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I poteri della mente PDF Stampa E-mail
Massoneria - Massoneria
Scritto da Administrator   
domenica 16 marzo 2008

Esiste un legame tra psiche e realtà che non passi per il corpo fisico? Numerose testimonianze asseriscono di sì. Ma chiunque non abbia avuto un’esperienza personale in tal senso tenderà a negare questa possibilità. Negare questa possibilità significa negare la vita. Sappiamo tutti quale sarà la fine di ogni corpo umano, per quanto bello e perfetto possa essere. Non è quindi nostro interesse precluderci soluzioni al processo d’invecchiamento e di morte. Bisogna però dimostrare a noi stessi che queste possibilità esistono realmente e non sono mere fantasie; occorre, cioè, far comprendere a chi non ha mai avuto occasione di sperimentare personalmente che esiste un “ qualcosa” oltre la materia, e successivamente, quando tutti avremo questa base comune, capire come muoversi in questa nuova dimensione, che abbiamo cercato per salvarci dal dolore, dall’impotenza e dalla morte. La Massoneria, anche se purtroppo oggi risente del processo di modernizzazione che investe per motivi imperscrutabili l’intera società umana, vela, nei suoi rituali, verità profonde. Il rituale di ammissione ci parla di morte. Ci impone la morte. Anzitempo, da vivi, ci viene dato di attraversare quest’esperienza, per ritrovarci in un Tempio di spiriti eletti, saggi, dediti a collaborare ad una grande opera di perfezionamento interiore ed esteriore. I nostri interessi, i nostri desideri, le nostre idee muoiono, e solo allora penetriamo nell’Universale ed incontriamo ciò che la vita ci ha sempre negato: il suo Senso, che si chiama Spirito, o Assoluto, e apprendiamo da Lui. Era questa la vera realtà della Massoneria e di altri ordini iniziatici. La Massoneria non era, e non è, la “massoneria” di Licio Gelli. Per i Fratelli che penetrano nel regno dello Spirito e rifuggono dal sacrificio di sè per conquistare tutto, il problema della morte si riproporrà, in modo assai meno simbolico, tra breve, e li coglierà dolorosamente, essendo del tutto impreparati. Peggio per loro. Ciascuno deve essere libero, perfino di sbagliare. Noi però abbiamo il dovere di istruire e di ammonire, cioè di aiutare gli altri e noi stessi a crescere per divenire padroni del problema “Universo” e arrivare a comprendere Dio, l’Uomo Assoluto, il Sè perfetto. Il Sè libero da macchie, e perciò, finalmente, padrone di vita e di morte. Per approfondire il tema dei poteri della mente, che stiamo trattando solo per stimolare ciascuno a verificare e credervi e sperimentare (non certo per triti fini materiali), parleremo ora di dramma. Il dramma è la chiave per penetrare nel mistero. Solo ciò che odiamo o amiamo, o comunque desta un’emozione in noi, ci interessa ed esiste per noi. E ci forma. Questa è un’incontestabile verità psicologica. Analizzando la questione da un punto di vista parapsicologico potremo perciò affermare che il poltergeist, la premonizione, la telepatia, sono tutti fenomeni legati in qualche modo alla sfera dell’emotività. E il dramma e la tragedia sono i canali d’accesso al regno delle emozioni. In tal senso, sono collegati fra loro i rituali magici, le celebrazioni religiose, le sedute spiritiche, i sabba, e il fenomeno per cui si riscontra una maggior frequenza di spontanei fenomeni esp tra persone unite tra loro emotivamente. Emotività e ragione, si sa, si elidono a vicenda. Quando si ama o si odia il pensiero tace, il sentimento ci possiede e ci porta a compiere atti di cui, a mente fredda, non ci saremmo mai creduti capaci. Esistono due modi per iniziare a comprendere quanto siano vere queste parole e scevre da qualsiasi dogma fideistico. Sono entrambi modi che passano per il proprio Sè. Il primo, il più semplice, è di natura passiva. Si può incominciare a valutare in termini diversi da quelli correnti il proprio stato emotivo. Generalmente siamo tranquilli e sereni se tutto ci va bene e se abbiamo quel che vogliamo. La nostra emotività sarebbe quindi