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Pagano o cristiano? PDF Stampa E-mail
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domenica 16 marzo 2008

Tavola del Fr. Claudio de Lorenzo

della R:.L:. Armonia 882 all’Oriente di Firenze

Anno 6006 V:.L:.

Pagano o cristiano? Questo è il dilemma

Carissimi Fratelli, con questa architettonica Tavola vorrei discernere con Voi sulla data di nascita di Gesù Cristo. Spesso ne ho parlato, con amici Fraterni e confesso che qualche volta penso che la mia affermazione “sto diventando Pagano!” (1) corrisponda a una realt& agrave; molto vicina al vero, confortata da dati storici. In questo mio scritto cercherò di dimostrare, per quanto possibile, quanto la cultura cristiana ha assimilato, modificato ed assorbito a suo vantaggio, dalle culture pagane nei vari contesti storico-geografici. Sia chiaro; tutta la rappresentazione iconografica della Natività che ci arriva dal medioevo, è tratta dai quattro Vangeli, i sinottici. Probabilmente la cometa, una stella doppia, i magi, sacerdoti di Zarathustra provenienti dalla area mesopotamica con i 3 simbolici doni, la capanna della natività, o pi& ugrave; probabilmente in una grotta, corrispondono tutto sommato a qualcosa di più che verosimile, ma la data di nascita del Salvatore non può essere accettata come verità, se non a cuor leggero. Prima di tutto perché è oramai un dato incontrovertibile e noto ai più che esiste uno scarto di circa 6-7 anni, per merito del quale oggi saremmo all’incirca nel 2012 a partire dalla data presunta della nascita di Gesù Cristo. Poi perché è stato per me particolarmente affascinante tentare di tornare alle origini di quella influenza spirituale che determinò il passaggio, certo non indolore, tra l’era pagana e l’affermarsi del cristianesimo. Partendo dal presupposto, per altro visibilissimo, che tutto il racconto evangelico è fortemente simbolico-iniziatico e senza andare troppo nello specifico, è giusto puntualizzare alcune “incongruenze” tra ciò che è descritto in Matteo, 2, 1-12 e ciò che è la verità storica-religiosa dei fatti. Partendo dai Magi possiamo dire che il loro nome deriva dall’ antico Persiano Magu-, si traforma in Greco e Latino Magus, ovviamente in Italiano Mago. Secondo Erodono, nessuno rito religioso poteva essere celebrato senza la casta dei Magu. La casta dei Magu sembra aver partecipato alla cosiddetta “riforma religiosa” di Zaraustra. Ovviamente la dizione Mago non era da intendersi come “magia” o peggio “stregoneria” ma come il legittimo culto e la dovuta “cura degli Dei”. La verità politica-storica sui Magi è differente: i Magi arrivano dall’Oriente e più precisamente dalla altopiano iranico, ed il motivo era squisitamente politico,“infatti, il mondo giudaico, a cui lo stesso evangelista Matteo fu strettamente legato, non solo era venuto a conoscenza di molte tradizioni iraniche, dalle quali aveva già tratto ispirazioni a partire sin dall’epoca della liberazione persiana seguita alla cattività babilonese, ma manteneva un legame simpatetico con l’Iran partico, il più vicino antagonista dell’Impero Romano, al punto da dare vita ad un partito filo-arsacide che avrebbe dovuto riportare la Giudea nell’orbita iranica (7). Ciò significa che storicamente i Magi (Maghi e rappresentanti del Clero Persiano dei seguaci di Zaraustra, nato da una vergine, venuto per salvare il mondo, a resuscitare i Morti, resuscitato lui stesso dopo tre giorni ) intraprendono un viaggio verso Betlemme, non solo perchè avvisati dalla Stella Cometa della nascita del Salvatore, ma per portare con loro un messaggio politico tra le due comunità Ebree, quella sotto l’orbita dell’Impero Romano più dittatoriale e quella sotto l’orbita dell’Iran Partico molto pi& ugrave; libero. I tre Magi recarono tre (numero esoterico) regali per il nuovo re e Salvatore del Mondo, erano Oro, Incenso e Mirra ossia la stessa triade di doni simbolo della regalità e del sacerdozio umani e divini, come Sant& rsquo;Ignazio di Antiochia, Clemente e Origene. Per quanto concerne la stella cometa il testo evangelico non parla di cometa ma bensì di una stella, doppia, come sopra accennato, ipotesi risalente al grande Keplero. In ultimo voglio sottolineare il valore Simbolico della stella, vero segno divino, invisibile ai più, ma Divinamente rivelato, probabilmente solo ai Magi. I culti al Sole sono antichi quanto la terra e rappresentano probabilmente l& rsquo;origine stessa del sentimento religioso nell’uomo. Sappiamo con certezza che le solennità solstiziali erano già celebrate millenni prima dell’era volgare e figurano importantissime fra le feste & ldquo;cardini” nelle scansione del tempo sacro stabilito dall’ antico sacerdozio romano ed erano feste che sempre si rinnovavano nei tempi successivi con altre celebrazioni e culti agresti. Questa sacralità temporale del mondo romano è parsa a me possibile assimilarla e darne una spiegazione se messa a contatto con l’esperienza religiosa del famoso Akhenaton il faraone “ebbro di Dio”, ultimo vero erede dei “ faraoni del sole”. Sul finire della diciottesima dinastia (XIV secolo a.c. ) Akhenaton promosse una riforma religiosa, che sconvolse temporaneamente il pantheon tradizionale degli dei. Il culto del sole, che aveva già conosciuto periodi di grande splendore in epoche arcaiche e durante le prime dinastie, venne riproposto con nuove e più ricche suggestioni spirituali. Alla formulazione teriantropica della divinità solare (Ra-Harakhte con la testa di falco e il disco solare sopra il capo) seguì una raffigurazione dell’Aton come disco solare i cui raggi terminati in tante piccole mani con i simboli della croce egizia si protendevano a infondere il & ldquo;soffio di vita”. Akhenaton ripropose la vecchia teologia ma in termini assolutamente nuovi, purgata cioè da ogni impurità e compromesso rispetto alle vecchie tradizioni cultuali: egli cercò di dare la forma più spirituale che potesse darsi alla dottrina della religione del sole. Tale dottrina è sapientemente esposta nel “ grande inno” composto dallo stesso Re; inno, che presenta uno straordinario parallelismo di pensiero e di struttura con il salmo 104 (3), ed & egrave; considerato fra i capolavori della letteratura egizia e, ad una attenta “lettura interna”, rivela tutte le caratteristiche della fede di Akhenaton. Probabilmente i simboli più vicini al mondo pagano nella narrazione della natività sono la presenza del bue e l’asino. Nei Vangeli non esiste cenno alcuno al bue e l’asino mentre nel vangelo apocrifo detto dello Pseudo-Matteo se ne parla ampiamente. La letteratura antica ha fatto un ampio uso di bestiari, uno fra tutti Il Physiologus del II sec. d.C., sulla falsariga delle ancora più antiche favole di Fedro ed Esopo, ed in tali Bestiari l’asino è preso come simbolo della pazienza e della tenacia, mentre il Bue, il toro castrato