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È vero che nell’esercizio del Magistero Iniziatico, l’autorità del Gran Maestro è sacra ed inviolabile, per tutto quello che si traduce in precetto, ma è anche vero che il Gran Magistero è stato sostituito dai più estesi compiti attribuiti alla Gran Giunta. Un’allocuzione del Gran Maestro in occasione di una Gran Loggia è un fatto solenne, propedeutico, ma non normativo per l’Iniziato. Inoltre la Massoneria è una Comunione iniziatica di spiriti liberi e critici, che non è sottomessa alla guida spirituale di un Maestro, potentissimo per capacità, ma con poco potere, essendo il potere profano caratteristico, appunto, della profanità. D’altronde l’Iniziato, pur fondandosi su alcune dottrine in particolare, tutte le deve abbracciare, cercando di superarle. Qui noi ci esponiamo ad una prova difficile, riflettendo e commentando criticamente la prima parte dell’allocuzione editoriale del Gran Maestro Gustavo Raffi, e l’articolo di spalla del Fratello Panaino, pubblicati sul n.° 5/2005 di Hiram. Sentenziando con il senno di poi, sarebbe stato preferibile che il Gran Maestro non avesse preso posizione sul referendum sulla procreazione assistita. Indipendentemente dal risultato, pensiamo che in generale il Gran Maestro non dovrebbe mai pronunziarsi nettamente su problemi che riguardano la coscienza dei singoli Massoni. La virtù del comando, ci perdoni il Gran Maestro, è la prudenza. Non siamo una Chiesa. È chiaro che la Massoneria prosegua la libertà di ricerca scientifica e la difesa del diritto naturale, quest’ultime intese come un insieme di norme scritte, puramente razionali, fondate sulle comuni esigenze fondamentali della natura umana; il diritto naturale è più importante del diritto positivo dei singoli stati sovrani. Ma il diritto naturale è collegato con la morale, con un relativismo etico. Non solo, l’opinione diffusa è perciò prevalente, infine, quando induce gli uomini a comportarsi sistematicamente in un modo anziché in un altro, con caratteristiche difensive e finalistiche, contribuisce al formarsi della consuetudine anch’essa elemento determinante del diritto in generale; per se al diritto naturale suole esser contrapposta, per i suoi caratteri di spontaneità, una mancanza di coazione e mancanza di forma scritta. A lato del diritto naturale figura anche una psicologia del diritto ma ecco che si introduce allora, con la consuetudine e la psicologia, il Relativismo di cui speriamo poter parlare in futuro, avendone occasione, in modo più scientifico. Rousseau, (1712-1770), pur affermando che il Diritto è una delle invenzioni dell’uomo e della società, e che non riguarderebbe pertanto l’uomo isolato, cioè non relativo ad altri, insistette sull’importanza del diritto naturale. Solo in seguito, nel XIX secolo, il concetto di diritto naturale, sotto la critica del positivismo, trovò sempre meno sostenitori tra i giuristi ed i filosofi. Una ripresa di concezioni naturalistiche, come i diritti dell’uomo, si è avuta quasi ovunque in Europa, al termine della seconda guerra mondiale; concorsero a determinarla gli orrori dell’ultimo conflitto e la considerazione che solo sul terreno del diritto naturale poteva trovare valida motivazione la punizione di uomini di guerra che, sul piano del diritto positivo, si presentavano difficilmente punibili. I diritti dell’uomo, sia che s’intendano intrinseci alla religiosità – laicità massonica o no, sono le libertà umane fondamentali, tutelate internazionalmente dall’ONU. L’espressione “Dichiarazione generale dei Diritti”, fu usata per la prima volta in occasione del progetto Dumbarton Oaks del 1944, e poi dalla IIIa assemblea Generale di Parigi il 10 ottobre 1948. È Palese che ancora oggi, nel 2006, siamo ben lontani dall’aver realizzato