il termometro che misura le variazioni che avvengono nell’ambiente esterno. Esistono, però, persone che nonostante un’accettabile situazione reale sono stranamente irrequiete e ansiose. Sono coloro che, come si dice volgarmente, “ soffrono di nervi”. La psicologia ha tentato di risolvere l’inattualità dell’emotività dei nevrotici rispetto alla reale situazione esteriore, e spesso ha verificato che il malato piuttosto che reagire alle contingenze esterne è fissato ad episodi della sua infanzia. Per cui l’emotività, e spesso pure i pensieri del paziente, sarebbero una reazione tanto al suo presente quanto al suo passato. La scienza, però, non ha mai voluto prendere in considerazione l’ipotesi che molti stati emotivi possano essere non solo risposte del soggetto ad eventi passati che pure lo riguardano, ma anche pre-reazioni ad eventi futuri, importanti, che presto dovranno accadere. Eppure, se con umiltà abbandoniamo la visione materialistica della psiche umana, attiva per altro nel disbrigo delle necessità quotidiane, ed iniziamo ad interpretare i nostri stati d’animo come un termometro sia del nostro passato che del nostro presente e futuro, possiamo chiarirci molte cose. Non ci è mai capitato di avvertire un senso di fastidio prima di incontrare e dopo aver incontrato il nostro peggior nemico? O di avere d’un tratto pensieri d’amore e dopo di scorgere una persona particolarmente cara al nostro cuore? Se talvolta ce ne siamo accorti, è il momento buono per iniziare a conoscere più approfonditamente questo ”sesto senso” e a sfruttarlo quale trampolino di lancio per superare lo spietato materialismo che ci separa dal nostro occulto castello spirituale come un fossato preparato alla Morte. Le prime pratiche per scoprire i poteri della psiche sono essenzialmente sempre e soltanto uno spostamento dell’attenzione dalla realtà esterna, regolata da leggi sue proprie e meccanicistiche, alla nostra anima, le cui leggi scopriremo diverse, e che con serenità ed umiltà apprenderemo, senza rinnegare per questo le leggi economiche o quelle biologiche o quelle fisiche. Una volta che la nostra attenzione avrà imparato a sostare sempre più a lungo sui messaggi, molto deboli lo riconosco, che provengono dall’Interno, sarà facile ammettere che l’unico ostacolo tra la fruizione di poteri paranormali e noi consiste nell’estrema difficoltà che abbiamo ad ascoltarci, presi come siamo dalle vicende esterne e dagli ingranaggi materiali della vita, che continuamente ci distraggono. Il Tempio, la Loggia, sono attimi che dovrebbero isolarci da quanto fuori è frastuono, ed aiutarci, nel silenzio, ad ascoltare una Voce: la nostra. Ma non si vive sempre in Loggia, e occorre perciò abituarsi ad essere vicini a noi stessi, alla nostra Anima, anche nel mondo profano, costruirci intorno, cioè, una barriera invisibile, un Atanor magico, che impedisca alle influenze negative e parassite di avvicinarci. Un buon esercizio per contattare Se Stessi, può essere quello di valutare il proprio stato d’animo e vedere la realtà esterna come un suo riflesso, invertendo il normale procedimento logico. Sediamoci in poltrona, prendiamo in mano un giornale e per un attimo, anzichè leggerlo, proviamo a sentirlo “.Può darsi che avvertiremo un senso di nausea e scopriremo poi che un crudele delitto è avvenuto nella nostra città; o, al contrario, proveremo voglia di ridere e scopriremo subito dopo un’interessante vignetta sul Governo che va a passi di Formica sulla vicenda P2. Sono giuochi, modi non stressanti per ricordarci di noi stessi e comprenderci e percepirci a poco a poco quali entità spirituali coscienti, che non hanno bisogno del proprio corpo per sapere, ma che invece utilizzano questo allo stesso modo con cui noi usiamo la nostra mano. Chi mai direbbe: “io sono la mia mano”?! Eppure tutti, in fondo, siamo costretti a dichiarare “io sono il mio corpo”, perchè nessuno ci ha mostrato che forse siamo qualche cosa in più di esso. Ulteriori esercizi, assai semplici, possono essere quelli concernenti la meditazione sulle