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Mente e Creatività PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
domenica 16 marzo 2008
Indice articolo
Mente e Creatività
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Uno dei problemi centrali dello Zen consiste nell’individuare le radici dell’insegnamento del Bodhidharma.Alla domanda: “Per quale ragione il primo patriarca venne dall’Occidente?”, Chao-cou rispose: “Il cipresso nel cortile”.
Questo esempio avvalora l’ipotesi di Gregory Bateson della mente quale processo stocastico, quale cioè successione di idee che combini “una componente casuale con un processo selettivo, in modo che soltanto certi risultati del casuale possano perdurare”.
“E per trarre il nuovo dal casuale, se e quando esso si manifesta, occorre un qualche meccanismo selettivo che dia conto della persistenza nel tempo della nuova idea. Deve vigere qualcosa di simile alla selezione naturale in tutta la sua lapalissiana tautologia. Per persistere, il nuovo deve essere tale da durare più a lungo delle sue alternative”.
Bateson accosta il processo mentale a quello della selezione naturale: nel generare un gran numero di alternative, qualcosa, che si potrebbe definire “preferenza”, agirebbe come rinforzo per selezionarne qualcuna in particolare che alla lunga potrebbe rivelarsi vincente sulle altre.
Mentre l’essenza dell’epigenesi (relativa ai processi embriologici) consiste nella ripetizione del prevedibile, l’essenza dell’evoluzione, dell’apprendimento, della creatività e dell’arte si poggia sulla casuale esplorazione del cambiamento. Tutti i sistemi innovativi non possono così che dimostrarsi “divergenti“. E difatti, a contrastare la ripetitività del pensiero convergente, più legato alla logica dell’emisfero sinistro dominante, non v’è che la flessibilità, la fluidità, la ricerca di originalità del “pensiero divergente”, caratterizzato, secondo la definizione di Guilford, soprattutto dalla ridondanza della sua produzione.
Piero De Giacomo, in “Mente e Creaitività” (Franco Angeli, Milano, 1999), pone l’accento sull’oscillazione tra le due distinte polarità della forma e del processo, della tautologia e dell’innovazione, per indirizzare la mente verso la crescita di livello, mediante l’introduzione e l’interazione di elementi casuali esterni all’interno di quel processo ideativo che spinge alla produzione delle soluzioni. Cosicché, accanto alle regole di Osborn ed alle tecniche dei “sei cappelli pensanti”, del “brainstorming”, la “sinettica” e la “sinapsi”, non trascura di riallacciarsi anche all’essenza della filosofia Zen.
Al chiacchiericcio delle definizioni la “quiddità” della saggezza zen si oppone traendo la mente fuori dal pensiero. Non c’è nulla da dire, in sostanza, pur non venendo posti di fronte al nulla assoluto. Perchè ogni tentativo gnoseologico, di circoscrivere il nostro mondo e noi stessi, ottiene, quale risultato, quello di allontanarci dalla meta tautologica di un “io” oggetto, separarto dalla mente conoscente. E la mente è abituata a fare tutt’uno con le sue esperienze.
Blyth propone la suggestiva metafora della mosca che vola via prima di venire colpita, per poi posarsi proprio sullo stesso schiacciamosche.Mentre la poesia dello Zen-rin conferma: “Non puoi ottenerlo pensandoci / Non puoi ottenerlo non pensandoci”. Per cui soltanto il vuoto che sgombra le cose dalla mente, e viceversa, ci accosta allo spirito.
Non ci può neppure essere sovrapposizione tra “io” e altro, come nemmeno identificazione con un’immagine fissa, sia pur essa un’immagine relativa al movimento. In proposito risulta illuminante l’assioma di Yun-men, quando recita: “Nel camminare, camminate; sedendo, sedete. Soprattutto, non tentennate!”
Se si sta per riflettere, che si rifletta, senza però riflettere sul riflettere, senza cioè estendere la tautologia sino alle estreme conseguenze della regressione, al di sopra del livello dell’azione.
L’arrendevolezza della mente alla semplice e pura azione spontanea equivale alla rinuncia del tentativo di esercitare ogni autocontrollo riflessivo. Lo Zen potrebbe allora essere descritto quale “non mente”(Wu-hsin), o come “non pensiero” (Wu-nien).


Ultimo aggiornamento ( domenica 16 marzo 2008 )
 
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