un ideale governo mondiale delle nazioni unite, per scongiurare guerre che nascono dalla necessità di approvvigionamento di energia, da scontri di civiltà e di religione. L’autore di quest’articolo era entrato, molti anni or sono, in sonno ed il suo risveglio ha potuto avverarsi grazie al nuovo corso del Grande Oriente d’Italia. Ciononostante, presumiamo di cogliere, nell’editoriale di Hiram, un difetto. Forse Gustavo Raffi ne fa tanti altri…assieme naturalmente ai prodotti positivi dei suoi pregi e del suo carisma, per cui non è il caso è Venerabilissimo. Il difetto è quello di tanti cari altri Fratelli Massoni, che si identificano, più o meno consciamente, con la loro giovanile cultura e formazione politica. Uno degli anacronistici motti degli anarchici era: “anarchico è il pensiero e verso l’anarchia va la storia”. Forse dovrebbe essere sostituito da quello: “ autarchico è il pensiero e verso l’autarchia va la storia e la Massoneria”. Dove autarchico significa etimologicamente padronanza di sé, libertà, autonomia, ma anche presunzione, superbia. Un motto di Mazzini (1805-1972) era “ Pensiero ed azione” e rappresenta il fulcro della sua religione laica. Laica, ma sempre religione assoluta e perciò quasi sempre fanatica. Per converso al suo motto può esser richiamata la filosofia di Giovanni Dewey (1859-1952), eminente pedagogista pragmatico, padre della dottrina dell’esperienza. Il metodo sperimentale è stato teorizzato da Bacone (1561-1626). Prima di lui gli alchimisti, apparentemente molto esperti al provare ed al verificare, furono per lo più fuorviati dall’arbitrarietà delle ipotesi di partenza e dalla lettura tendenziosa dei risultati. Erano in realtà dei troppo accesi spiritualisti. Con Galileo, (1564-1642) la misura, la formulazione delle ipotesi e la sperimentazione, costituirono i tre momenti indicibili del metodo sperimentale scientifico galileiano. Questo consente, traverso le serie continue di fenomeni, il misurare la variazione relativa dei fattori interdipendenti e di conoscere sempre più profondamente la realtà, ma sempre in modo relativo. Consapevoli del carattere provvisorio e puramente strumentale dei loro modelli teorici, il filosofo e lo scienziato moderni non credono comunque più all’esistenza di un “esperimento cruciale” come il baconiano experimentum crucis, né alla veridicità totale di un determinato modello politico-democratico, in quanto che destinato ad essere in seguito superati ed aggiornati secondo nuovi modelli. L’altro motto di Mazzini era “Dio e Popolo” è altrettanto assoluto, da cui può risultare pericolosamente un concetto di democrazia demagogica. La dottrina dell’Apostolo d’Italia è fondata su un’intuizione profondamente spiritualistica della vita, in cui egli vede operare unicamente forze spirituali. Per Mazzini la dottrina del diritto naturale è una dottrina passiva; la libertà di un popolo più che un diritto è un dovere. Addio allora al diritto alla lotta al dolore, alla cosiddetta felicità. E’ singolare che a Mazzini, alla sua religione laica, ed alla tradizione di una parte repubblicana si richiamino oggi in Italia certi signorini vestali sempre di una religione laica, professata dalle colonne di due giornalucoli di partito che si preparano ad andare al governo. Nella loro chiesa “pecunia non olet”. Purtuttavia, nell’editoriale citato di Hiram è fatta qualche concessione al relativismo e si riconosce come pensiero di base della Libera Muratoria, un relativismo n on assoluto, non estremista. Panaino, di estrazione culturale diversa, affronta il tema avvicinando ad un certo punto del ragionamento il relativismo dell’ecumenismo e revisionismo della religione cattolica, che in sostanza cerca di sopravvivere adattandosi alle continue scoperte della ricerca scientifica ed all’affermazione