carte dei Tarocchi, o Arcani. Poniamo le carte tutte dinanzi a noi, mescolate e coperte, e supponiamo di estrarre, senza in questo modo saperlo, l’Arcano della Torre (numero 16). Come è noto, questa carta è allegata ai valori marziani di distruttività, violenza, caduta e indica perciò incidenti, rotture, traumi. Se estratto, dunque, il Tarocco, avvertiamo un moto d’angoscia o nella nostra mente sorge la fantasia che il nostro TV color stia per guastarsi, potremo affermare, in linea generale, di aver afferrato il concetto sotteso alla carta che la nostra percezione di essa era esatta. Dietro a questi banali esperimenti, vi sono dottrine esoteriche e cabalistiche che investono l’intera struttura dell’uomo e dell’universo; ma per ora, rimandiamone l’argomentazione ad un altro momento. Ci basti, dopo che avremo con calma e con pazienza affinato noi stessi, giungere alla conclusione, in sè già fondamentale, che possiamo sentire le cose passate presenti e future senza bisogno del corpo fisico, e che possiamo darcene una grossolana rappresentazione simbolica. Se quest’idea venisse accettata nell’ambito della scienza ufficiale l’intero edificio della psicoanalisi andrebbe ristrutturato. Proviamo intanto a farlo noi, molto semplicemente. Supponiamo che io abbia un inspiegabile terrore dei gatti. inspiegabile, perchè i gatti sono animali dolcissimi se saputi trattare e la chiave per conquistarli consiste solo nella delicatezza. Altrimenti graffiano. ”Da piccolo avevi paura di tua sorella “, direbbe uno psicoanalista dotato di vivace intelligenza. Supponiamo che sia vero. Questo, però, non risolve il mio problema. Non potrebbe, diversamente, la mia reazione ai gatti essere dovuta al modo stesso di essere della mia anima, un modo con cui questa si manifesta a me e mi manda messaggi? in questo caso, ad esempio, potrebbe inviarmi una comunicazione di questa sorta: tu reagisci male ai gatti e a tutto ciò che si presenta molle, carezzevole e femmineo, perchè la tua natura interiore è fortemente mercuriana e dunque aliena da tutto ciò che presenta aspetti lunari. In questo caso, l’apparente nevrosi altro non sarebbe che l’espressione di una ben determinata realtà interiore. La visione esoterica dell’essere umano è illuminante e piena di gioia anche in questi dettagli. Amandosi, accogliendosi, seguendosi, sperimentiamo dimensioni sconosciute in cui potremo crescere come a nuova vita. Vorrei per un attimo soffermarmi sui sogni, e considerarli come Fromm un linguaggio dimenticato e comune a tutti gli uomini, universale. Proviamo per qualche volta a “ guidare” i nostri sogni, ad interrogarli. In fondo non perdiamo tempo mentre si dorme... Come bimbi possiamo giocare con l’altra realtà che sto prospettando ed imparare senza sacrificio ad usarla. Proviamo, prima di dormire, a pensare a qualcosa che noi, per vie razionali, potremo in qualche modo conoscere e anticiparci, ad esempio cosa ci accadrà tra due settimane. Valutiamo, poi, artisticamente e poeticamente il sogno che ne consegue e verifichiamo, due settimane dopo, se quanto di lieto o triste il sogno ci aveva prospettato era vero. Sono tutti piccoli sistemi che - ripeto - servono soltanto a farci prendere coscienza d’una possibilità infinita di sentire e sapere che è latente in ciascuno di noi. Ognuno, poi, se vorrà, potrà ideare i mezzi più confacenti alla propria persona per sviluppare questo nuovo modo d’avvertire la realtà tramite l’anima. Ciò che è più importante, va ancora una volta sottolineato, non è tanto la capacità di intuire la figura di una carta voltata, quanto la scoperta che siamo, oltre al corpo, questa capacità. Ma torniamo un attimo sui nostri passi. All’inizio avevo parlato di due modi per incominciare ad apprendere una diversa visione della realtà. Questo era quello più facile. L’altro è estremamente più difficile, ed esige, perlomeno agli inizi, il rito e il dramma, quali punti d’appoggio per lo scatenarsi dell’emotività sotto forma, di potenza, creatrice, un processo quasi alchemico per il quale la forza emotiva