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Scritto da Administrator   
martedì 29 luglio 2008
Sulla Morte

Di J.M.Kremmerz

Ogni volta che dopo una morte fisica l’anima emigra verso un altro mondo, abbandona alla terra un cadavere visibile e un cadavere invisibile all’atmosfera occulta del pianeta. Quest’ultimo è il corpo astrale che si dissolve lentamente.

→ L’anima allora, trasferita in un altro soggiorno, si riveste di un nuovo avvolgimento appropriato alle condizioni iper-fisiche del medio ambiente nuovo che la riceve. Ed è ancora la facoltà plastica, intimamente legata ad una parte della potenza volitiva della specie, dall’altra alla propria natura individuale della psiche, che elabora ed adatta all’anima peregrina tale corpo astrale di ricambio, più denso o più epurato, ma sempre in proporzione della sideralità ambiente.

→ Le anime ispirano ai genitori lo stesso ardore da cui sono invase, per permettere a loro di aprire la porta.

→ Ad ogni essere organizzato la morte è la rottura del legame simpatico delle vite. Per l’essere è la liberazione dell’anima e del corpo astrale dall’organismo che li riteneva prigionieri.

→ E’ la vittoria dell’individualismo molecolare sullo stato d'unitarismo collettivo al quale concorrevano questi elementi fino allora associati.

→ Quando l’anima reale, sede della vera personalità, raggiunge l’antichione o terra spirituale, rigettati i resti impuri della sua falsa personalità, nell’atmosfera del pianeta resta l’ombra, o la spoglia. astrale eliminata, in preda alla disintegrazione lenta e progressiva, perché lo scettro fosforescente della vitalità inferiore, quello che non si al¬lontana mai dal suo cadavere di carne, si è già disciolto con esso cadavere.

→ Venendo a cedere il legame centralizzatore fra gli atomi che esso teneva raggruppati. si dichiara l’anarchia.
A morte consumata: l’anima. (tripla e quadrupla) è partita, è altrove.

→ Il corpo astrale, questo freno aggregativo del triplo e quadruplo dinamismo vitale, nei suoi rapporti con l’organismo materiale, o agglome¬rato di cellule viventi ciascuna di una scintilla di vita per riflesso, il corpo astrale è esalato, è altrove.

→ Resta il corpo fisico. Le cellule che lo costituiscono sono tante piccole bottiglie di Leyda che hanno immagazzinato del fluido biologico rìflesso (fluido nutritore delle cellule). Questa vitalità delle cellule, passiva, forma con l’addizione dei suoi atomi, una fosforescenza occulta inseparabile dal corpo fisico vivente. La vitalità cellulare, statica e passiva non si de-materializza mai finchè la forma astrale è soggetta a de-materializzarsi, cioè sotto certe condizioni, può sortire dal suo inviluppo materiale.

→ I fermenti speciali di putrefazione attraverso il gioco delle affinità chimiche degli atomi disgregano le cellule organiche, mettendo in libertà la forza fluidica passiva ch’esse ritenevano ancora e che presto confluisce al serbatoio occulto della vitalità terrestre. E’ la restituzio¬ne all’orbe planetario di tutti i materiali che l’invisibile architetto gli aveva prestato per la sua opera di edificazione corporale.

→ Il corpo fisico, simile a uno scafandro, garantisce l’uomo dagli attacchi di quest’oceano collettivo, anima movente del vivente cosmo (anima inferiore, e istintiva) e tumultuoso serbatoio degli esseri di ogni specie nell’intervallo delle loro successive esistenze.

→ Le anime però, fra un’incarnazione materiale e l’altra, non sono portate alla deriva da queste onde ignee e torrenziali senza tregua, ma in “astri eterei” che Platone, nel Fedone, chiama Antichione o terra spirituale, soggiorno della vita agato-fluidica ove le anime vittoriose della 2a morte attendono, rivestite di un corpo più sottile, la prova di una futura reincarnazione, giacchè la maggior parte delle Psiche non sono abbastanza pure per guadagnare direttamente il Sole, questo felice soggiorno delle anime glorificate, salve definitivamente dal riflusso delle generazioni.
I più violenti risucchi di un liquido in preda a degli impulsi contrari, danno l’idea della tempesta astrale con le sue correnti e i suoi turbini, generata dal formidabile antagonismo fra Horeb (forza astringente) e Jonah (forza espansiva).

