido toro che aveva abbandonato i campi di Creta" (SENECA, Agamennone)
 Minosse, re dell'isola di Creta, promette a Poseidone (dio del mare) di sacrificargli tutto quello che dal mare fosse giunto a Creta, ma non
vuole immolare un meraviglioso toro bianco inviato dal dio stesso; manda questo ai suoi armenti, sacrificando in sua vece un'altro toro.
Secondo alcuni mitografi, Poseidone si vendicherà rendendo feroce il toro (ma che poi sarà domato e catturato da Eracle), secondo altri, ispirando Pasifae (moglie del re) una insana passione per quell'animale superbo.
...Eravi Creta
Da l'altro lato, alto dal
mar levata,
Ch'avea del tauro istoriata
intorno.
E di Pasìfe il bestiale amore.
E la bestia di lor nata biforme,
Di si nefando ardor memoria infame.
(VIRGILIO, Eneide, VI, 35-40)
L'eroe porta il toro a Micene, come convenuto con Euristeo, dove lo lascia libero. Per lungo tempo l'animale indomito vagherà per il Peloponneso,  fino a giungere attraverso l'Istmo a Maratona, dove Teseo lo prenderà di nuovo ed infine lo sacrificherà ad Apollo.
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Note sulla simbologia dell'ottava fatica:(toro di Minosse)
Con la valenza archetipa che denota il carattere maschile (anche se dominato dalla dea in un contesto mitologico-regale, in generale il
simbolismo del toro corrisponde alla potenza ed alla forza impetuosa,ma nel caso specifico è legato alla Grande Madre, come animale lunare (...) in relazione con la notte; molte testimonianze precristiane attestano questo contenuto universale, dall'Egitto a Babilonia. La lotta col toro
appartiene ai rituali del Femminile: il dominio dell'uomo sugli animali ha origine dal culto della fertilità deputato al maschile. Ed il toro cretese è
simbolo di questo culto che lega la Grande Madre ed il figlio amante.  Il culto della fertilità termina con il sacrificio del toro. (La decapitazione del toro riporta simbolicamente alla evirazione del figlio amante) Anche per il cinghiale avviene la stessa cosa. Eracle, come nella terza
fatica (a caccia del cinghiale di Erimanto), sta a  RAPPRESENTARE LO STADIO DEL SUPERAMENTO DELL'ARCHETIPO MATERNO
APPARTENENTE AL MITO DELL'EROE
.  

9)  LA CATTURA DELLE CAVALLE DI DIOMEDE:
 "Viene Ippodamo poi d'Enomao figlio, e Cromo nato dal famoso Alcide nè sai ben dir qual con più destra mano i freni regga dè destrier feroci.   Guida il secondo quei che 'l padre tolse a Diomede, ed il primiero affrena quelli che fur del genitor crudele: ed hanno ancora l'uno e l'altro i carri di putrefatto sangue aspersi e tinti." (STAZIO, <u>Tebaide,</u> VI, 505-13)  Diomède, re dei Bistoni (nella Tracia), era figlio di Ares. Possedeva una mandria di cavalli, spiranti fiamma dalla bocca, che nutriva con il sangue degli stranieri. Lotta con Eracle ed il " suo sangue fu l'ultimo che tinse le fauci dei feroci corsieri".                    

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Note sulla simbologia della nota fatica:
Diomede era figlio di Marte, dio della guerra. Questo personaggio terribile, secondo Plutarco, teneva le sue
cavalle della morte legate con catene di ferro alla mangiatoia di bronzo e le nutriva con carne di sventurati stranieri. Per domare questi
animali selvaggi Eracle getta loro in pasto Diomede e le porta con se a Micene. Motivo ricorrente della cattura della fiera, per portarla viva a Micene.
In generale, il cavallo è da associare in origine alle tenebre del mondo ctonio; figlio della notte e del mistero, il cavallo archetipo è portatore di sia di morte che di vita, legato al fuoco [ come le cavalle di Diomede,che spirano fiamme dalla bocca] e dell'acqua. La molteplicità delle sue eccezioni simboliche deriva dal significato complesso delle grandi figure lunari, in cui per analogia l'immaginazione associa la terra nel ruolo di Madre, la luna, le acque e la sessualità, il sogno e la divinazione, la vegetazione e il suo rinnovamento periodico.

10)  LA CATTURA DEI BUOI DI GERIONE:
 Eracle, "insultando, schiacciò con un colpo di clava il triplice  mostruoso corpo dei fratelli gemelli, nati con un solo busto, e ne condusse il bestiame, privato del triforme Gerione, dalle terre d'occidente a quelle di oriente."(SENECA, Agamennone, 830-34) Gerione era figlio di Crisaore e di Galliroe o, secondo altri favolisti, di posidone; aveva tre corpi "dalla cintola in su" e sei braccia. Dimorava nell' isola Eritea, presso Cadice Eracle, dopo aver ucciso il mostro, con un colpo di clava gli porta via i numerosi buoi. L'armento di Gerione era custodito dal cane bicipite Orto, dal gigante Euritione e da un drago con sette teste; anche questi mostri sono soppressi dall'eroe. Per giungere all'isola Eritea Eracle si serve della navicella di Elios, che ottiene in prestito dal dio del sole dopo averlo minacciato con l' arco. A testimonianza di questa sua impresa, che avviene ai confini del mondo allora conosciuto, l'eroe pone due grandi colonne ( le colonne d'Ercole) all'imbocco dell'Oceano Atlantico.      
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 Note sulla simbologia della decima fatica:

 Ancora una volta il nostro Eracle è costretto a dure prove per portare a termine quanto ordinato da Euristeo. In questa decima fatica, marciando da Oriente ad Occidente deve sostenere diversi scontri. Tra i parerga connessi con quest'impresa si ricorda lo scontro avuto con il re della Libia, il gigante Anteo e con Erice candidato re diuna parte dellaSiciliaeconAlcioneo formidabile Gigante sull' Istimo. Molto significativo, dal punto di vista Iniziatico e Magico, è l' ardire di Ercole di aver puntato verso il dio Elios, il suo arco per entrare in possesso della navicella che lo avrebbe portato poi ad Eritea. Eracle dopo impossessatosi dal gregge volle continuare il suo viaggio completando il " cerchio" da Occidente verso Oriente passando per l'Iberia, la Gallia e l'Italia.  

 Dal punto di vista alchemico, i Naasseni consideravano Gerione possessore di tre parti: una spirituale, una psichica ed una materiale e che la conoscenza di lui fosse l'inizio della capacità di conoscere Dio.

- "L'inizio della  totalità (integrità) è la conoscenza dell'uomo, ma la conoscenza di Dio è perfetta totalità" -. Queste tre parti quando si posero in movimento e si unirono, formarono un unico uomo: GESU'.

11) LA RACCOLTA  DEI POMI D'ORO DELLE ESPERIDI :

"O miei mani, o miei mani! O mio
dorso, o mio petto, o mie braccia, siete voi che avete ucciso...
il drago custode dei pomi d'oro ai confini del mondo

Donne di Trachis) Le Esperidi erano figlie di Atlante e
di Esperide: si chiamavano Egle, Esperetusa e Aretusa; per alcuni mitografi, invece, erano sette. Insiene con il drago Ladone custodivano, in un bel giardino della Mauritania, i pomi d'oro che Era aveva ricevuto in dono da Gea in occasione delle sue nozze con Zeus. Euristeo comanda ad Eracle di recargli tre di quei pomi e l'eroe riuscirà nella difficile impresa, potendo contare sull'aiuto prima di alcune Ninfe e di Prometeo (che gli indicheranno il luogo abitato dalle Esperidi) e poi su quello di Atlante (al quale dovrà sostituirlo per qualche tempo nel sostenere la volta stellare

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 Note sulla simbologia dell'undicesima fatica Le Esperide, figlie di Atlante e di Esperide, vivevano in un giardino di mele d'oro il cui ingresso era sorvegliato da un drago; Eracle vinse il drago e s'impatronì del giardino con tutte le sue ricchezze Il mito rappresenta l' esistenza di una sorta di Paradiso; Eracle, l'eroe che trionfa su tutti gli ostacoli. L'insieme è uno dei simboli della lotta sostenuto dall'uomo per raggiungere la spiritualizzazione che gli assicurerà l'immortatlità. Atlante, dice la leggenda, insegnò l'astronomia ad Eracle; il drago diede il nome ad una
costellazione ed Eracle fu identificato con il sole. Il pomo simbolicamente ha vari significati è si presta a diversi e distinte interpretazioni, ma fondamentalmente rappresenta il frutto dell'Albero della Vita quanto quello dell'Albero della Scienza, del bene e del male: "conoscenza
unitiva che conferisce l'immortalità, o conoscenza distintiva che provoca la caduta". "il pomo, anche ai nostri giorni, nelle scuole iniziatiche, è il simbolo della conoscenza poichè, tagliandolo in due (nel verso perpendicolare all'asse del peduncolo), vi si trova un pentagramma,
tradizionale simbolo del sapere, disegnato dalla disposizione stessa dei semi". (Robert AMBELAIN,  L'Ombre des Cathedrales)  Dizionario dei Simboli, Rizzoli 1986
LA CATTURA DEL CERBERO
"Cerber nel basso regno cieco e vano,  latrando, all'ombre triste dà terrore: stretto da tre catene, par ch'ira aggia, rabbia, schiuma, venen da' denti caggia". (LORENZO IL MAGNIFICO,  Selve d'Amore , 1, 14 Figlio
di Tifone e di Echidna, era un cane con tre teste (ma Esiodo dice che ne aveva  cinquanta, mentre Pindaro ed Orazio addirittura cento), posto a guardia del palazzo di Ades; qui doveva qui doveva impedire alle ombre di uscire dall' Inferno e vietare ai vivi di varcare la soglia.   Viene addormentato dal suono della lira di Orfeo, allorché questi discende nell'Ade per riprendersi Euridice Eracle, nella sua dodicesima fatica, riesce a legarlo e a  condurselo dietro.                    

