|
Jung descrive la visione sacrificale di Zosimo, l'alchimista greco del III secolo, contrapponendola al sacrificio rituale cristiano, nel saggio "Il Simbolo della Trasformazione nella Messa", raccolto nel volume "Psicologia e Religione". Nella visione di Zosimo, sacrificio e sacrificante divengono una medesima cosa: " l'ignoto nell'uomo e l'ignoto nella cosa fanno un tutt'uno". L’ignoto nell'uomo è il potere fantastico dell'inconscio, l'ignoto nella cosa è il terrore inconscio del maschio per il femminile con la minaccia della sua vagina dentata. L’ambivalenza del femminile consente al dio degli Inferi di fungere da tramite, maschile, della Terra nutrice e tomba, insieme Madre e Morte. Attraverso il sacrificio, il sacrificante ricerca di collegarsi al proprio archetipo. Il sacrificio più antico, dell'uccisione del figlio-amante della Grande Madre, era quello del cinghiale, sostituto rituale di Adone. Anche in onore di Persefone si sacrificavano i maialini da latte, simboli della "verginità innocente". L'animale sacrificale assolve la funzione di un alter ego, che, una volta consacrato, viene investito di tutti quei desideri destinati a rimanere tali. Si venera chi potrebbe distruggerci e si proiettano le bramosie che ci potrebbero annientare per la frustrazione di non averle potute soddisfare. La "materia prima" subisce così una trasformazione da parte della corrente sacrificale, promanando un sentimento di fusione ed identificazione, una partecipazione mistica sacrficante-sacrificato. In qualche modo il sacrificio rimanderebbe anche al tabù dell'incesto, in quanto tende ad unificare, in senso maschile, ciò che è duale, perchè femminile: quella madre che dona la vita, ma allo stesso tempo è causa di rivalità, castrazione e morte. Nel rituale sacrificale succede il contrario, prima si annienta per poter poi riproporre ad un altro livello ciò a cui, in precedenza, si era rinunciato. Il principio di trasformazione maschile (Super Io), che tramuta la sessualità in amore, diventa la gelosia in grado di frenare gli istinti e stabilire le regole della convivenza sociale. "Il sacrificio avviene solo quando sentiamo il Sè che lo attua realmente su di noi". Il rito contribuisce all'elaborazione matura delle manifestazioni inconscie prodotte dalla pulsione istintuale. In un tale contesto, l'iniziazione si presenta come una riflessione consapevole del passaggio dell'Anima da una forma ad un'altra, alla stessa stregua della mitologica offerta annuale delle vergini. Due vergini locresi, trascelte dalle "cento famiglie" originarie della madrepatria (Opunzia ovvero Ozolia), ogni anno, e per mille anni, sarebbero state inviate ad Atene, come schiave del Tempio di Atena, per espiare il peccato di Aiace Oileo, colpevole della violenza sacrilega nei confronti di Cassandra. Le due giovinette erano costrette a raggiungere il santuario di Pallade senza cadere nelle grinfie dei malintenzionati abitanti, pena la morte. "Per placare la furia della Madre Terribile, veniva sacrificata la fanciulla più bella, come simbolo della concupiscenza dell'uomo". Se l'offerta non era dedicata agli dei olimpici, invece di un pasto festivo in comune, si aveva l'olocausto liberatorio e distruttore. Sulla tomba (omphalos)/altare (eschàra) di Achille, narra Euripide nell'"Ecuba", Neottolemo depose il giovane e intatto corpo di Polissena, simbolo e appellativo ("dai molti ospiti") della Signora della Morte. Ai trapassati le offerte, scure, vengono adempiute di notte, attraverso fenditure nella terra. La vittima delle divinità ctonie viene fatta a pezzi (sphàgion) nei rituali di stornamento.Dirce viene sacrificata, al dio teriomorfo, da Anfione e Zeto, i figli di Antiope; la figlia di Eracle, Macaria("beata") si offre volontariamente a Persefone, al fine di procurare vittoria in battaglia; Alcesti si sostituisce ad Admeto, in obbedienza alle Moire, ma essa stessa è una dea del mondo infero, una primordiale matriarca della Natura e delle belve, Feraia, il cui sposo è l' indomabile, Admeto appunto. Per Neumann, "fu solo nel corso dello sviluppo storico che la dea Alcesti divenne l'eroina ed il suo divino marito divenne il re mortale Admeto, un tipico esempio di personalizzazione secondaria in cui elementi originariamente archetipici vengono ridotti a livello personale.”