→ E’ agevole pensare all’impressione di vertigine e di spavento dell’anima, stordita dal suo crudele divorzio con la materia, quando vuol prendere il suo slancio. E il suo primo moto è quello di reintegrare il nido protettore abbandonato. Ma non vi e rimedio.

→ Il divorzio fra l’uomo psichico che sopravvive e l’uomo materiale che muore e si decompone, coincide con l’arresto delle funzioni vitali, Ma la cessazione di queste non è sempre istantanea e decisiva. .L’esodo animico e astrale non è immediato.

→ Poiché lo spirito puro è di essenza divina, universale, mentre la forma materiale si riduce a un aggregato di molecole viventi raggruppate sotto il patronato del doppio eterico, né l’uno né l’altra ci appartengono.

→ Da un lato è la luce celeste che si riflette in noi, dall’altra un semplice prestito che facciamo al pianeta e che alla morte gli restituiamo sino all’ultimo atomo. Restano l’anima e il corpo astrale che costituiscono quaggiù la sostanza individuale dell’uomo. Si può ancora aggiungere che il corpo astrale è un prestito al medio fluidico ambiente (quest’anima inferiore del pianeta) e che gli sarà restituito progressivamente dopo aver – a seguito del suo divorzio con l’anima individuale – goduto un tempo più o meno lungo di vago riflesso di vita e di un’apparenza fittizia di personalità.

→ La falsa personalità è la sostanza di super-fetazione, di acquisizione eventuale; un’assimilazione pseudo-psichica, ambigua e suscettibile di fondersi con l’anima, temporaneamente, è vero, ma tuttavia in modo assai intimo perché – fintantoché dura la prova terrestre – diventa difficile, se non radicalmente impossibile allo psicologo più accorto, di distinguere l’una dall’altra.

→ La morte sopravvenuta è l’implacabile artigiana di una separazione violenta fra i due. L’ineluttabile divorzio fra la personalità vera, l’anima, insepara¬bile dalla sua facoltà plastica efficiente, e la falsa personalità di cui il corpo astrale costituisce la base pseudo-psichica, o la mole effimera, è il giudizio delle scritture, l’agonia della seconda morte, la dolorosa prova più o meno lunga e difficile; è il buon grano separato dal loglio che si vede disperso ai quattro venti.

→ Questa pseudo-personalità si è,formata nella matrice del serpente astrale come una concrezione calcarea in una bottiglia per strati infinitesimali, o come un deposito limaccioso in un serbatoio. Goccia a goccia il torbido vino dell’esistenza fisica ha depositato il suo sedimento nel fondo del vaso. Ora è il gran lavaggio.

→ Al tribunale dell’anima collettiva, l’anima individuale si giudica da se stessa, confessando le folli illusioni, l’ebbrezza delle fantasma¬goriche menzogne ove la sua vanità si è compiaciuta nel corso della terrestre prova.

→ E’ la confessione dell’abisso. Ultima confessione in cui l’anima (costitutiva della vera personalità) si libera una ad una di quelle molecole eterogenee e peccanti il cui accumulo nella forma astrale ha generato la personalità falsa, parassitaria, incapace di sopravvivere al corpo materiale e che deve risolversi con esso.

→ Ecco la restituzione alla sostanza universale di tutto ciò che le rimaneva dovuta. L’anima, ternaria e quaternaria, evolve attraverso i mondi senza rigettare che le scorze materiali e fluidiche delle sue esistenze successive e imperfette di meno in meno; ma essa epura progressivamente i suoi elementi costitutivi e si sublima mano a mano.