del pensiero laico. In definitiva nega che il massone possa e debba essere relativista. Entrambi, il Gran Maestro e Panaino non entrano in merito al significato ed al valore del termine relativismo, Riargomenta e regolarizza indirettamente e trasversalmente con ragionamenti di cultura storico- scientifica, mazziniana, massonica, religiosa, una senza controbattere l’accusa specifica come se fosse infamante; rievita addirittura di dire quale interpretazione di relativismo filosofico accettiamo. E vero che le allocuzioni del Gran Maestro e gli articoli du Hiram servono a far riflettere e non devono ideologicamente convincere. Sono come delle tavole presentate ai Massoni di tutte le Logge italiane e non, ma proprio perché provengono da fonte, l’una la più autorevole, ,l’Altra la più accreditata, dovrebbero essere di più esaustive e riassuntive del contributo di più persone. Il Fratello Panaino se lo era ripromesso quindi assunse la direzione scientifica di Hiram nel 2002. A nostro prudentissimo avviso, seppur preciso parere. Non siamo relativisti, versione idealismo di tipo immanentistico, che spiega tutta la realtà nel soggetto pensante, detto anche immanentismo empirico e vitalistico. Questo immanentismo empirico, che si limita inizialmente al soggetto individuale (Berkeley, 1685-1763) nel successivo sviluppo del pensiero filosofico alla fine si risolve nella coscienza universale (fichte 1762-1814), Hegel (1770-1831), Gentile (1875-1955). Il progresso, qualunque sia il sistema di riferimento entro il quale tale nozione acquista senso, è uno degli esiti possibili dell’azione intelligente dell’uomo, e si può e si deve credere nel motivo di una perfezione finale del mondo Il cammino del Massone, graduale, riformatore, evoluzionistico, che non si accanisce con il proselitismo, che non si fa ideologia, che non si fa Chiesa, che non è rivoluzionario. Ma nello stesso tempo il massone aspira ad un’umanità in cui tutti gli uomini possono dirsi massoni, anche se non iniziati, cioè giungere ad una coscienza universale. In questo senso la Massoneria è una scuola filosofica “sui generis”, perché proprio per l’originalità e regolarità della sua natura, fa parte per se stessa. Non si riesce a capire come un direttore “scientOra è cento asnifico” di una rivista possa essere veramente tale se rifiuta di definirsi relativista: la conoscenza e la scienza, come il sapere in generale, sono sempre relativi e l’evoluzione, perfezionamento dell’uomo, stanno a testimoniarlo. Il fratello Panaino chiama in causa i Landmarks, le linee di confine, i paletti, ma di questi n’esistono tantissime collazioni diverse, emanate dalle diverse Grandi Logge, e sono divisi in Landmarks antichi e moderni. Questo solco è segnato dalla pubblicazione della Costituzione di Anderson e Desaguliers (1723), quest’ultimo vero cervello dell’operazione d’inserimento newtoniano, illuminista scientifico e deista, nella Costituzione Massonica inglese. Gli antichi Landmarks, riferendosi soprattutto alla Massoneria operativa, sono orientati verso il teismo e sono in contraddizione con gli enunciati della Costituzione. Lasciamo da parte poi la realtà della vocazione monarchica, religiosa, politica della massoneria inglese, il cui capo è anche il capo dello Stato e il capo della Chiesa d’Inghilterra: “potenza” massonica, potere statale, potere teocratico unito! In verità a questo punto non sappiamo se sia meglio analizzare un po’ più in profondo o glissare, sorvolando ed accennando soltanto la storia della Massoneria inglese, divisa tra ancients e moderns, whigs e tories, prima Gran Loggia d’Inghilterra, poi affiancata dalla Grande Loggia, poi Gran Loggia Unita, oggi divisa in tre Grandi Logge. Come si vede tutto molto relativo a posizioni storiche di coloro che sono ancora