privato cioè della sua virilità, ci riporta alla memoria l'antico culto Mitriaco, e che allegoricamente rimanda al controllo degli istinti pi& ugrave; bassi dell'uomo. Apuleio, scrittore latino del II secolo iniziato al culto egizio della Dea Iside, racconta nel suo “Asino D’Oro& rdquo; (2) della magica trasformazione del protagonista Lucio in un asino e del suo ritorno alla forma umana dopo aver mangiato delle rose, altro simbolo molto caro a gran parte della letteratura esoterica. Questo ricorda anche la Favola di “Giona nel ventre della Balena” ma soprattutto al più domestica Favola di Pinocchio scritta dal Collodi. Ancora una volta le favole pensate,pianificate e scritte per bambini nascondono profondi messaggi esoterici che insegnano agli adulti verità celate. Anche la storia del bambino Gesù è scandita in modo Pagano-solare nell’arco nascita-morte-resurezione che si riflette nell’intreccio, variabile, di calcoli astronomiche. Si incentra nel solstizio d’inverno (25 dicembre) e si conclude all’equinozio di primavera. La prima data (nascita) è una componente invariabile; la seconda (morte-resurezione) è invece una data “mutevole” proprio perché culmina in una particolarissima posizione solare (congiunzione SOLE-LUNA) collegata all’ allegoria dell’iniziazione. La variabilità della seconda data & ndash; che per la Chiesa viene determinata attraverso un certo sistema- nella domenica consecutiva alla prima luna piena sta a indicare, afferma il Besant, non la storia di un uomo, ma l’EROE di un mito SOLARE. Interessante & egrave; sottolineare la differenza tra data di Fine anno Solstiziale 21 dicembre, la “Festa della Luce” e la data di Fine Anno Civile 31 dicembre è stata progettata a tavolino per esigenze politiche. La data tradizionale e convenzionale del 25 dicembre della nascita di Gesù Cristo, fu fissata dal monaco Dionigi il piccolo, nel secolo VI. Nell’ anno 330 in concomitanza con le celebrazioni della nuova capitale dell’ Impero romano, detta Nuova Roma, edificata sulla mitica Bisanzio, chiamata poi Costantinopoli dall’imperatore romano Costantino, viene celebrato in tutto l’impero e quindi anche a Roma il giorno del “Natale Invitto& rdquo;, la nascita di Gesù Cristo. In pratica Costantino decise, per motivi politico-religiosi, di anticipare nello stesso anno al 25 dicembre quella del 6 gennaio dell’anno 331. La data del 6 gennaio è la nascita di Gesù Cristo, celebrata dalla Chiesa Ortodossa fino al 329 ed & egrave; ritenuta la data più vicina alla realtà o comunque la pi& ugrave; praticata fino al 330. In pratica fu celebrata 2 volte la ricorrenza nello stesso anno, lasciando coincidere la data del 25 dicembre con la tradizionale festa pagana della “Nascita del Sole”. Il 25 dicembre & egrave; ovviamente una data simbolica che si collega al solstizio d’ Inverno e a una festa pagana romana di epoca imperiale. Il dies natalis dell’Invitto, che è il Sol Invictus, divinità solare di Emesa, ovvero “il giorno del sole nuovo” fissato il 25 dicembre, è stato introdotto dall’imperatore Aureliano nel 274. L& rsquo;imperatore Aureliano a conferma della sua devozione al Sol Invictus aveva fatto costruire a Roma un tempio in suo onore nel campus Agrippae, oggi piazza San Silvestro. Con le campagne di Cesare in Egitto, arriva a Roma il Culto del Sole, compreso il calendario egiziano. Cesare aveva portato a Roma non solo gli obelischi della città di Heliopolis, ma anche i sacerdoti del culto di Helios che nella capitale dell’impero trovarono subito seguaci che adottarono la nuova religione dopo aver abbandonato il calendario a base luni-solare di Numa, uno dei tre tipi di suddivisione del tempo degli Egizi. Nel 321, per la precisione il 7 marzo, sempre per volere dell' imperatore Costantino era avvenuto un altro cambiamento epocale: il nome del primo giorno della settimana diventò DOMINIUS, da dominus, signore, quindi dies domenicus, domenica, e per imposizione imperiale fu decretato giorno di riposo civile (feriae), fino allora invece ritenuto un giorno lavorativo come un altro. Per motivi politici e religiosi sopraindicati e per quelli che seguirono nei territori del Nord Europa il cattolicesimo non riuscì ad imporre in quei luoghi la sostituzione di < em>dominus con “giorno del sole” ed è per questo che abbiamo ancora oggi in quei paesi Sun-Day e Soon-Tang. In un paese altoatesino nella Val Venosta si celebra ancora attualmente, dopo la notte del 24 dicembre, la “nascita del Sole”. Del resto anche la domenica, in tutto l& rsquo;Alto Adige continua tutt'oggi a chiamarsi “giorno del sole& rdquo; cioè Soontang. La domenica, questo primo giorno della settimana fin dai tempi babilonesi ed egiziani, era già chiamato giorno del sole, al quale seguiva quello della Luna (Lunedì-Moon day) e poi di quelli dei cinque pianeti fino allora conosciuti: Marte , Mercurio, Giove, Venere, Saturno. Indicativo di quanto in tempi odierni la tradizione pagana, di stampo iranico, sia arrivata lo si comprende nella tradizione natalizia dell’albero di Natale. Il tradizionale albero natalizio, fatto e addobbato a uso e consumo dei bambini al massimo delle famiglie borghesi proviene dall’antichissima e severa tradizione iranica. Il pino o abete, il sempre verde, sempre virens, cio& egrave; pianta che non muore d’inverno, riproduce l’arcaico albero della Vita o del Mondo. L’albero che d’inverno il 25 dicembre per Natale s’illumina a Nuova Luce con le candele per il Solstizio d’ Inverno. Mentre i doni, oggi per i bambini, che adornano l’Albero, raffigurano il simbolico “dono di Vita” proprio della forza solare che nasce o rinasce (5). Una tradizione esclusivamente italiana, prima Napoletana nel ‘400, poi Toscana, Napoletana e Romana nel ‘600, & egrave; quella del Presepe. La prima rappresentazione della natività & egrave; messa in scena, con personaggi reali da San Francesco nel 1223 a Greccio, seguirà poi le rappresentazioni napoletane del ‘400,pi& ugrave; pagane, con figure classiche e altre più contemporanee, come le figure dei pizzaioli, delle venditrice di taralli ed altro e infine come ornamento natalizio delle abitazioni a partire dal XVII secolo. Non ultimo & egrave; Babbo Natale, il cristiano San Nicola da Bari, ma che arriva anche lui dall’Oriente, dalla Turchia, attraversando il mare, dove era un inizialmente un aristocratico molto generoso con i bambini poveri. La tradizione cristiana della nascita di Gesù è comune, o mutuata dall’antica religione degli Eredi di Zarathustra, ma non è comune agli ebrei che non riconoscono la venuta del Messia in terra come già avvenuta. Gli adepti della religione di Zarathustra si tramandavano di padre in figlio uno scritto attribuito a Seth, dove si profetizzava l’apparizione di una stella luminosa in cielo e dove vi erano sancite le precise istruzioni sui doni da portare al Salvatore. Seth era figlio di Adamo e