→ L’istinto diverrà intuizione, la psiche amore, l’intelligenza spiritualità. Tutte le facoltà secondarie si trasmuteranno in modo analogo, parallelamente alle prin¬cipali. L’espulsione di queste larve, sostanze pseudo-animiche, generate giornalmente all’impura carezza della materia, nel diletto dei sensi bestializzati e nel cattivo uso del libero volere. Finché il corpo astrale, gravato dalla sua falsa sostanza psichica, pesa sull’anima vivente - questa prigioniera del cadavere – tormentata dall’orrore.della sua crescente decomposizione, si spossa in sterili sforzi per liberarsi da questi odiosi resti, ormai inerti e ribelli alle ingiunzioni del volere.

→ Il suppplizio dura tutto il tempo richiesto per l’eliminazione lenta e consecutiva delle numerose forme lemuriane la cui effimera fusione col peri-spirito da una parte, con l’anima vera dall’altra, aveva modificata quest’ultima, duplicando la personalità reale di personalità falsa.
Ecco una prima sanzione dell’esistenza terrestre, diritta o perversa, spirituale o bestiale. Il numero e la tenacia delle larve da estrarre è in ragione diretta della misura in cui l’anima si è incanagliata nel vizio e nelle menzogne.
Per i probi, invece, la confessione si riduce al minimo di prova, perché anche se si fossero ingannati, i loro sedimenti d’illusione si stacca¬no senza pena, perché essi non aspirano che alla verità e sono pronti a ripudiare tutto ciò che la non è.

→ Non è così per gli uomini dagl’ignobili istinti. Per essi, vizi e errori sono divenuti una seconda natura e col rinunziarvi, crederebbero di rinunziare a se stessi.

→ Questo destino non incombe sulle anime purificate sino da quaggiù. Ma la maggior parte degli uomini muore presa da qualche vizio. Il genere di ostacoli è lo stesso per tutti, ma ciò che alle anime imperfette sembra un passo difficile e penoso da superare, diviene uno spaventoso supplizio per le anime viziose, criminali e deliberatamente cattive.
Luna: sentinella del puro etere, non permette che alcunché di soz¬zura se ne accosti. Essa dispensa quaggiù l’influsso di Hereh l’agente costrittivo che oppone il suo veto centripeto all’uscita di tutte le anime ancora impregnate di terrestri macule.

→ Il cono d’ombra secondo i casi, è il vero inferno e il purgatorio. Le anime, prigioniere del corpo astrale e della loro atmosfera fluidica, vi soffrono martiri, in preda all’assalto delle larve dolorosamente espulse dal cadavere e che, avendo eletto domicilio nel limbo, cercano di prolungare la loro esistenza divorando Psiche tutta viva;

→ Questa deve dissolvere i coagulati l’uno dietro all’altro con la forza della volontà, ripudiando i vizi di cui essi sono a un tempo i fantasmi e i simboli.

→ La seconda morte si consuma: Psiche spoglia la sua forma astrale, la cui sostanza imprestata o assimilata all’atmosfera occulta del pia¬neta, deve far ritorno ad esso fino all’ultimo atomo.

→ Il corpo astrale preesiste in verità alla concezione del feto; ma nel suo lavoro di edificazione organica s’incorpora alla materia in modo così intimo che la sua propria sostanza eterea si trasmuta profondamente e acquisisce la qualità terrestre; perciò il corpo astrale non potrà più ormai affrancarsi dall’attrazione psichica di questa orbe.

→ E’ certo che il corpo fisico a venire non esiste in potenza, immediata nell’anima ma nel corpo astrale. Quest’ultimo non esisterebbe che allo stato potenziale dell’anima (diciamo nella facoltà plastica di appropriazione).

→ La luna con la sua influenza spoglia, in effetti, l’anima del suo corpo astrale, ma questi serba ancora nella sua facoltà plastica le stigmate ripercussive delle sozzure contratte durante l’esistenza terrena

→ Così, dopo un felice soggiorno sul pianeta etereo, l’anima semplicemente modificata subirà una nuova prova reincarnandosi in condizioni migliori.