. Odisseo inganna Clitemnestra affinchè sia reso possibile il sacrificio di Ifigenia: sarebbe venuta in Aulide per sposare Achille.Matrimonio e morte si equivalgono nel simbolismo magico, "come nel famoso lamento della figlia di Edipo, sono state sempre idee associate, da quando Ade rapì Persefone". Lo stupro di Lucrezia, da parte di Tarquinio, significa la fine. Attraverso il suicidio, Lucrezia salva l'onore della famiglia e si inserisce nel contesto mitologico del Matrimonio di Morte. Persino la più gioiosa cerimonia nuziale si riassume nell'atto di "nubere", coprire con un velo. Ed essere avvolto da un velo, o da una nube, da un cappuccio o da una pelle, come nei riti di passaggio, equivale a divenire ciechi a questo mondo, per poter vedere nel buio dell'al di là e, secondo la legge dei contrari, conoscere il mondo capovolto del sottosuolo. Grazie alla versione poetica del Burger, la storia di "Lenore" è la più nota fiaba a tema macabro, come l'analoga favola bretone "La fidanzata del morto", o quell'altra resa celebre da Goethe quale "Sposa di Corinto"(1797), dove si intravede la prima figura romantica di donna vampira. Che la vita e la morte siano strettamente collegate lo si avverte dall'intreccio tra desiderio sessuale, vitale, e l' evidente o latente aspirazione all'estinzione dello stesso, nell'unione con un sostituto materno. Per sfondare le barriere finite del mondo terreno, e restaurare uno stato antecedente, si deve far ricorso alla funzione di trascendenza del simbolo di conciliazione della separazione tra soggetto e oggetto, tra sacro e osceno, per giungere infine al numinoso, secondo il vecchio motto alchemico: "il tesoro sta nel fango". "I sacrifici di vergini che l'eroe compie rappresentano una trasformazione della vita interiore". Suo è anche il compito di sopportare "il peso morale di tutto il processo"-scrive Bradley A. Te Paske ne "il Rito dello Stupro"(red, Como, 1987). "L'eroe vivente lotta per andare avanti come l'Io identificato con lo spirito, ma incontra la sua controparte ctonia nella morte. Ma la morte dell'eroe è anche un rinnovamento nella vita indistruttibile". Del resto pure Eraclito sosteneva che Ade e Dioniso sono la stessa cosa. E l'unione con il femminile non è che il naturale completamento dell'io nel corso del suo processo di individuazione e di identificazione con lo spirito. Il dio siede su di un trono, con la stessa coppa di vino (il kàntharos) tra le mani, oppure con un melograno da offrire a Persefone, come cibo spirituale; la Regina del mondo invisibile gli sta accanto. "Altri segni, il serpente, il cane, il cavallo, una volta anche una bella testa di giovane, offerte che delle figurine umane arrecano alla coppia divina, tutto ci dice senza possibilità di errore, che Ade e Dioniso, in una sola persona, rappresentano l'eroe"- conferma Kerényi. Eppure, soltanto simbolicamente si può percepire l'unitarietà della vita e della morte, un'unione questa riproposta dagli archetipi femminili dell'Anima e della Madre. Sia l'una che l'altra contengono, entrambe, gli aspetti di Io ed Ombra, in lotta tra loro."Un'unità trasformata in coscienza psichica, che acquista un significato numinoso attraverso l'attività sacrificale del sè". Il circuito che parte dall'impulso e percorre la via del contenimento, della riflessione e del sacrificio è indice di un rituale iterativo, a garanzia di un "eterno ritorno" e di una perfetta continuazione. L'anonimo autore greco (Ippolito forse) di "Philosophoumena" descrive le raffigurazioni rituali di una camera nuziale che probabilmente veniva impiegata per delle iniziazioni di tipo orfico. Un anziano canuto, ma alato, simbolo di luce, insegue una fanciulla, turchina, a rappresentanza dell'"acqua nera". In questa descrizione è possibile intravvedere il perdurare e la conservazione di quell'Eros Protogonos (nato per primo), occulto protagonista dei Misteri, che rimane il più vecchio di tutti gli dei. Un atteggiamento di eccessiva rinuncia può lasciare inevase le esigenze di una partecipazione cosciente. Da qui la necessità di un'azione di forza nel corso del sacrificio. Ogni personalità individuale ha la sua controparte archetipica nella sfera degli dei. Le vittime del sacrificio sono divine, sembianze transeunti del complesso dell'Anima femminile dell'uomo, effimere mutazioni che seguono il livello di consapevolezza. Ifigenia è l'alter ego della dea Artemide, Alcesti la divina consorte del dio