nell’ antichità giudaica gli si attribuiva l’invenzione della scienza astrologica. Interessantissima una citazione dal “vangelo arabo-siriaco dell’infanzia” dove la venuta del Salvatore è attribuita a Zaradusht – Zarathustra: “[…] e vennero a Gerusalemme i Magi, come aveva predetto Zaradusht”. Matteo l’Evangelista, uomo istruito formatosi alla Scuola dei Caldei (sinonimo di saggi, di astronomi e matematici), descrive l’evento della Stella Cometa, ma gli altri evangelisti, Marco Luca e Giovanni, non ne fanno cenno. Probabilmente come asserito dal Messori, l& #39;evangelista si riferiva alla luminosissima congiunzione tra Giove e Saturno, che si ripete ciclicamente una volta ogni 854. Come sopraddetto era il tanto atteso evento che i Magi, i seguaci del sacro fuoco di Zarathustra attendevano. Matteo scrive: “I Magi partirono verso occidente (i tre saggi sacerdoti- astronomi di origine babilonese) seguendo la direzione della grande luminosa stella che indicava loro la via verso Gerusalemme, ma non trovarono colà nulla. Sostando la notte e con gli occhi fissi al cielo, si accorsero che la stella questa volta indicava la nuova direzione, verso sud, verso Betlemme" . L’Imperatore Costantino fu certamente il primo a comprendere l’ importanza della novità costituita dal cristianesimo e forse nel tentativo di rafforzare la coesione culturale e politica dell’impero romano lo impose a tutti suoi territori. Va tenuto conto, poi che col passare dei secoli la religione pagana si era fortemente trasformata ed impoverita; sulla spinta della insicurezza dei tempi causati dall'eccessivo allargamento dei confini territoriali dell'Impero resi così di difficile difesa, per le sempre più incalzanti invasioni barbariche e per l’influsso dei culti d'origine orientale, le caratteristiche pubbliche e ritualistiche romane avevano sempre più perso di significato di fronte ad una più intensa e personale spiritualità. Si era andata diffondendo sempre più una fede in un unico essere divino. La civiltà latina, eclettica, serena, aperta, in una parola Gentile, e l& rsquo;impero romano con essa furono soffocati dalla mentalità esotica, intollerante, fanatica, dogmatica del cristianesimo. L’odio teologico, il fanatismo cieco, le persecuzioni, le scomuniche, le guerre di religione ignote all’umanità pagana, furono la naturale conseguenza di questa razza di propaganda. Lo straordinario Uomo e Predicatore Gesù Cristo aveva con la predicazione tutta promesse e rimproveri, gettato le basi per una religione Totale, molto somigliante all’odierna Sciaria Mussulmana. Una prima forma fu data dall’imperatore Aureliano (275 d.c.), con l’istituzione del culto ufficiale del SOL INVICTUS (Sole Invitto), con elementi di mitraismo e di altri culti solari di origine orientale. Il culto era diffuso nell’esercito e ad esso aderiva Costanzo Cloro, Padre di Costantino, e l& rsquo;Imperatore stesso. Sia l’editto di Milano, sia l’iscrizione sull’Arco di Costantino, citano una generica “divinità” , che poteva essere identificata sia con il Dio cristiano, sia con il Dio solare. Tuttavia i busti di divinità presenti sullo stesso Arco, le raffigurazioni sulle monete, il mantenimento della carica di pontefice massimo, non lasciano dubbi sul culto ufficialmente praticato da Costantino. Il culto mitriaco ebbe maggior successo prima tra i militari, più a contatto con culture mediorientali, poi per gli Imperatori ed infine tra il popolo, anche grazie alla sua originale idea gradualistica d’ iniziazione. Il rito era composto di 7 gradi, dei quali il più importante era ovviamente l’ ultimo, detto del Pater. Sull’ultimo grado è bene soffermarsi per notare quanto la religione cristiana abbia attinto dal Mitraismo. Il settimo e più alto grado del mitraismo, detto appunto Pater, (che è lo stesso appellativo con il quale Gesù diceva di appellarsi a Dio suo padre e di tutto il creato, e che ancora oggi si usa per rivolgersi ad un sacerdote), era dato a colui che officiava i riti ed era considerato il maggiore rappresentante del Dio Mitria sulla terra. Questo sommo sacerdote indossava un berretto e un vestito rossi (come i cardinali) ed aveva un bastone da Pastore con la punta ricurva (la Mitra, appunto) come simbolo della propria posizione. Nell’iconografia il Dio Mitra viene rappresentato in mezzo a due personaggi: Cautes, che porta la fiaccola alzata, il giorno, e Cautopates che porta la fiaccola abbassata, la notte. La Trinità cristiana risulta copiata dalla Triplice Mitra. L’espansione del mitraismo fu cosi rapida nell’invadere ogni parte dell’Impero che fece dire allo studioso Ernest Renan “… se il cristianesimo fosse stato fermato nella sua espansione da qualche malattia mortale, il mondo sarebbe stato mitriaco”. A tale proposito voglio ricordare la splendida area archeologica di Sutri che si trova sulla via Cassia in direzione di Viterbo a 50 km. da Roma. Nell’area archeologica di Sutri si trovano oltre ai pregevolissimi anfiteatro e necropoli, il cosiddetto mitreo. Il mitreo è un monumento unico costituito da tre tombe etrusche interamente scavate nel tufo e poi congiunte, successivamente trasformate in luogo di culto del Dio Mitra (II-III secolo d.c.). La pianta del Tempio pagano è un vestibolo a pianta quadra che prosegue in un altro antro a forma allungata, che diventerà poi chiesa cristiana, con due lunghi banconi ai lati, oggi distrutti, in cui venivano celebrati i sacrifici rituali e i banchetti culturali mitriaci. L’ambiente mostra caratteristiche molto simili a quelle generalmente adottate per i mitrei: ambienti sotterranei scarsamente illuminati e privi all’esterno di elementi architettonici che ne facciano supporre la presenza. Trasformata in chiesa nel periodo cristiano, fu chiamata chiesa di S. Maria del Parto (V secolo d.c.), dopo il consiglio Miceneo. La chiesa è un grande ambiente a pianta rettangolare con colonne e rappresentazioni di Santi. Sul fondo della chiesa dietro l’altare, che nel periodo pagano era sacrificale, c’è una decorazione della Madonna del Parto. Fino agli anni 20 del secolo scorso, al posto della decorazione della Madonna c’era una grande formella rappresentante il Dio Mitra nell’atto di sacrificare il Toro, la cui morte promuove la vita e la fecondità dell’universo. Ebbene la stessa formella fu asportata e sistemata a bellavista su un casale che si trova sulla via cassia, esattamente dove la strada si restringe, a 30 km a nord di Sutri. Vera sorpresa nella stratificazione storica del tempio, sono le formelle settecentesche rappresentanti la Via Crucis che si trovano sulle colonne del tempio. Per quanto concerne l’adorazione del Dio Mitra, che corre parallela all’ adorazione di Gesù, voglio sottolineare come la Chiesa Cristiana dell& rsquo;epoca si impadronì totalmente delle caratteristiche fisiche e di culto del Dio Mitra per creare specularmente l’iconografia