Giochi come quello dell’Oca, delle Carte, o la Tombola, sono impregnati di simbologia e numerologia, secondo una cabala popolare che spesso fa coincidere valori e significati con elementi onirici archetipi.
La cosiddetta Smorfia è un esempio lampante di questa connessione tra numeri e raffigurazioni intessute dall’inconscio. Quella di trasformare le figure del sogno negli elementi che poi diverranno del gioco del Lotto è una vera e propria tecnica ermetica, per come venne codificata, fin dal 1593, nell’”Almanacco perpetuo“, dal cosentino Rutilio Benincasa (1555-1626), di Turzano (oggi Borgo Partenope), e revisionata, (ossia espurgata dai dati che potevano rivelarsi sospetti per l’Inquisizione), da Ottavio Beltrano di Terranova di Calabria Citra (conosciuto con lo pseudonimo accademico di “Ozioso”), nell’edizione, stampata a Napoli, cinque anni dopo.
Il gioco dell’Oca ripropone entrambe le componenti simboliche ed aritmetiche in un percorso spiraliforme, mentre nelle carte la progressione numerica culmina in emblematiche immagini che si ripetono, con opportune modifiche, nei quattro semi.
Nella Tombola la completezza si ottiene con il richiamo ad elementi estratti dall’esperienza esistenziale del periodo natalizio e molti dei novanta numeri, tradotti in immagini, vengono a far parte integrante della rappresentazione scenica del Presepe.
La grotta (74),l’osteria (40),il castello (47),il mulino (15),il ponte (68),la fontana (76),il pozzo (67) rientrano nella costruzione del paesaggio che fa da sfondo alla natività. Altri numeri riconducono ai personaggi che affollano ed animano quell’armonico microcosmo. La lavandaia (45), la zingara (26), il pescatore (31), il cacciatore (61), gli zampognari (21), i commensali a tavola (82) sono costanti richiami a quell’ordine che regola la varietà della vita e che ci fa leggere il presepe, come i tarocchi o altre espressioni simboliche, quasi fossero un gran libro aperto della natura, dell’universo, dell’umanità più varia, le cui pagine riuscissero a contenere un linguaggio in codice prodotto dalle numerose stratificazioni del nostro immaginario collettivo.
Alcuni di questi personaggi andrebbero valutati in coppia,per ciò che complessivamente verrebbero a rappresentare nel loro insieme,unitamente al loro doppio. Ad esempio: “i giocatori di carte”, ovvero “i due compari”, oppure i “San Giovanni“; gli “sposi” ricchi e gli “sposi” poveri; il pescatore ed il cacciatore;i suonatori, dei quali il vecchio porta la zampogna ed il giovane la ciaramella; il pastore anziano Armenzio e suo figlio, il pastorello Benino, alludono tutti ad arcaiche rappresentazioni cicliche dell’anno agrario, estate-inverno, giorno-notte, vita-morte, mondo celeste-regno degli inferi.


La tradizione esoterica 