deisti o panteisti o teisti, come del resto ammette l’articolista. Il divieto di dibattere dei principi delle diverse religioni nelle Logge era valido allora, nel ‘700, ed è purtroppo ancora oggi valido, non tanto perché relativo ad eventuali pericolose dispute tra posizioni diverse di fratelli “fedeli” al credo di varie religioni monoteistiche storiche. Oggi questo pericolo è scongiurato, paradossalmente per noi italiani, grazie all’ecumenismo della Chiesa Cattolica. Il pericolo vero è sempre la divisione in Massoneria tra deisti, panteisti e teisti, anche se nel 2006 un massone appartenente al G.O.I. dovrebbe ragionevolmente essere panteista perché aperto alla visione del mondo e dell’universo; panteista e deista quando lavora e studia; panteista, deista e teista, quando considera la propria finitezza ed il proprio dovere etico e si rispecchia nell’infinità del G.A.D.U. Tranne naturalmente il massone irriducibilmente creazionista. Ci siamo chiesti perché Dio, il Tutto dei tutti, il Nulla dei nulla, è indicato in Massoneria come Grande Architetto e non come Creatore dell’Universo. Dopo averci pensato a lungo la risposta è che certamente il riferimento al G.A.D.U. è rivolto, nella sua formulazione originaria, ad una scelta lessicale di carattere distico ed illuminista; ma viceversa, la definizione di G.A.D.U. non deve essere vista solo come formulazione ampia comprendente il Dio delle diverse religioni, ma come unità immanente e trascendente: di materia, intelligenza e Spirito, Ente supremo indefinito ma, nello stesso tempo, anche come Persona. Infatti, non possiamo togliere a Dio quello che l’uomo ha di più sacro: la persona etica. Con tutta probabilità bisogna risalire agli archetipi, all’esoterismo della cultura greca ed anche orientale, ovvero alla Tradizione, che è cosa ben diversa dalla costruzione di una teologia: “Tutto ciò che è nel microcosmo è nel macrocosmo”. Il modello umano, cioè il microcosmo, risulta dalla coesistenza di Natura, Anima e Spirito. Anche il G.A.D.U. è tutto questo insieme, ma senza principio e senza fine. Perciò abbiamo fiducia, non fede, che al termine del nostro ciclo di vita, potremo identificarci con questa verità fondamentale di senza principio e senza fine. Ed a proposito di fede è possibile, grazie alla matematica, dimostrare l’esistenza di Dio? Dimostrare no, ma intuire sì. Moltiplicando zero per infinito, ad esempio, si ottiene un prodotto indefinito ma positivo. A questo punto perché non immaginare Dio come il prodotto di zero per infinito? Riusciremmo a capire meglio il Big Bang e, magari, anche le dimensioni dell’Universo. (J.Barrow, 2001. Mondatori “Da zero a infinito, la grande storia del nulla”). Non dimentichiamoci che l’affrancamento dalla soggezione del nostro corpo e dalla necessità di lottare per sopravvivere, di aiutarci con l’intelligenza (Anima) al fine di adattarsi all’ambiente ed alla materia (Corpo), implica un perfezionamento atto a far prevalere in noi la facoltà vitale (Spirito). Riteniamo che sia questa l’immortalità massonica, inerente ai concetti di uomo e di morte. Dio, come ci spiega Spinosa (1632-1677), è causa immanente e non transitiva di tutte le cose che sono in lui, non ha creato, perché tutte le cose sono in lui e nulla esiste al di fuori di lui. In sostanza Dio è la natura stessa e viceversa. Quegli uomini che non sono stupidi atei, essendo dotati di MANAS (anima umana) e non soltanto di KAMA RUPA (anima animale), fanno parte immanente, stabile, definitiva e non transitiva, fugace, della natura e perciò di Dio, il MANAS (coscienza), che l’uomo ha concretato nella sua evoluzione di specie animale e nelle scelte della sua vita, è il mezzo per raggiungere la pienezza di ciò che vogliamo (Blondel 1861-1949), l’Assoluto che oltrepassa la morte. E perciò