di Gesù Cristo. Un esempio per tutti: il Disco Solare di Mitra è diventato l& rsquo;aureola nella trascrizione iconografica di Gesù Cristo. Gli Imperatori e i Regnanti, per replicare l’iconografia religiosa nel corso dei millenni hanno fatto la stessa cosa: hanno riprodotto il disco solare o l& rsquo;aureola Santa con la Corona rappresentante il loro potere Temporale. La corona dei re medioevali, in particolare, era molto semplice, una lastra di ferro piegato senza fronzoli perché nella sua semplicità rappresentava la corona di spine che Gesù aveva sul monte Golgota. Le corone medioevali avevano inciso simboli cristiani come la croce, i pesci ( IXJUS ovvero Jesus,Christos,Theu,Uios ovvero Gesù,Cristo…,… ….) l’ancora. Spesso l’iconografia rappresenta i re e imperatori medioevali, in Italia ci sono i bellissimi mosaici bizantini di Ravenna, con corone di ferro e circondati da simboli cristiani. La corona simbolo di potere è assimilabile al simbolo dell’anello. L’ anello è un cerchio che non ha inizio ne fine, è il simbolo del tempo ciclico, dell’Oroburo il serpente che si morde la coda, così conosciuto nell’età moderna derivato ovviamente da tradizioni Pagane. Non ultima la ritualità più pagana risiede proprio nella Messa cristiana, con la celebrazione dell’eucarestia, ovvero con la Trasmutazione del ” sangue con il corpo di Cristo”. La trasformazione da sacrificio pagano di un animale, il toro, al sacrificio cristiano di Gesù Cristo a favore sempre dell’uomo. In entrambe le ritualità, il sacrificio è catartico. Nel sacrificio pagano si beve il sangue e si mangia la carne del toro, nel culto cristiano si beve il sangue che è diventato vino, e si mangia il corpo del Cristo, che & egrave; diventato il pane, per entrare in contatto metafisico con il Dio Mitra o il Dio Cristiano. Un altro esempio proveniente dalla cultura iranica-mitriaca è la cosiddetta croce uncinata, la svastica (6), divenuta subito simbolo cristiano. Come ogni vero simbolo, anche la croce uncinata, per sua natura & egrave; universale, infatti nel XX secolo la svastica diventerà simbolo di episodi tristissimi nella storia dell’umanità. Ciò vale per simboli, come il cerchio con punto centrale, la stella a cinque o a sei punte, che non è simbolo ebraico esclusivo, la croce semplice, e cos& igrave; via, fino alla croce gammata o uncinata. Le interpretazioni più ricorrenti sulla croce uncinata è che essa rappresenti sia un simbolo solare sia un simbolo di fuoco. Come simbolo solare rappresenterebbe il moto di rotazione dell’astro diurno, trasposizione maschile, millenni prima delle teorie copernicane. Come simbolo di fuoco la sua forma riprodurrebbe le fiamme solari che irradiamo sapere. Altra cosa estremamente importante per comprendere la stratificazione storica Paganesimo-Cristianesimo si riassume nel trittico, Templi pagani/Chiese/Minareti Campanili. Tralasciando il tipico orientamento geografico dei templi pagani-Chiese cristiane con l’entrata principale ad Est, a Oriente e nella parte opposta, l’altare a Occidente, mi sembra interessante notare l’architettura divina nella sua dimensione Verticale. La dimensione in Verticale oltre che in orizzontale dei Templi, appare con le civiltà megalitiche, nei suoi centri più importanti a Stonehenge ed in Bretagna nel II millennio a.C. Nei Menhir bretoni (men=pietra e Hir=alto) simili ad antichissimi culti della fertilità ed usati probabilmente per sacrifici umani e animali, inizia la Verticalità nei culti in Europa. La stessa concezione prosegue con la proiezione verticale di templi come le Piramidi e gli Obelischi d’Egitto, le Ziggurat dei Sumeri, i monoliti a forma di stele dei Celti, i Minareti degli arabi e le piramidi a gradoni Atzteche e Maya. In Europa fino all’inizio delle Crociate, anno mille circa, tutte le chiese non avevano la torre campanaria. Di solito la struttura che racchiudeva la campana era inclusa o appena sopra il vertice del tetto all& rsquo;entrata principale. Di queste chiese in Italia se ne può vedere ancora abbastanza disseminate in tutto il territorio. Con l’avvento delle Crociate e con contatti tra maestranze mediorientali e europee, l’ architettura orientale influenza la costruzione delle chiese cristiane indirizzandole oltre che in senso orizzontale anche nella verticale. La costruzione verticale è anche un modo per avvicinare i fedeli al cielo e quindi a Dio. Questo concetto sarà molto utilizzato dagli Architetti nel Medioevo nella costruzioni delle Cattedrali. Molteplici sono gli esempi in Italia di campanili/minareto, come il campanile di San Marco a Venezia oppure il fiorentinissimo Campanile di Giotto, addirittura distaccato dal corpo della chiesa principale per rafforzare l’opera. Ancora più interessante, perché entrato nel nostro modo di vivere, sono tutte quelle feste e/o sagre paesane che intrecciano riti pagani/cristiani. Sia Chiaro non tutte sono di quella derivazione ma molte ne sono così intrise da difficilmente capire dove comincia la festa contemporanea e dove finisce il rito pagano. Questa estate mi trovavo in Calabria per vacanze e ho assistito a una Messa in un paesino costiero dello Stretto di Messina, Cannitello. A Cannitello il 19 agosto si festeggia la Santa protettrice locale, la Madonna, protettrice anche dei pescatori delle spadare. Nel pomeriggio del 19 agosto sono andato a sentire la messa con la mia famiglia. Lo scenario era il seguente: Tramonto sullo stretto, si accendono gli altoparlanti dal campanile e comincia la messa per i fedeli rimasti fuori (Il Mouezin dall'alto del minareto fa la stessa cosa, diversa liturgia ma stessa litania). A fine messa i fedeli prendono una statua in legno pesantissima piena di ex-voto raffigurantela Madonna e la caricano su una spadara che è la barca tradizionale per la pesca al Pesce Spada, completamente illuminata e la varano a mano in mare. Parte il corteo via mare in direzione Oriente-occidente, davanti la spadara della Madonna e dietro una miriade di barche e barchette illuminate. Al passare del corteo vicinissimo alla spiaggia, la stessa si illumina di enormi falò. Nel frattempo, ogni famiglia di pescatori, l’ho scoperto dopo, organizza una sua personalissima scarica di fuochi d’artificio, ovviamente di derivazione Orientale. Tutti sulla spiaggia applaudano al passaggio della Madonna e cantano “Viva la Madonna!!! W la Madonna!!.....”