→ Solo con la purificazione la facoltà plastica assolutamente detersa da ogni macula interiore (prova del fuoco), l’anima non offrirà più alcuna presa al torrente delle generazioni, ma nella cittadella solare farà parte della comunione universale degli eletti. Nel sole vi è la purificazione col fuoco e con l’amore(Virtù essenziale del Cristo).

→ L’azione selenica non si manifesta esclusivamente nei margini del cono d’ombra, ma si fa sentire su i morti prima che vi siano arrivati. (Quando la morte colpisce l’uomo durante la notte, l’azione selenica si dispiega sul cadavere con un’intensità più grande; e se l’anima perviene a spezzare la sua catena prima della levata del Sole, essa è prontamente resa “al campo di Proserpina” ove l’attende la seconda morte).

→ E’ alla Luna, dispensatrice Hereh, che è dovuto il sequestro dell’anima nel cadavere, finché essa non abbia eliminato successivamente 1e molecole eterogenee sulle quali l’astro anche di giorno, ha la sua presa; perché esso esercita il suo peso su ogni sostanza pseudo-psichica, coagulazione degli spessi fluidi dell’astralità terrestre.

→ E ancora al 2° atto del dramma della postuma agonia, quando l’essere de-materializzato rimane assoggettato al cadavere attraverso una catena di umiliante solidarietà, è l’influenza lunare che prolunga questa costrizione. La luna dardeggia, in una parola, la potenza astringente e legatrice delle forme astrali sul piano materiale, all’inverso del sole, agente liberatore, poi attrattivo delle essenze spirituali al regno del puro etere.

→ Il mago in fase bilocativa (proiezione del doppio corporale) può chiamare a sé la forza nervosa del suo organismo a mezzo del veicolo della catena che resta dall’uno all’altro, mentre che l’anima in pena, la quale ha esaurito le sue riserve dinamiche nel corso della doppia agonia che subisce (terrestre e postuma) non può contare che su altri per rinnovellare la provvigione di forze disponibili che gli sono indispensabili per uscire vittoriosa dalle prove del suo purgatorio

→ Il più spesso su questa terra noi non conosciamo di un uomo che la sua falsa personalità, quella di cui egli si spoglierà al momento della morte e della seconda morte e che è votata a dissolversi più o meno presto, congiuntamente o parallelamente al corpo astrale, peribile anch’esso. L’entità vera ci sfugge totalmente.

→ Ciò che ci colpisce ogni istante, nell’immensa maggioranza degli uomini è la manifestazione dello spirito come una sorta di andatura esteriore; cioè la disinvoltura o la timidezza, la maniera di essere, di esprimersi, di contenersi, a queste aggiungetevi le minuzie del carattere, il buono o il cattivo umore, le piccole manie, le pittoresche o ridicole debolezze, in fin dei conti tutte quelle caratteristiche la cui somma costituiscono un insieme che ci rappresenta “il signor Tale”. Ecco ciò che costituisce la personalità terrestre.

→ Ebbene, tutte queste cose caratteristiche ai nostri occhi di un essere che noi stimiamo conosciuto solo per il fatto che le abbiamo notate, queste cose - mercanzia proibita del bagaglio immortale – non oltrepasseranno la seconda atmosfera del pianeta di cui sono i prodotti.

→ Tali cose resteranno, è vero, il proprio della persona defunta, ma una volta resa libera la reale entità dai suoi impedimenti e sublimata verso un nuovo modo di esistere, tutte queste caratteristiche – insepatabili dalla falsa sostanza animica – resteranno prigioniere dell’Astrale terrestre.

→ Tutti gli esseri che sono vissuti sulla terra in stretta intimità s’incontreranno sull’antichione senza riconoscersi affatto, perché i tratti di somiglianza saranno spariti con la memoria di ciò che non aveva sede o nell’intelletto puro o nei sentimenti più nobili dell’anima. Solo quelli che quaggiù si sono manifestati l’uno all’altro con i sublimi attributi dell’intelligenza e del cuore, e sono rari, potranno riconoscersi: ricompensa dei più puri adelfati intellettuali, delle affezioni altamente disinteressate, delle devozioni assolute, dei bei e santi amori, perché l’amore è più potente della morte.

