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Olandese Volante PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
domenica 16 marzo 2008
Indice articolo
Olandese Volante
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Olandese Volante

Nel corso della seconda guerra mondiale, un battello della marina australiana inviò quest’ultimo disperato appello prima di sparire definitivamente con tutto il suo equipaggio: un terribile messaggio composto di solo due parole: “Olandese Volante”.
E’ quanto si racconta ancora a Cape Town, fondata dagli olandesi nel 1652. Città del Capo si affaccia sulla baia della Tavola ad una cinquantina di chilometri a nord del Capo di Buona Speranza.

Capo di Buona Speranza

La maggior parte della regione è occupata da un altopiano, High Veld, limitato dal Piccolo Namaqualand e dalla Grande Scarpata, una serie di catene montuose culminanti nei 2504 metri di monte Kompas, a sud delle quali si succedono i due altipiani del Gran Karoo e del Piccolo Karoo, e poi una fascia costiera pianeggiante.
La costa è uniforme ad ovest fino all’estremità più meridionale del Capo di Buona Speranza, mentre altrove è incisa da insenature. Il clima risente degli influssi oceanici; ad ovest mediterraneo, con piovosità invernali, a sud subtropicale, con piovosità abbondanti che nutrono ampie aree di foresta, mentre l’interno è arido e semidesertico.
Capo di Buona Speranza sarebbe rimasto sotto il controllo portoghese per oltre centocinquanta anni. Nel XVI secolo cominciò la colonizzazione vera e propria con l’occupazione da parte della Compagnia olandese delle Indie Orientali, la quale cedette il campo agli inglesi solo nel 1795.
Cape Good Hope, Capo di Buona Speranza, fu così per portoghesi e olandesi, il leggendario confine più meridionale tra oriente ed occidente, un luogo desolato del Sudafrica, alla fine del mondo. Eppure un occhio attento vi scopre invece una terra pregna di vita. Il Capo non ospita soltanto antilopi e babbuini, ma costituisce il paesaggio che fa da sfondo ad una delle più celebri storie di mare, quella, analoga alla leggenda dell’ebreo errante, di un vascello fantasma destinato a solcare i sette mari per l’eternità. In queste acque infide, delle vele insanguinate e lacerate dal vento hanno terrorizzato generazioni di marinai, ma quale sia la verità che si cela dietro una leggenda, e soprattutto perché questa leggenda sia nata proprio nelle acque del Capo di Buona Speranza non sembra del tutto chiaro a prima vista. E poi l’inquietante messaggio dell’Olandese Volante continuerà ad essere attuale sugli oceani come lo è stato sino ad ora?

Adamasto

Di navi fantasma se ne parla in ogni epoca e cultura, dall’Europa al Giappone, dai paesi arabi alle americhe. Ma la leggenda dell’olandese volante nasce precisamente nei primi anni del XVI secolo, l’epoca delle grandi esplorazioni da parte dei famosi navigatori portoghesi, anche se forse le sue vere origini sarebbero legate ai miti classici. L’antica mitologia greca ci tramanda la storia dei Titani i quali cercarono di rovesciare la sovranità degli dei dell’Olimpo. E la terra ed il mare non vennero sconvolti soltanto dal tridente enosigeo di Poseidone. I giganti furono però sconfitti in una sanguinosa battaglia. Tra i vinti, vi era Adamasto condannato ad un crudele castigo. Quello di essere incatenato ai confini del mondo conosciuto, per alcuni coincidente con l’estremità inferiore del continente africano. Si racconta che venne pietrificato e trasformato in un’imponente e rocciosa montagna; secondo altre versioni fu imprigionato all’interno di un promontorio.


Ultimo aggiornamento ( domenica 16 marzo 2008 )
 
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