. Un’altra festa di derivazione pagana è la fiorentina Festa della Rificolona. Nata inizialmente come festa Propiziatoria di Buon Raccolto dedicata a Dei pagani, con il passare del tempo ne è rimasta solo la discesa dei contadini che festeggiano la vendemmia, già conclusa, con messe cristiane, fino a diventare ai giorni nostri, festa per bambini, che girano per il centro fiorentino con piccole luminarie e intonando canti in rima. In Toscana abbiamo, anche, l’esempio costituito dal Battistero fiorentino che prima di essere dedicato a San Giovanni era dedicato al Dio Marte, il dio della Guerra; infatti il tempio non era a pianta “cristiana” ossia a croce, ma a pianta pagana, ovvero tonda o nel caso specifico a pianta ottagonale. Il definire pianta cristiana o pianta pagana non è assoluto, ma è un modo per definire i limiti dei costruttori ispirati dal Dio cristiano o da Dei non Cristiani. Il Battistero edificato probabilmente fra il IV e il V secolo d.C. & egrave; dedicato al Santo protettore di Firenze, consacrato nel 1059, ed & egrave; forse il più antico edificio religioso della città. In esso fu battezzato Dante che, nella sua Commedia, lo ricordò come il & ldquo;bel San Giovanni”. La pianta ottagonale è sottolineata dalle specchiature bianche e verdi del rivestimento esterno. L’interno è caratterizzato da un’ampia cupola a spicchi decorata con mosaici del XIII secolo che poggia su muri perimetrali schermati da pilastri e colonne. Le tre porte bronzee d’ingresso sono opera di Andrea Pisano (Sud) e Lorenzo Ghiberti (Nord e Est). La scelta del Battista come Patrono di Firenze risale alla dominazione longobarda, tra il VI e VII secolo, nella Firenze convertitasi al Cristianesimo. Precedentemente il Protettore della città era il Dio Marte, a cui sembra fosse dedicato il Tempio su cui sorge ora il Battistero: probabilmente per l’indole coraggiosa e battagliera, il precursore di Ges& ugrave;, personaggio retto ed inflessibile, deve essere apparso un degno sostituto agli occhi dei fiorentini, la cui comunità era fondata sul commercio e sul denaro. L’effigie del Santo appare subito sul Fiorino, dietro il giglio, altro simbolo esoterico, rendendo il Protettore della citt& agrave; garante della lega metallica di cui é composta la moneta, che deve contenere 3,54 grammi d’oro. Una Statua del Dio Marte sopravviver& agrave; all’imbocco del Ponte Vecchio fino al 1333, quando sarà portata via dalla piena dell’Arno. Voglio anche sottolineare la lungimiranza da parte di chi ordinò i culti dei due San Giovanni come patroni. Le ricorrenze dei due San Giovanni coincidono con le congiunzioni astronomiche. San Giovanni Battista il 24 giugno; San Giovanni Evangelista il 27 dicembre. Il primo, precursore del Verbo, precede e prepara l’avvento della verità: il secondo, apostolo iniziato, prosecutore delle dottrine ermetiche, affermatore del Verbo fatto carne, segna l’avvento delle verit& agrave;. Così i due San Giovanni furono considerati anche i patroni delle famiglie iniziatiche e quindi anche della Libera Muratoria. Etimologicamente il nome Giovanni, dall’ebraico Jeho h’annan, significa “favorito da Jeho” in cui Jeho è uno dei nomi dati al Sole, considerato fonte di luce e di vita, manifestazione massima della Divinità creatrice, alimento e presidio dell’esistenza: onde Giovanni, come sinonimo di uomo illuminato, saggio, sapiente, solare. Si onorano così i due San Giovanni nei giorni solstiziali per onorare il sole che in tali giorni offre alla terra, nel primo la promessa dei suoi benefici e nel secondo il massimo del suo conforto(4). Voglio anche sottolineare il Gesù Cristo, la sua vita e le sue opere dal punto di vista iniziatico-massonico-esoterico. Il Salvatore è il vero Maestro Venerabile che inizia gli Apostoli nell’Ultima cena e dopo ai suoi seguaci al rito. Il Primo e il Secondo Sorvegliante, le due Luci, altro non sono che l’Alter Ego di Pietro e Paolo, mentre il Maestro delle cerimonie, è il Mago (in senso esoterico) della Loggia che gestisce tutte le celebrazione della Tornata all’interno del tempio. Giovanni è l& rsquo;Ex Maestro-Venerabile e Giuda, ovviamente, non può essere che L& rsquo;Oratore (o il Fratello Cappellano), che a fine dei Lavori ha l’ Ultima Parola. Per essere più pregnanti nella mia disanima voglio ancora fare il parallelismo tra Ultima Cena di Gesù Cristo-l’Agape Fraterna-e le Messe Cristiana ed Ebree. In entrambe sono presenti il Pane Azimo oppure Non lievitato (il seme del grano è legato all’Iniziazione solare con il suo “mistero” di morte e resurrezione), l’Acqua (al pari della cazzuola del Maestro Venerabile, serve ad amalgamare il tutto, ma soprattutto è il simbolo di purezza) il Vino (rosso come il sangue il suo simbolismo è legato alla “Vigna” da coltivare), i calici (il cui simbolismo è universale), l’Agnello (in senso fisico o metaforico è legato all’Ariete che è il primo dei 12 segni zodiacali)e ovviamente i Brindisi (singoli e multipli hanno significati esoterici): tralasciando il tecnicismo tra le varie liturgie è possibile vedere quanta similarità c’è tra loro. Riti e feste Pagane diventano cristiane o più probabilmente le ultime sono state adattate. Se fosse così, potremmo rileggere tutta la tradizione cristiana in senso esoterico. La stella Cometa potrebbe essere nel tempio il Pentacolo (la Vera Luce dell’Iniziato al passaggio al II° Grado) dietro il Maestro Venerabile (Gesù Cristo), i tre Magi potrebbero essere le due Luci che si rivolgono alle loro Colonne e l’Oratore che si rivolge a tutta la Loggia. Onestamente chiamare tutto questo Cristiano mi sembra un po' forzato. Tutto ciò, a mio avviso, è molto pagano. Nel senso non semplicemente di non cristiano, ma di pagano come già affermato sopra. Pagane sono le ricorrenze, pagane sono le date degli Dei non cristiani, pagani sono i calendari assorbiti da culture molto più antiche, pagani sono i Santi, pagani sono le raffigurazioni di Dio e dei Santi, pagani sono i templi chiamati chiese, ecc.. In conclusione non si parla di San Paolo, dei suoi scontri con la chiesa di Gerusalemme, e delle modifiche che potrebbe aver fatto sulla dottrina originaria, creando di fatto una nuova religione. Qui si discerne sull’ipotesi che potrebbe spiegare la diversità tra il Gesù Cristo teologico frutto della “Ispirazione” di San Paolo, e non è un caso se la chiesa odierna si chiama Paolina e il Ges& ugrave; storico, molto più importante, uno dei tanti profeti assassinati dalle Legioni romane che tentavano, invano, di tenere a freno le popolazioni e i territori invasi. Il parallelismo con ciò che storicamente succede oggi in medioriente è incredibile, del resto, , storia docet. Cercando di mantenere le conclusioni di queste mie riflessioni più sul versante storico e meno sul versante politico, è tragico dover riconoscere che in oltre duemilaanni di storia l’umanità non solo non abbia imparato nulla dai propri errori, ma anzi drasticamente continui a ripeterli con dolorosi corsi e ricorsi storici. Cambiano personaggi, destinazioni geografiche ed epoche ma l'uomo continua a ripetere gli stessi errori. Forse noi modesti Operai dovremmo lavorare, per il bene dell’ Umanità, con più alacrità nella vigna del G:.A:.D:.U:.. Oppure, concludendo, dobbiamo affermare e lavorare a favore degli Uomini che siano di Buona Volontà, Cristiani o Pagani, che hanno come obiettivo