→ All’anima si restringe la personalità vera ed il corpo astrale serve di avvolgimento alla falsa personalità.

→ Le molecole eterogenee accumulate nella forma astrale sono le “appendici dell’anima” o “gli spiriti impuri” o “demoniaci” o “larve” generate giorno per giorno all’impura carezza della materia, nel diletto dei sensi imbestialiti o nel cattivo uso del libero arbitrio, coagulati animici che si dissolvono a mezzo della forza di volontà (fantasmi e simboli dei vivi).

→ L’anima è ternaria e quaternaria ed evolve attraverso i mondi rigettando solo le scorze materiali e fluidiche delle sue esistenze successive e sempre meno imperfette.

→ Vi sono uomini che hanno condotto senza malizia la loro vita sospetta, altri che si sono incaparbiti nella soddisfazione di ignobili istinti, ma i più muoiono macchiati di qualche vizio o difetto o errore, rarissimi quelli invece il cui specchio psichico non è stato reso opaco dal fango della materia (gli interamente purificati)

→ Rotta la catena magnetica che la lega al corpo (legame simpatico), attraversata la tempesta fluidica (le onde dello Stige) ed abbandonato il Tartaro, avvolta nel suo nimbo vittorioso (la barca di Caronte) – cioè liberato dai vampiri o dalle larve e dai lemuri – Caronte come una freccia la passa oltre nel campo di Proserpina ove qui convengono tutte le anime insufficentemente purificate, che non hanno completamente spogliata, (insieme al nimbo), la propria forma astrale.

→ Questo campo è il Cono d’Ombra di Eoste, la Luna, dispensatrice della luce negativa, o dell’influsso di Hereb (Erebo) la quale trattiene prigioniera nel suo abisso sub-lunare ogni anima non ancora spoglia del suo corpo astrale contaminato.

→ Solo quando il corpo astrale è disintegrato si ha la liberazione della Psiche, dapprima prigioniera nel cono d’ombra o nei settori della penombra.

→ La comunione con la cittadella solare delle anime glorificate non è interdetta che agli uomini la cui personalità, limitata alle regioni inferiori della Psiche passionale ed istintiva, deve per conseguenza dissolversi alla morte.
Vi sono degli uomini che dominano la carne da molto alto, per mantenersi coscienti ed attivi nella
→ regione spirituale del loro essere: questi possono unire relazioni con le anime vittoriose sulla 2a morte.

→ Vi è una dissimiglianza profonda tra il neonato ed il neomorto; l’anima del primo è per così dire una pagina bianca, (le sue strutture karmiche come fossero tracciate con l’inchiostro simpatico non si svilupperanno che più tardi nel campo temporale) mentre l’altro ha bisogno della sua coscienza e della sua volontà terrestre per sostenere la prova che lo attende.

→ Consumata la 2a morte, spogliato il corpo astrale come una tunica a brandelli prima di giungere al Campo di Proserpina, l’essere umano perderà conoscenza nelle acque del Lete.
L’aiuto efficace al moribondo deve venire quindi di quaggiù, affinché egli possa rompere la catena fluidica.

→ Di gran soccorso sono pertanto all’agonizzante, come al defunto, le preghiere, le cerimonie religiose funebri ed ancora di più il dolore ed i pianti dei parenti che incosciamente, come da una ferita in tale stato di anime, perdono largamente del loro fluido nervoso di cui l’agonizzante, o il defunto, si abbevera e tale soccorso giunge a lui per simpatia, mentre in altri casi sarebbe captata da altri esseri (lemuri, elementali) giacché la vita non è espansa senza destinazione naturale e per lo meno senza immediato impiego.

→ Liturgia occulta e magia sono la stessa cosa.
Gli affezionati parenti, devoti al defunto, servono da elementi negativi alla catena magica, mentre il più evoluto fra essi funge da positivo che tende al morto un insieme di fluidi e di volontà unite sotto forma di forza nervosa.

Ultimo aggiornamento ( martedì 29 luglio 2008 )
 
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