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Note sulla simbologia della dodicesima fatica

Cerbero
rappresenta il terrore della morte per coloro che temono l'Inferno, più ancora. l'Inferno stesso e anche l'Inferno interiore di ogni essere umano. Eracle riesce a vincerlo solo con le proprie forze e Orfeo riesce a pacificarlo per un' istante con un'azione spirituale , cioè il canto della sua lira: questi sono due indizi a favore dell'interpretazione neo-platonica, che vedeva in Cerbero il genio stesso del demone interiore, lo spirito del male; per vincerlo, si può contare solo su di sè. La dodicesima fu l'ultima e la più grave fatica che Ercole per affrancarsi da Euristeo ha dovuto sostenere. Difronte a tanto coraggio, Ades gli diede il permesso di portar via il tricipite Cerbero a patto che lo domasse senza usare delle armi. Con le mani strinse il collo dell' infernale animale caricandolo sulla spalle portandolo alla luce del sole.  Ercole rappresenta l'Uomo di desiderio che vuole penetrare nella Verità e vuole morire da Iniziato per rinascere immortale.  Ognuno di noi può essere un Ercole a patto che, come Lui, si sappia imbarcarsi sul sentiero iniziatico uccidendo le bestie che ci sono dentro e purificandoci
costruire il nostro Tempio interiore. Accendendo il primo Athanor, bisogna  uccidere il Leone; il che vuol dire che l'A:: I:: Neofita, come primo dovere deve saper domare la carne.  Uccidere l'Idra dalle nove teste con tizzoni ardenti e torce avvelenate, è il secondo dovere. Bisogna distruggere in se i pregiudizi, le superstizioni, e di vincere ogni falsa scienza e qualsiasi dogmatismo con l'aiuto di quel fuoco intellettuale che è la Mente "le cui fiamme divorano a poco a poco le minime cose del Cosmo, ne estraggono il soffio, e permettono subito dopo di riedificare una Sintesi, purificata da ogni elemento inarmonico".Non basta la sola Forza per vincere le bestie e superare gli ostacoli; non è sufficiente l'attrazione della bellezza di Venere [ forza magica dell'Amore che evolve la natura inferiore e fa cessare il duello fra la Carne e lo Spirito] perrenderci Uomini liberi, ma è soprattutto la Saggezza che fonde armonicamente la forza di amore e la fermezza, qualità sterili se prese separatamente e potentemente creatrici se riunite da essa. Ercole, o Eracle rappresenta la potenza, la robustezza, la fermezza incrollabile nella fede, la sicurezza dell'Associato Incognito nei suoi ideali e nell'opera sua.Per questa sua tenacia  per questo suo desiderio, verrà aiutato dagli eroi e dagli dei.  L'Associato Incognito, come ogni Uomo, è essenzialmente libero, ma la sua libertà può trovarsi limitata da condizioni speciali; ed inoltre egli cade nella schiavitù delle sue passioni e dei pregiudizi della sua educazione.Bisogna che l'Uomo di Desiderio, come tale, percorra, l'iter tracciato da Eracle, affrontando con coraggio le "bestie" ed avrà anche lui l'aiuto degli amici e degli Dei. Per ottenere questo deve abbandonare i metalli, denudarsi spogliandosi e privandosi dagli appetiti e dagli egoismi umani. Deve ritornare un uomo allo stato naturale realizzando il "regresso ad uterum". Questa purificazione lo renderà Uomo Libero.  Chi non può fare uso della libertà, deve essere escluso dai nostri misteri perchè non può disporre di sè, nè contrarre, validamente , degli obblighi.   "Chi non ha in
coraggio di abbandonare il carnevale delle illusioni mondane e porre l' intelletto al disopra di tutte le fugaci ed illudenti sensazioni della materia graveolente di putredine umana; chi, pur dichiarandosi uomo forte e di cuore adamantino, non sa dominare il piacere ed il dolore della natura umana, deve rinunziare al mondo in cui le esistenze più pure e perfette hanno l'intelletto della verità" (G.K. Vol.I° - La scienza dei Magi).

 RAM
 
  BIBLIOGRAFIA
1) - J. Chevalier A.Gheerbrant - Dizionario dei simboli Bur - Rizzoli Ed.1986
2) - Declaustre - Dizionario Mitologico - Ed.Brenner Cosenza
3) - A. Morelli - Dei e Miti - Edizioni Librarie Italiane
4) - G. Cairo   - Dizionario Ragionato dei Simboli - Forni Ed.
5) - H. Biedermann - Enciclopedia dei Simboli - Garzanti Ed.
7) - P. Grimal - Enciclopedia dei Miti - Garzanti Editore
8) - G. Ronchetti - Dizionario Illustrato dei Simboli - U.Hoepli Editore - Reprint Cisalpino-Gogliarda
9) - F. Ramorino - Mitologia Classica - Ulrico Hoepli Editore
10) - J. E. Cirlot - Dizionario dei Simboli - Siad Edizioni

Ultimo aggiornamento ( domenica 16 marzo 2008 )
 
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