Bibliografia
Cattedrali del Mistero, Giunti Editore
Il segreto della Cattedrale Mondatori Editore
L’arte dell’antichit& agrave; classica, Utet Editore
Arturo Reghini, un intellettuale neo-pitagorico, Atanor Editore
I Magi evangelici Longo Editore Ravenna

NOTE:

(1) Condivido in toto e trascrivo le parole che G. Parise scrisse nella breve nota biografica che antepose al saggio di A.R. " Considerazioni sul rituale di Apprendista L.M." con le quali commenta l&# 39;articolo “Imperialismo Pagano”: "Arturo Reghini pubblic& ograve; nel 1913 un articolo sulla rivista Salamandra col titolo: Imperialismo Pagano. In esso AR, richiamandosi alle doti migliori ed universalmente del popolo Italiano, al talento comune, alla genialità di molti, all’ operosità costante, a tutto quanto dalla nostra terra era stato donato all’Umanità nel corso dei secoli, auspicava un rinnovamento di azione concorde, tale da consentire di riprendere il perduto primato di ogni campo, spirituale, morale, artistico, legislativo, commerciale, ecc., e ristabilire l’Imperium non con la violenza delle armi, ma col divenire e coll’essere migliori di tutti gli altri popoli. La storia insegna che nell’ebraismo, nel cristianesimo e nell’islamismo ebbe radici e amari frutti l’intolleranza religiosa, che il paganesimo mai conobbe; l& rsquo;intolleranza è contraria a tutte le libertà (e non soltanto alla libertà di religione, di culto o di pensiero); e nel pensiero del Reghini, nella visione di una Società universale organizzata secondo la gerarchia dei valori spirituali, dove Impero è sinonimo di Ordine e Libertà, di Tolleranza e di mutuo Rispetto, questi concetti vennero espressi con l’aggettivo Pagano".