degli Inferi.Dirce e Macaria danno origine ad un'immortale fonte di acqua pura. Dalle ceneri d'una forma primitiva dell'Anima scaturisce quindi un principio di rinnovamento catartico. Da uno stato di coscienza caotico, da una "impasse" dell'inconscio, la possibilità di passare ad uno stato di consapevolezza più completo, la offre la sperimentazione dell'inconscio collettivo, l'invocazione della funzione conciliatrice ed integrante della divinità: il sacrificio inteso come trasformazione. In occasione di alcune delle festività più diffuse dell'intera area ellenica, si consumavano grandi quantità di aglio, con lo scopo forse di indurre l'astensione dai rapporti sessuali. Nell'"Ekklesiazùsai", ad esempio, Aristofane immagina una riunione di sole donne per covare segretamente l'instaurazione del matriarcato durante le Sciroforie, le festività femminili etimologicamente riconducibili a "skir", l'argilla bianca con la quale Teseo, in procinto di partire per Creta, avrebbe plasmato un simulacro di Atena. Eppure, va anche ricordato come proprio sull'isola di Sciro si compie l'apopompé(rimozione) regale dello stesso Teseo, ivi gettato dall'alto di un dirupo; e sempre a Sciro scompare misteriosamente il primo re di Atene Eretteo. Le caratteristiche comuni di molte di queste festività femminili consistono soprattutto, oltre che nell'interruzione della quotidianità, nella netta separazione dei sessi. Pure nelle Tesmoforie le donne non più vergini si riuniscono nel Tesmoforio per tre giorni di seguito, allo scopo di offrire alle divinità infere sgradevoli sacrifici, in una sorta di commistione di riti funebri ("enaghìsmata") e riti misterici ("telestikòn").Infatti, dopo aver gettato dei porcellini nel profondo delle viscere di cavità sotterranee ("megara"), ed averne recuperato i resti (appunto "thesmòi") per propiziare la fertilità, si accingono a preparare un sacrificio maggiore ed ancora più misterioso nell'ultimo giorno delle feste, il giorno della "bella progenie"("kalligéneia").Aristofane ambienta le sue "Tesmoforiazuse" nel secondo giorno, quello del digiuno, durante il quale venivano ritualmete scambiate delle ingiurie. In questa commedia, il vecchio protagonista, travestito per l'occasione, viene solamente tenuto prigioniero. Mentre, molto probabilmente, nella realtà si tramandano memorie di segreti sacrifici notturni, come l'evirazione, avvenuta a Cirene, del re Batto. Nel corso di una medesima notte, le Danaidi, al pari delle Lemniadi, soppressero i loro mariti.Ad eccezione della vergine Ipermnestra, la quale accese il fuoco in risposta al lume di Linceo "e per questo gli Argivi celebrano ogni anno una festa delle fiaccole", quasi in collegamento con quella del "fuoco nuovo" a Lerna. Il maggior rito di purificazione degli antichi romani veniva celebrato dalle Virgines Vestales che gettavano nel Tevere, dal pons Sublicius, ventinove pupazzi in sostituzione degli Argei, o uomini grigi, quasi fossero sporchi di fuliggine. Per tutto quel mese, corrispondente a maggio, e fino al quindici di giugno, non avevavo luogo matrimoni e la moglie del Flamen Dialis, la Flaminica, non poteva pettinarsi, tagliarsi le unghie, nè avere rapporti intimi. L'undici di giugno poi, le matrone, in onore della Mater Matuta, si astenevano dal pronunziare il nome dei propri figli. La festa delle Lemniadi si concludeva con un "agon", dalla tipologia disinvoltamente sessuale, con sullo sfondo perfino riti di "aischrologia" oppure di "aischropoiia", relative al parlare o rispettivamente al commettere oscenità. Infine, a conclusione della guerra tra i sessi, Giasone riceve in dono la veste di re Toante, il padre di Ipsipile, regina ed unica vergine a non aver compiuto il sacrificio umano. Eppure Valerio Flacco arricchisce il racconto di particolari inquietanti. Il vecchio re spodestato viene vestito come Dioniso e nascosto in un'arca del tempio del Dio. Ipsipile, essendogli succeduta, si veste da baccante e lo conduce in processione per poi gettarlo in mare. Cosicchè ai sacrifici umani si sarebbero associati degli spettacoli in maschera altrettanto cruenti. Ciò sarebbe bastato, per George Dumézil, a sottolineare lo stretto rapporto esistente fra mito e rito, ma con una certa precedenza di ciò che si fa ("dròmena") rispetto a quanto si narra ("legòmena"). Pindaro fa vincere l'agone delle Lemniadi ad un certo Ergino, giovane