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Pagina 1 di 3 Zosimo di Panopoli, l’alchimista greco vissuto ad Alessandria tra la fine del III secolo e l’inizio del IV, riporta una versione abbastanza originale del mito più autorevole forse della letteratura ebraica post-biblica, e diffuso sia nei testi apocalittici,in quelli della Merkavà,dei Bogomili e nel Midrash, come presso la comunità di Qumran, sia nella teologia gnostica, manichea ed ermetica Si tratta dell’episodio della “caduta degli angeli”, cabbalisticamente rivisitato in una piuttosto vasta gamma di espressioni differenti Per Zosimo,un innominato angelo, abitatore del primo firmamento, si innamora della profetessa Iside,la quale, per concedere le sue grazie, pretende lo svelamento del segreto della preparazione dell’oro e dell’argento. Ma un angelo del primo firmamento non poteva essere in grado di esaudirla e pertanto l’innominato le propone di contattare, al suo posto, un angelo appartenente ai cieli superiori, chiamato Amnael, possessore quest’ultimo, oltre che del segreto, anche di un misterioso segno particolare sul capo Nella versione primitiva, e più conosciuta di questo mito, si ricorda che degli angeli sono presi dal desiderio di accoppiarsi con le “figlie dell’uomo“.La tradizione ebraica riconosce persino i nomi di qualcuna di queste coppie ibridamente formatesi tra donne ed entità celesti: Shamhezai (o Uza) ed Azael.Mentre Zosimo non nomina per niente il primo angelo, quello del primo firmamento, il quale fungerebbe praticamente da tramite con l’angelo dei cieli superiori; però attribuisce alla protagonista femminile, sia pur presentandola come profetessa, l’appellativo di una nota divinità egizia Per quanto riguarda l’angelo del secondo firmamento, il nome di Amnael ricorda quello di Aminel, riportato dal “Sefer Ha-Razim“.Tra i Flash esiste anche la forma Amanel.Ma sostanzialmente l’attributo di Amnael ricorre frequentemente nel formulario della magia copta, e non sarebbe altro che un adattamento giudaico, magari corrotto, del nome di un’altra altrettanto famosa divinità degli antichi egizi, Ammon, da cui l’Amen conservato dai cristiani La pronuncia del nome teoforico, più diffuso nel periodo ellenistico tal quale Ammon, si era trasformata già in precedenza, soprattutto nelle fonti giudaiche antiche, nel termine Amen utilizzato come risposta di conferma ad una benedizione e, successivamente, dai cristiani identificato persino come uno dei nomi dello stesso Messia Gesù. Nel “Papiro magico di Parigi”, conosciuto meglio come “Logos Ebraicos“, un esorcismo deve venire profferito in nome dell’”angelo terrifico”, definito proprio Ammon Ipsentanho. In un altro trattato di magia sincretica, contaminato sia da contributi giudaici sia da elementi ellenistici, ricordato con il titolo di “Sacro Libro nascosto di Mosè“, oppure come “Il Santo” ovvero l’”Ottavo“, si parla appunto d’otto guardie di scorta al Signore della Vita, di cui le due ultime. prendono i nomi di Amoun ed Amaun. Dalla fine del XV secolo in poi, la definizione biblica “Ammon di No“, nei testi cabbalistici si sovrappone all’attributo di “capo dei demoni che presiede all’arte egizia della magia”. Tacito,nelle “Historiae“(V,4) , forse però interpretando un aspetto del rituale ebraico quale parodia del culto egizio, induce a supporre un’antichità maggiore di questa concezione demonica del Dio dalla testa di ariete. “Perchè in futuro il popolo restasse legato a lui,Mosè introdusse nuovi riti,opposti a quelli degli altri uomini.Colà sono empie tutte le cose che presso di noi sono sacre,ed in compenso è lecito presso di loro ciò che per noi è sacrilego.L’effigie dell’animale,su indicazione del quale avevavno posto termine allo smarrimento ed alla sete,consacrarono in un santuario,dopo aver sacrificato un ariete,quasi in dispregio di Ammone.Viene da essi immolato anche un bue,perchè gli egiziani venerano Api.”
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