(2) Tratto da Arturo Reghini, Un intellettuale neo-pitagorico tra massoneria e fascismo, di Natale Mario Di Luca, Roma, 2003: "Arturo Reghini nel 1906 pubblica su “ Leonardo” un poemetto in prosa dall’oscuro titolo di MORS OSCULI. Vi si narra della cacciata dal Paradiso terrestre di “Anima” e delle plurisecolari peripezie nel mondo e sulla “grande strada del Dolore e della Vita” finché, stanca e disillusa, non aveva intrapreso l& rsquo;ascesa del reditus ad Deum, conclusa vittoriosamente tra le braccia del grande Pan, ove “immersa in un sonno beato, privo di sogni, simile in tutto alla morte, Anima riposò per sette etrernità”. Se non sorella gemella, quest”Anima” era senz’altro parente stretta della Psiche dell’Asino d’Oro e della Pistis-Sophia gnostica, quando non anche di ascendenza orifico-pitagorica".

(3) Tratto dalla Bibbia: I 150 Salmi -

Salmo 104
Gli splendori della creazione
[1] Benedici il Signore, anima mia,
Signore, mio Dio, quanto sei grande!
Rivestito di maestà e di splendore,
[2] avvolto di luce come di un manto.
Tu stendi il cielo come una tenda,
[3] costruisci sulle acque la tua dimora,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento;
[4] fai dei venti i tuoi messaggeri,
delle fiamme guizzanti i tuoi ministri.
[5] Hai fondato la terra sulle sue basi,
mai potrà vacillare.
[6] L'oceano l'avvolgeva come un manto,
le acque coprivano le montagne.
[7] Alla tua minaccia sono fuggite,
al fragore del tuo tuono hanno tremato.
[8] Emergono i monti, scendono le valli
al luogo che hai loro assegnato.
[9] Hai posto un limite alle acque: non lo passeranno,

non torneranno a coprire la terra.
[10] Fai scaturire le sorgenti nelle valli
e scorrono tra i monti;
[11] ne bevano tutte le bestie selvatiche
e gli ònagri estinguono la loro sete.
[12] Al di sopra dimorano gli uccelli del cielo,
cantano tra le fronde.
[13] Dalle tue alte dimore irrighi i monti,
con il frutto delle tue opere sazi la terra.
[14] Fai crescere il fieno per gli armenti< br>e l'erba al servizio dell'uomo,
perché tragga alimento dalla terra:
[15] il vino che allieta il cuore dell'uomo;
l' olio che fa brillare il suo volto
e il pane che sostiene il suo vigore.
[16] Si saziano gli alberi del Signore,
i cedri del Libano da lui piantati.
[17] Là gli uccelli fanno il loro nido
e la cicogna sui cipressi ha la sua casa.
[18] Per i camosci sono le alte montagne,
le rocce sono rifugio per gli iràci.
[19] Per segnare le stagioni hai fatto la luna
e il sole che conosce il suo tramonto.
[20] Stendi le tenebre e viene la notte
e vagano tutte le bestie della foresta;
[ 21] ruggiscono i leoncelli in cerca di preda
e chiedono a Dio il loro cibo.
[22] Sorge il sole, si ritirano
e si accovacciano nelle tane.
[ 23] Allora l'uomo esce al suo lavoro,
per la sua fatica fino a sera.< br>[24] Quanto sono grandi, Signore,
le tue opere!
Tutto hai fatto con saggezza,
la terra è piena delle tue creature.
[25] Ecco il mare spazioso e vasto:
lì guizzano senza numero
animali piccoli e grandi.
[26] Lo solcano le navi,
il Leviatàn che hai plasmato
perché in esso si diverta.
[27] Tutti da te aspettano< br>che tu dia loro il cibo in tempo opportuno.
[28] Tu lo provvedi, essi lo raccolgono,
tu apri la mano, si saziano di beni.
[29] Se nascondi il tuo volto, vengono meno,
togli loro il respiro, muoiono
e ritornano nella loro polvere.
[30] Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.
[31] La gloria del Signore sia per sempre;
gioisca il Signore delle sue opere.
[32] Egli guarda la terra e la fa sussultare,
tocca i monti ed essi fumano.
[33] Voglio cantare al Signore finché ho vita,
cantare al mio Dio finché esisto.
[34] A lui sia gradito il mio canto;
la mia gioia è nel Signore.< br>[35] Scompaiano i peccatori dalla terra
e più non esistano gli empi.
Benedici il Signore, anima mia.
Simile, se non identico a questo 104° Salmo è l'inno al Sole, attribuito al faraone Amenophis IV, più conosciuto come Ekhnaton.