possiamo passare a conoscere anche la trascendenza. Nel linguaggio di Husserl (1859-1938), l’intenzionalità della coscienza, come rapporto sostanziale con qualcosa che sta al di là, è una situazione di trascendenza. Analogamente per Heidegger (1889-1976), la trascendenza è qualcosa che “appartiene” in proprio all’esistere umano, in quanto movimento verso l’essere: l’essere dell’uomo coincide anche con “l’essere nella trascendenza e come trascendenza”. In sostanza Dio ce lo immaginiamo, oltre che come LOGOS, cioè RAGIONE DIVINA, anche come NATURA, e perciò anche come “PERSONA” perché, come sostengono i filosofi di stampo fichtiano ed hegeliano, a questa attribuiamo anche un carattere sacro, in quanto ché l’uomo ha in sé del divino, e questo concetto di persona si identifica con quello di Io empirico, e alla fine ce lo raffiguriamo anche con aspetto umano: l’immanenza di Dio ha come conseguenza logica che Egli è anche uomo, come noi che a nostra volta tendiamo a farci Dio. “Mutatio mutandis” è ciò che dice il cattolico. J. Danielou (Saggio “Il Cattolicesimo” 1972): “Che Dio sia Dio e l’uomo sia uomo, questo non disturba nessuno. Ma che Dio si sia fatto uomo affinché l’uomo sia fatto Dio, che il VERBO si sia fatto carne affinché la carne sia fatta VERBO, questo è inverosimile a priori. Ma la religiosità non si esprime soltanto attraverso le grandi religioni storiche. La ricerca di Dio è anche un fatto laico, ed uno dei fenomeni più importanti del nostro tempo è l’esistenza di una folla di uomini e donne che non appartengono a nessuna religione senza tuttavia essere atei. C’è un’esperienza religiosa proprio dell’uomo contemporaneo, una dimensione religiosa della civiltà tecnologica. Non si accetta il miracolo nel senso radicale e scandaloso della parola, cioè l’irruzione di Dio uomo nel nostro mondo empirico. Ora è certa una cosa, che Gesù non si è mai presentato semplicemente come un profeta; Gesù ha sempre rivendicato una natura divina. Quest’affermazione in sé è scandalosa. Un uomo che rivendica un’aurtorità divina, deve a priori suscitare il sospetto: può essere solo un visionario o un impostore. E fin qui il Danielou Institut Catholique de Paris). Aggiungiamo che ai tempi di Cristo i matti pericolosi li crocefiggevano, e che è storicamente provato come Davide Lazzaretti (1834-1878), il moderno Gesù Cristo dell’Amiata, persona molto intelligente e concreta nel realizzare quello che predicava, padre di due figli, morto con una palla in fronte per la sua pericolosità, sociale, fosse matto. Lutero, allucinato. Maometto epilettico, ed una quantità di “santi disturbati psichici”. Anche Dino Campana era matto, ma in un periodo di relativo benessere scrisse i Canti Orfici e si potrebbe, continuare con diversi esempi anche nelle arti figurative ed in tanti altri campi artistici. Probabilmente anche noi massoni, che amiamo definirci “artisti”, facitori della nostra vita come un’opera d’arte, alquanto matti lo siamo…o impostori., però sempre relativisti, perché il relativismo è la vera scala di Giacobbe che ci può portare dalla Terra al Cielo, insieme naturalmente alla eticità del nostro comportamento. Rimane sempre in noi il dubbio; le dizioni di SACER MORBUS (Celio aureliano, V° secolo) e di MORBUS ET INSANIA (Cicerone, I° secolo a.C) e i più antichi fenomeni di sciamanesimo hanno qualche fondamento di verità se si riferiscono alla sfera del sacro? In altre parole, la metafisica è un’intrusione mentale? E’ figlia della superstizione e della paura, in qualche modo addirittura una malattia mentale od un imbroglio per tenere sottomessi i popoli? Quando nella storia del pensiero moderno si giunge as attribuire alla conoscenza una funzione determinante nella costituzione della realtà.
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