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Scritto da Administrator   
domenica 16 marzo 2008
Indice articolo
L'esoterismo di Platone
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L’ESOTERISMO DI PLATONE

Ciò che è vero è reso dagli uomini schiavo
dell’adorazione dell’apparenza mentre l’apparenza fu
data loro per essere schiava dell’adorazione del vero.
(Saint Martin).

Prima di procedere ad una sintesi della filosofia esoterica di Platone è opportuno fare un breve cenno dei momenti più significativi della sua vita. Nacque nel 428 a.C. ad Egina. Ventenne incontrò Socrate. Erano allievi di Cratilo: tardo discepolo alla scuola di Eraclito. L’incontro con questo primo maestro fu determinante per la loro formazione. Dopo la morte di Socrate, avvenuta nel 339 a.C. Platone lasciò Atene per intraprendere viaggi verso terre lontane. Si raccontano varie storie: in terra egiziana fu iniziato ai misteri di Iside e Osiride (Sciurè); ed in quella italica catturato dal tiranno Dioniso I e venduto come schiavo. Fu Anniceris di Cirene che, riconosciutolo, pagò il suo riscatto. Dopo questa triste esperienza Platone dette vita, precisamente nel 386 a.C., appena rientrato in Atene, all’Accademia. Morì ottantenne nel 347 a.C.

Platone e Socrate assimilarono, e fecero loro, le teorie eraclitee particolarmente quella affermante che tutte le cose sensibili sono soggette ad una perenne trasformazione. Platone, infatti, sostenne sempre che l’universale potesse essere in cose diverse da quelle sensibili, giacché gli parve impossibile una definizione comune di cose sensibili che sono in continuo mutamento; così chiamò Idee quelle altre cose e affermò che le cose sensibili sono al di fuori delle Idee, dalle quali tuttavia hanno il nome per effetto della loro partecipazione. Usando quest’ultima definizione Platone non fece altro che cambiare il nome, da imitazione a partecipazione, del concetto pitagorico affermante che gli esseri sono per imitazione dei numeri, tralasciando poi di chiedersi che cosa fosse mai questa partecipazione o imitazione. Platone, nella sua fase pitagorica, l’ultima, cercando gli elementi delle Idee li trovò nell’uno, che coincideva con il bene, e nell’illimitato, che egli definiva grande e piccolo. Da questi due princìpi deriva la molteplicità dei numeri o “l’indeterminata dualità”. Platone mantenne quest’idea tutta la vita. Nel Fedone si legge, a conferma del suo pensiero, che le idee sono causa tanto dell’essere che del divenire.

Eraclito diceva: “Perciò bisogna seguire ciò che è comune ed ascoltando il logos (il termine greco logos è di tale profondità che ogni traduzione è riduttiva; esso indica discorso, parola, razionalità, verbo), è saggio riconoscere che tutto è UNO”. Ed ancora: “ Tutto è legato ad un’unica legge cosmica e anche le cose che sembrano le più lontane tra loro - gli opposti- sono unite”.
Platone, con i suoi scritti, è stato guida per innumerevoli uomini, non solo nella ricerca esoterica ma anche nella dignità del vivere. La sua dottrina ha fatto nascere il desiderio di ricercare entro di sé e ritrovare, alla luce del Logos, la via della conoscenza valendosi, in ogni esperienza, di un severo esame interiore per una critica del proprio modo di agire nella comunità umana. Si sforza di comprendere gli uomini e di giovar loro educandoli come educa se stesso, senza ritirarsi dal mondo, in quanto attende seriamente a ciò che ad un uomo vivente tra uomini spetta fare, sempre contemplando l’eterno come un pellegrino che viene da lontano e procede verso una lontana meta. Così il senso del divino è necessariamente inerente al platonismo che si è espresso nel tempo con diversi linguaggi: quello orfico-pitagorico, quello della religiosità neoplatonica e quello dei neoplatonici cristiani.


Ultimo aggiornamento ( domenica 16 marzo 2008 )
 
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