Amenophis IV poi EKHNATON - (o anche IKHNATON) (circa 1370-1352 a.C.), XVIII dinastia, fu quasi certamente il primo sovrano nella storia dell’umanità ad aver introdotto ufficialmente attraverso il culto di Aton ("disco solare") in sostituzione del culto di Amon, una religione monoteista.

AMENOPHIS IV - EKHNATON (o anche IKHNATON)

Amenophis IV (circa 1370-1352 a.C.), XVIII dinastia, fu quasi certamente il primo sovrano nella storia dell’umanità ad aver introdotto ufficialmente attraverso il culto di Aton ("disco solare"), in sostituzione del culto di Amon, una religione monoteista.
Egli inneggi& ograve; ad un "dio unico, senza eguali" che "da solo aveva creato la Terra secondo l'impulso del suo cuore" (*).
Il faraone cambiò poi il suo nome in Ekhnaton (o Echnaton), ossia "colui che & egrave; gradito ad Aton" (o anche "il disco del sole è contento" o "colui che serve Aton") e si trasferì da Tebe in una nuova capitale da lui fondata: Akhet-Aten (o Akhetaton), ossia " orizzonte di Aton", ora Tell el-Amarnah. Ekhnaton, "il re eretico& quot;, sposò Nefertiti (o Nofretete), "La bella che qui viene" e, a seguito anche dell’influenza di quest’ultima, impose un nuovo stile di vita, "stile di Amarnah". Dopo la morte del sovrano venne però ristabilito tutto il vecchio status quo. (*) Elogio di Aton, trad. in Breasted, <em>Historie de l'Égypte< /em> II, pp.384-386).

Inno al Sole (*)
Bello è il tuo apparire sull'orizzonte del cielo
O Aton vivente, principio della vita!
Quando tu sorgi dall'estremo oriente del cielo< br>Tutta la Terra viene colmata dalla tua bellezza...
I tuoi raggi abbracciano tutto ciò che hai creato!
Tu hai legato a te il mondo per il tuo figlio prediletto!
Anche quando sei lontano, i tuoi raggi non lasciano la Terra.
Anche quando sei in alto, nessuno conosce le tue vie...
Tu sei nel mio cuore
E nessun altro ti conosce
Al di fuori del tuo figlio Ekhnaton.
Tu gli hai rivelato i tuoi piani e la tua potenza.

James B. Pritchard, Ancient Near Eastern Texts relating to the Old Testament, Princenton University Press, 1955 (trad.it. "Archeologia e Vecchio Testamento", Firenze, Sansoni, 1964).
E’ comunque interessante ricordare che a seguito della scoperta di parte degli archivi reali nel palazzo di Amenofis IV presso Tell-el-Amarna, per la prima volta venne alla luce in una lettera del XIV sec. a.C. la parola "Khabiru" (Sa-Gaz in cuneiforme) corrispondente alla denominazione data al popolo ebraico. S.A.B. Mercer, The Tell-el- Amarna Tablets, London-Toronto, 1939, 2vv.
4) Tratto da VADE-MECUM del L:.M:. Apprendista 1923 di Alfonso Neuschuler - Oriente di Roma 1948-
Pure da tempo immemorabile i Fratelli Massoni s' intitolavano : Massoni di San Giovanni, Massoni Liberi di San Giovanni, Fratelli di San Giovanni; e la loro corporazione era spesso designata col nome di Confraternita di San Giovanni.

Le riunioni o i gruppi d'operai massoni si chiamavano & laquo;Logge» o «Logge di San Giovanni».
Questo vocabolo era divenuto sinonimo di quello di Officina. ove si insegnava e si praticava l&# 39;arte di tagliar la pietra.
Il patronato di San Giovanni si è trasmesso fino a noi. Per chi vuole andare al fondo delle cose, esso costituisce una, intiera rivelazione sulla natura delle idee religiose professate nelle Logge.
Adottando questo vocabolo, i nostri padri, o almeno i più intelligenti tra loro, quelli che le dirigevano, non avevano ubbidito semplicemente ad un’idea pia conforme alle opinioni del tempo; essi continuavano, sotto il nome di San Giovanni, l'antico culto filosofico di Giano, Dio della pace, protettore, nell'antichità pagana, dei collegi d'architetti e di operai, le cui feste si celebravano nei solstizi, come quelle di Giovan Battista e di Giovanni l'apostolo, onorati dalla Chiesa, il 24 giugno e il 27 dicembre.
Sembra probabilissimo che se i Frammassoni avessero voluto prendere un Santo della chiesa cattolica per loro patrono, essi avrebbero almeno designato con esattezza quello che sceglievano. Al contrario essi rimangono nel vago si dicono Fratelli di San Giovanni, ma di qual San Giovanni? del Precursore o dell'Apostolo Evangelista? Essi non so ne curano, e solennizzano, indistintamente la memoria di questi due personaggi: il San Giovanni d'inverno e il San Giovanni d' estate.
In realtà, essi celebrano i solstizi perché il fondo del loro culto, come quello degli iniziati di ogni tempo, consiste nella venerazione della gran madre natura, e le loro feste sono quelle del benefico Sole nei suoi due apogei.
Il loro dogma è la ragione simboleggiata nelle studio della geometria, rappresentata dalla squadra, dalla riga e dal compasso. La loro morale è la più dolce di tutto, la morale di pace, incarnata nel vecchio Giano a due faccie, che la chiesa romana, in quel periodo indeciso, così ben denominato periodo di paganizzazione del cristianesimo, ha continuato a deificare ad ogni solstizio sotto il nome dei due SS. Giovanni.

5) Tratto dall’articolo:
Simboli della Tradizione Occidentale di Julius Evola 20 dicembre 1940.

(6) Si sa che il nome sànscrito per la croce uncinata è svastica (lo svastica e non la svastica). Ma lo svastika si lascia anche interpretare come il monogramma costituito dalle lettere che compongono la formula augurale su-ast. Il contenuto di tale formula indo-aria e equivale a un dipresso a quello del latino Bene Est od anche Quod Bonum Faustumque sit - vale a dire: “ciò che buono e fausto sia& rdquo;.

(7)Tratto dal libro:
I Magi evangelici di Antonio Panaino.

Ultimo aggiornamento ( domenica 16 marzo 2008 )
 
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