dai capelli albini, da tutti per questo deriso, come il vecchio Efesto. Ma il carattere burlesco, ed in specie l'analogia tra la costellazione mitica di Ergino-Giasone-Ipsipile e quella classica di Efesto-Ares-Afrodite, nasconde maldestramente il sacrificio umano, in funzione della produzione del "fuoco nuovo", consistente nell'uccisione di una coppia proprio nel mentre consuma un rapporto sessuale. Lemno è l'isola di Efesto, che vi cadde direttamente dal cielo, la sua capitale si chiama Efestia, ed un altro dei suoi appellativi sarebbe stato "Aithalia", in relazione alla fuliggine dei fabbri. Mentre l'altra divinità principale, Afrodite, che sarebbe stata persino responsabile della "dysodia"(cattivo odore) causa del crimine originario, non poteva non partecipare in qualche modo all'espiazione orgiastica conclusiva. Erodoto ci illumina in proposito però con un racconto di tutt'altro genere, riferendoci che quando la popolazione pre-ellenica dei Pelasgi venne scacciata dall'Attica, giunse ad occupare Lemno, conducendovi molte donne attiche rapite alla loro terra. In seguito, divenuti diffidenti nei loro confronti, le sterminarono. I crimini di Lemno avevano dunque valenze e significati complementari, sia pur di segno opposto, ma sempre connessi con cerimonie e sacrifici, ad un tempo, sessuali e cruenti. L'Anima appare tanto come Vergine, quanto come Madre; ne è un esempio illuminante il mitologema Demetra-Kore (Persefone), che riassume in sè l'opposizione tra la madre dedita alla riproduzione e la vergine "erotica". Entrambe queste figure convergono nel personaggio arcaico di Gaia, la Terra che governa tutto il ciclo, quella divinità che nell'Inno Omerico apre la via affinchè Ade trascini la vergine raccoglitrice di "narcisi", strappandola al periodo ( autoerotico ed omosessuale) della prima pubertà per iniziarla ad una sessualità più matura. Dal punto di vista della Madre Terra, nè la seduzione nè la morte sono drammatiche o tragiche, entrambe soddisfano la natura, matrice di tutta la costellazione femminile nel suo aspetto infero. Il Cristianesimo si è concentrato esclusivamente sull'immagine collettiva dell'Anima Spirituale, producendo un'aumentata venerazione per la Vergine. La "mariolatria" ha così impedito un'evoluzione psichica maschile in seno al culto della donna. Con la generalizzazione del simbolo si è persa l'espressione individuale e la possibile differenziazione è stata rimossa dall'espressione collettiva. Le irraggiungibili divinità paterne, celesti, manifestano una passiva tendenza a riprodursi in ierofanie terrestri che, dalla più alta luminosità, li ripropongono in relazione con la polarità femminile. Così l'uragano, la tempesta, la pioggia si intrecciano con la sfera lunare, delle acque, della fertilità, a riprova di come l'archetipo dello splendore aereo contenga il germe del suo opposto istintuale, quello della profondità ctonia. Una tale enantiodromia spinge la psiche a ricercare il proprio contrario, la parte mancante dell'androgino primordiale di cui favoleggiava Platone. Ed Enoch narra degli Angeli di Dio che si innamorarono delle figlie degli uomini. Esiste una quadruplice gerarchia del logos greco, l'Animus, lo spirito maschile, esprimentesi in una progressiva sequenza di volontà, azione, parola, significato, trascendente il fisiologico ed il razionale. "Quanto del tempo e dell'energia da noi dedicati alla sessualità ha davvero a che fare con la pura e semplice riproduzione"?. Eppure la vita sessuale inizia già nella prima infanzia per terminare solo insieme con l'esistenza terrena. Per vita sessuale va intesa ogni fantasia sull'argomento, masturbazione compresa e giochi erotici preliminari e non, così come l'atto vero e proprio della copula, in quanto occorre riconoscere come solamente una ben piccola parte della vita sessuale si esprima in evidenti azioni finalizzate ad un determinato scopo. Per lo più siamo dominati da sogni ed immaginazioni che non hanno assolutamente alcuna intenzionalità procreativa. E dobbiamo perciò arrivare a riconoscere francamente che anche lo stesso accoppiamento, sia pur soltanto in maniera indiretta e vaga collegato con un programma biologico, agisce sulla psiche almeno quanto sull'apparato genitale. Giuseppe M.S. IERACE Te Paske B.A. "Il Rito dello Stupro-il sacrificio delle donne nella violenza sessuale", red edizioni, Como, 1987
|