da passiva e ricettiva si fa attiva, e maschile. Supponiamo che io desideri guarire una persona. Desidero mutare la realtà del suo corpo. Ma desidero pure mutare la realtà delle sue emozioni. Da dolore e sconforto voglio che provi vitalità, in sincronia con un corpo sano. Devo dunque occuparmi intensamente del fattore vitalità in tutte quante le sue manifestazioni. Pensarci, rappresentarmela, correre, cantare, saltare, sentirla come ritmo, come pulsare di cuori e di tamburi, come cascata di acqua cristallina o il galoppare di cavalli selvaggi e gioiosi. Per aiutarmi devo progettare un rito per immergermi nel concetto di vita, fino ad essere la Vita. Quando io sarò la Vita e non sarò più un piccolo ego incarnato, potrò allora con tale potenza volere la guarigione di quella persona, potrò immaginarla sana, potrò con Autorità dire: “ ecco, ti ridò la vita”. E la persona incontrerà i1 metodo giusto o, meglio ancora, il suo organismo reagirà internamente da se stesso, procedendo sempre più a un miglioramento. Per valutare attraverso la chiaroveggenza la realtà esterna, io devo aumentare le mie emozioni e le mie fantasie e lasciare che le energie esteriori imprimano in me, e suscitino in me, deboli reazioni. Per mutare la realtà esterna devo divenire più potente di essa, devo, cioè, tramite il dramma rituale, caricarmi d’energie e sensazioni e scatenarle nel modo più opportuno, indirizzandole verso il bersaglio come la freccia di un Dio. Se voglio la vita di qualcuno, devo essere io per primo sprizzante di vita, con le vene gonfie di sangue pulsante ed ebbro come un Bacco nella mia anima; a questo punto, e solo allora, potrò trasmettere, mediante un legame magico, queste energie sottili alla persona interessata. Da solo, però, può darsi che non riesca a creare sufficiente intensità. E’ per questo che le più efficaci operazioni magiche abbisognano di più partecipanti. Potrebbe il sangue di san Gennaro sciogliersi in una chiesa deserta o piena di gelidi scienziati interessati al fenomeno? Soltanto un Eggregore armonizzato d’anime esperte e pure può scatenare gli ignoti meccanismi per cui l’io di ciascun uomo si fonde nel sentimento con quello degli altri, formando un’unica entità potente volta verso un’unica e ben precisa direzione, quella da tutti voluta. Anche queste, però, sono cose che vanno sperimentate. Provi ciascuno inizialmente secondo gli esercizi consigliati e analizzi i piccoli risultati che otterrà. In una delle belle serate d’estate che verranno se ci sarà un istante in cui ci sentiamo veramente in pace con l’universo, lasciamoci riempire da questo sentimento, e quando ci saremo persi in esso, annegati, proviamo ad immaginare d’un tratto che quella coppia di sposi novelli che spesso bisticcia nell’appartamento vicino abbia ritrovato la sua pace. Diveniamo un Potere, un’Emanazione e creiamo divinamente attraverso il solo pensiero, constatando poi se dal mondo eterno delle idee per caso non ci siano ripercussioni sulla realtà.Aspettiamo qualche giorno e osserviamo se ci sono oppure no nuovi bisticci, oppure se sono semplicemente diminuiti.Certo, si possono anche tentare opere di odio e di distruzione. Anzi, consiglio di farlo. Può darsi che l’esperienze negative, soprattutto di ordine psicologico, che ne seguiranno, insegnino che certi tipi di potere della mente, da me così semplicemente descritti, nel momento in cui entrano in conflitto con volontà infinitamente più potenti di quelle dell’uomo o del sacerdote o del mago, o con le Leggi Spirituali, ancora per noi imperscrutabili, si rivelino estremamente pericolosi per chi ne abusa, ritorcendosi sul mandante come un terribile boomerang karmico. Fa’ agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te stesso è la prima regola cui bisogna attenersi quando si intraprende ogni esperimento di questo tipo, regola non solo tecnica, ma innanzitutto morale. Quindi attenzione e buon lavoro a tutti.

Aurelio Palmieri

Ultimo aggiornamento ( lunedì 17 marzo 2008 )
 
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